martedì 11 marzo 2014

get smart (drug)


Siamo così male abituati che ci viene facile gridare al miracolo: qualcuno ci ha creduto anche nel ’94, quando si presentò in tv un imbonitore con la calza davanti, i libri finti dietro, i capelli finti sopra. Ma non divaghiamo: avevo alte aspettative su Smetto quando voglio e, intendiamoci, mi è piaciuto, ma esageruma nen. Per essere un’opera prima, quella di Sydney Sibilia funziona molto bene, e parte da un’idea intelligente e azzeccata: un gruppo di ricercatori universitari, costretti a fare lavori più che ingrati, decide di mettere in campo le proprie competenze scientifiche per fabbricare e spacciare una nuova droga. Fotografato con colori che definire saturi è un eufemismo, questa sorta di versione lisergica de La banda degli onesti racconta col giusto sarcasmo molto poco politically correct lo squallore di certi ambienti universitari nonché la “nuova” presenza degli stranieri nel nostro Paese, barcamenandosi con agilità sul sottile confine tra caratterizzazione e macchietta, provocazione e razzismo. E alcune sequenze fanno davvero piegare in due dalle risate, come il colloquio di lavoro di Pietro Sermonti dallo sfasciacarrozze o tutta la geniale scena della rapina. Il gruppo di attori sembra sguazzare felice in questa operazione, da Leo a Fresi, da Calabresi a De Rienzo, anche se i miei preferiti sono Valerio Aprea e Lorenzo Lavia che litigano in latino e a cui spesso sono affidate le battute migliori. Fa eccezione Valeria Solarino, che qui proprio non mi ha convinto, e questo è molto triste.

10 commenti:

  1. Sono d'accordo, caruccio per essere di un esordiente, ma non gridiamo al capolavoro, che non esiste. La Solarino è stata messa lì perché un film tutto di maschi fa brutto, poi ti chiedono "eh, neanche una donna?" così tu la metti e non ci azzecca per nulla, ma pazienza. :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. sì ma mi dispiace perché sai che a me la Solarino piace in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi...

      Elimina
    2. Minchia, se sento citare un'altra volta 'sta canzone di mmmerda vengo lì nell'iperpazio o nellablogosfera o dovemichiasiete e vi stermino.

      Elimina
    3. credo sia l'antiterra. e prendici se ce la fai... peppepeppepeppé

      Elimina
    4. Ah, non so se sia l'antiterra, ma di sicuro l'antibuonigustimusicali senza dubbio! :-D

      Elimina
  2. Capolavoro no, ma un gran bel respiro nel genere commedia italiano che abbonda di luoghi comuni triti e ritriti. La Solarino non ha convinto troppo nemmeno me, fin troppo impostata rispetto al resto del cast più scanzonato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. sì, davvero, è un po' ingessata. che peccato

      Elimina
  3. dai dai, capolavoro no, ma rispetto alla media delle commedie italiane, direi quasi miracolo :-D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. assolutamente d'accordo con te, è che a leggere certe recensioni i paroloni volano leggeri leggeri...

      Elimina
  4. Divertentissimo, un esordio davvero promettente!
    Concordo sulla scarsa (in tutti i sensi) presenza femminile :P

    RispondiElimina