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giovedì 2 luglio 2015

spoon river (ci stiamo invecchiando ragazzi)


Patrick Macnee, più inglese di qualsiasi 007, micidiale con la sua bombetta e il suo ombrello, quando i Vendicatori del fumetto si chiamavano Vendicatori e se dicevi The avengers parlavi di Agente speciale. Paolo Piffarerio, genio di tanto Carosello, mito nella realizzazione di Fouché, ma soprattutto colui che raccolse la pesante eredità di Magnus regalando un centinaio di meravigliosi Alan Ford alla mia infanzia. Laura Antonelli, sola, deturpata, abusata: altri ne hanno fatto un monumento per dimenticare un po’ più in fretta (cit.). Dick Van Patten, che a parte Colombo e Dallas credo abbia partecipato a qualsiasi altro telefilm dei suoi tempi. Sergio Sollima, padre e forse vittima del successo del Sandokan televisivo. Remo Remotti, Freud del più geniale e incompreso film di Nanni Moretti, ma soprattutto stralunato poeta che se ne voleva andare da quella Roma incazzata, puttanona, borghese, fascistoide che tanto somiglia all’Italia.

giovedì 23 aprile 2015

e dantès accese quasi la tv (ché poi sennò vi preoccupate)


È un periodo di lavoro matto e disperatissimo. Almeno fino alla prossima settimana, quando il lavoro ci sarà, ma sarò io a gestirmelo quasi interamente. E la cosa suona diversa, quasi come fosse musica. Un po’ sperimentale. Pensate a Frank Zappa: avete presente uno di quei brani apparentemente wtf ma sapeste cosa c’è dietro? Ecco. Per il momento, poco cinema. In compenso, tanti telefilm arretrati. Mi sono sparato in pochi giorni 1992 e Gomorra. Chapeau. Chapeau per Gomorra, soprattutto. L’episodio sette è da programmare nelle scuole: il più completo, il più complesso, il più vicino all’opera di Saviano. Da programmare nelle scuole come 1992. Che qua e là pecca di ingenuità ma che vanta un cast perfetto (Tea Falco? uh che palle, ma i fattoni milanesi li avete mai sentiti?) e ricostruisce un come eravamo/come siamo diventati che, scevro di caricature, al momento non ha eguali. Martedì ho provato a mettere su Blackhat. A parte i sottotitoli, che ho trovato male tradotti in inglese dal russo (non chiedetemi come lo so, lo so), dopo tre quarti d’ora mi sono annoiato. Ma trattasi di Michael Mann, tornerò all’attacco sperando di sbagliarmi. Solo che, staccando da Michael Mann ho acceso quel coso col tubo catodico (eh, sono antico, che volete fare) e ci ho trovato Squadra mobile, spin off di Distretto di polizia. E Distretto di polizia è stata una delle mie passioni, almeno finché non hanno deciso di ammorbidire i toni e risparmiare sugli attori. Per questa serie hanno puntato su personaggi tridimensionali, perlopiù interpretati da attori veri. Peccato che la messa in scena e i dialoghi, signora mia, siano da tv per pensionati. Pensionati italiani, quindi molto vecchi. Non bastano le parolacce se i superpoliziotti con superproblemi poi si muovono in situazioni da Un medico in famiglia. Così sono tornato al computer e ho ripreso il mio ammmore Dexter. Ormonalissimo Dexter seconda serie. Il che vuol dire che il primo che fa spoiler non lo faccio più amico. Si sappia.

martedì 12 agosto 2014

(brutti) risvegli


Ho una confessione da fare: da bambino non perdevo una puntata di Happy days. Mi piaceva proprio. Ed era un rito. Sette e venti (orario d’altri tempi, quando la pubblicità non (ir)rompeva ovunque), prima del telegiornale. La sera in cui Richie sognò Mork me la ricordo ancora, perché mi chiesi che stronzata fosse. Non lo dissi, ché all’epoca ero un bambino educato, ma lo pensai. Poi, poco tempo dopo, più o meno alla stessa ora ma sul secondo canale (come di che? della rai…), quell’essere strano riapparve, stavolta in una serie tutta sua, Mork e Mindy. E io lo adorai praticamente da subito. Beh, insomma questo fu il modo in cui buona parte della mia generazione ha conosciuto Robin Williams. Cosa sia successo ieri non si sa ancora, e anche se si sapesse con certezza mi sembrerebbe inutile o di cattivo gusto parlarne. Però ci sono due frasi dell’uomo Williams, non una delle sue mille facce sul grande schermo, che mi sono sempre piaciute. Una, che è forse la più famosa e riguarda la sua disintossicazione dopo la morte dell’amico John Belushi, dice «La cocaina è il modo che usa Dio per dirti che stai facendo troppi soldi». L’altra, di una serenità che oggi fa l’effetto di un graffio sulla lavagna, è «La morte è il modo in cui la natura ti dice: il tuo tavolo è pronto».

giovedì 10 luglio 2014

è qui che ci sono le donne nude?


Torno su Giorgio Faletti perché, come si dice, a pensar male si fa peccato ma si indovina. In questi giorni il corriere.it mette on line un'intervista inedita (e sottolinea "inedita") al comico-scrittore-cantante ecc... Qualche mese fa era un periodo, per chi non lo ricordasse, in cui, con la scusa del revival anni Ottanta, il Corrierone (?) cercava di far dire ai comici di Drive In quanto fosse greve (?) e sessista (?) quella esibizione di tette e di culi. All'epoca. Vabbè, ci siamo capiti: redazione di segaioli di mezz'età senza neanche la scusa dell'estate. Ecco, Faletti (a parte il momento di smemoratezza sul nome del geniale Enzo Trapani) se ne uscì con una signora disamina. Senza abboccare, e senza fare gnanca un plissé. Da ascoltare. Chissà com'è che non è mai andata on line prima...

venerdì 4 luglio 2014

porchilmondo


E insomma dispiace un bel po’. Perché a me Giorgio Faletti ha sempre divertito proprio tanto. Vito Catozzo in primis, ma anche il testimone di Bagnacavallo e il mattomattomatto col suo giumbotto. Per non parlare di Franco Tamburino all’interno di quello strano miracolo tv che fu Emilio. Poi l'ho scoperto come autore di canzoni. No, non le canzoncine sceme (per quanto «Le donne vanno e vengono lungo il viavai del porto…» sia un delizioso e brevissimo flash comico), non la retorica di Signor tenente, ma quella piccola perla d'album che è Il dito e la luna cantato e suonato da Angelo Branduardi. Al cinema, curiosamente, ha credo sempre fatto lo stronzo, ma niente di memorabile. Si piaceva, e probabilmente aveva un ego di discrete dimensioni: e questo gli italiani non lo perdonano a nessuno, tranne a se stessi e forse ai calciatori. I romanzi non li conosco: le persone più diverse me ne hanno detto tutto il meglio e tutto il peggio. Però Io uccido sta nel mio kindle da mò, tanto che adesso sembra quasi brutto infilarcisi, così.

mercoledì 18 aprile 2012

quella gente là


Mi stanno a un metro. Pausa pranzo con fedi che ruotano nervose sulle dita, racconti di tv della sera prima, preannuncio di maalox post pizza. Età: più o meno la mia, temo. La più giovane spiega di un programma in cui si narrano fantastiche “storie vere” tipo quella di un pesce pescato e finito direttamente nella bocca della stupefatta e inesperta pescatrice, o quella del tizio che ce l’aveva piccolo, si è legato una salsiccia alla gamba con un laccio emostatico ed è morto perché non gli circolava più il sangue. Ma il peggio addavenì. Da uno dei tanti tv appesi alla parete parte in sottofondo l’ultima lagna di Antonacci. «Ah, è quello con la figlia di Celentano, quella un po’…» tergiversa. Vorrei aiutarla: un po’ calva? un po’ alta? un po’ gnocca? un po’ melafareisubito? Decide di tacere e fa una cosa che non vedevo da almeno vent’anni: piega la testa di lato, leggermente, un paio di volte. Avrei trovato meno volgare se avesse detto «frocia».

martedì 21 febbraio 2012

legalizzatela


(dedicato al mio amore che, leggendo il titolo, ha capito di cosa avrei parlato)

Nel mio lungo weekend cinematografico c'è stata un'inquietudine costante. Anche, direi soprattutto, prima di Shame. Ché è un bell'ossimoro far vedere quello spot osceno prima del film di McQueen: quello del tizio sfigato che all'orgetta con le quattro sfigate (buttale via) preferisce le scommesse su internet. Uno spot di cui mi dicono ci sia una variante radiofonica. E forse anche tv. Se vedessi la tv. Invece guardo il tubo. Che mi fa ascoltare le canzoni di Sanremo (sono ancora troppo indietro per farmi un'idea, ma schifo quasi tutto, canticchio Noemi e mi diverte quel genietto di Bersani), e che mi mostra le farfalline. Dici: che c'entra la fica con le scommesse? C'entra. Anzi, ti dirò, non l'avrei mai detto ma sto con Belen. Non in senso biblico ché, giuro, quella donna non mi piace. Però sto dalla sua parte. Sto dalla parte di una che si è già dovuta sorbire le peggio cose per quel famoso video girato in filesharing. Bene, bravi, tutti a fare battute: vorrei vedere voi se domani moglie suocera e capufficio vi vedessero diciassettenni a spararvi seghe sul catalogo postalmarket (perché quello facevate a 17 anni, pochi cazzi!). E quindi adesso sta lì, immortalata, con la mutanda fantasma che a me ricorda il costume di Borat e la farfalla al vento. In un paesino come il nostro, dove Monti comincia a essere considerato il padre della patria solo perché prova a fare qualcosa di giusto o sbagliato ma comunque di concreto, forse sarebbe il caso di legalizzarla. Cosa? La fica. Mostrarla. Senza se, senza ma, senza mutanda di Borat. Se vedi una cosa in tv, esiste. Dicono. Passa una settimana ed è normalità. La prossima volta che si vede un cazzo al cinema o una passera in tv, si penserà al film o alle canzoni. In culo alla chiesa, potremmo anche non morire democristiani.


martedì 14 febbraio 2012

loro sono ancora grandi, è la tv che è diventata piccola


Su, alzate la mano, facciamo outing, ché di quella leva lì qui ne passano spesso. Io me lo ricordo in questo modo: era quell’ora un po’ così, con il primo buio che impigriva la voglia di giocare, l’odore di cena ancora acerbo, l’occhio svagato a un compito iniziato qualche ora prima e mai finito, colpa della testa persa a fantasticare di sé o della mano persa a curiosare dentro i pantaloni. Insomma, a quell’ora là, passate le sette e non ancora le otto, c’era una roba sul due che si chiamava Buonasera con…, al cui interno è passato gran parte dell’immaginario televisivo della nostra allora implume generazione, da Goldrake a Mork e Mindy fino ai Muppets. Ecco, il Muppet show. Un’idea geniale con tocchi surreali, uno spettacolo come si facevano negli Usa (anche se noi non lo sapevamo) ma interpretato da pupazzi, una star (vera) in carne e ossa in ogni puntata, tv adulta per bambini o tv bambina per adulti, chissà. La serie andò avanti per cinque stagioni, probabilmente neanche tutte edite in Italia. Poi vennero i film (carini), la morte di Henson, il figlio che ne prese l’eredità, la Disney. E ora questa specie di reboot cinematografico. Che io e Unfattovéro abbiamo visto (unici adulti non accompagnati) circondati da bimbi belli come il sole e da genitori invadenti come la neve che s’incrosta sotto la macchina. Che dire? Le idee ci sono, e l’ironia, la malinconia, l’odore della polvere di palcoscenico sono palpabili. Purtroppo ci sono anche le canzoncine buoniste, il doppiaggio italiano, le zaffate di kitsch più o meno consapevole, gli attori in carne e ossa tutti abbastanza insopportabili. Alla fine, un film che non sai bene a che pubblico sia dedicato, proprio come l’imperdibile corto iniziale con protagonisti i personaggi di Toy story.


mercoledì 24 novembre 2010

minuscoli (im)moralismi


Secondo un regio decreto di nostra signora rai, i minorenni non possono andare in tv dopo mezzanotte: infatti devono essere liberi di riposare prima di fare pompini al nano di turno durante l'afterhour. Ah, dopo l'incautissimo paragone bacio-clerici, aldo grasso mi è precipitato dal cuore. Spero si sia fatto male.

martedì 16 novembre 2010

la parola all'esperto


«Vieni via con me? Settarismo e mediocrità»
(fabrizio cicchitto)

mercoledì 8 settembre 2010

il tempo di dormire


Ero lì, con l’occhietto pendulo davanti alla seconda ora abbondante di X factor (ché ciascuno ha le sue perversioni, oh) e a un certo punto mi è tornato in mente il discorso che si faceva qualche settimana fa con i miei bloggamici a proposito della tv di una volta: «bella eh, ma leeenta!». Ecco, direi che adesso è solo lenta (nella foto, l’unico altro motivo per seguire il programma a parte Elio).

lunedì 23 agosto 2010

la bellezza dei margini


Perché forse è proprio questo che distingue a un certo punto una cena tra blogger da una cena di un gruppo che nel frattempo è diventato anche altro. Insomma, la piacevolezza di una serata con miss po', sua bionditudine, la mia compagna in tutto il suo splendore ed etichetta stretta di fidanzata del dottor Piazza (nostalgia canaglia di miss Po') nonché, dulcis in fundo, quella carogna (e mica posso rovinarle la reputazione...) di espe, si è fatta tangibile anche nelle sensazioni... come dire? indirette. Che poi sono quelle che la suddetta espe ha provato. Ora, vi confiderò un segreto: chi di voi mi conosce sa che paragono sempre la mia memoria a quella di un Vic20. Quello che non ho mai detto è che il primo computer su cui ho messo le zampine è stato un Lemon (giuro!), caso unico di Mac non Apple, presto sparito dalla circolazione ma su cui feci una cacatella di corso di informatica nel lontano... Beh, erano molti molti anni fa in una galassia lontana lontana. Ma quel che è peggio, doveva passare ancora un bel po' di tempo, almeno sei-sette anni, prima che possedessi un computer vero, mio. Apple. LC630. Bello. Che sta ancora nel bdcdB e che forse su ibei ci tirerei qualche lira. Insomma, fatevi i conti, io il Vic20 non sapevo neanche che fosse. Ma tutto questo, con quello che volevo dire, non c'entra nulla. È che tra un Roero e una Barbera mi è venuto in mente un fatto strano: da bambino non guardavo le ultime puntate. Che – cacchio - passi per Zum il delfino bianco (avete presente la pubblicità del Galak? ecco!) ma non sapere come andava a finire Atlas Ufo Robot o Prigionieri della pietra, perché? Oggi – vivaddio – per correre ai ripari c'è il mulo, ma mi viene in mente che probabilmente, quel bambino davanti alla tv, o si sentiva tradito o non voleva rimanere deluso.

giovedì 11 marzo 2010

lourdes


Ieri sera, senza apparente intervento umano, dopo quasi cinque mesi di assenza e a 18 giorni dalle elezioni, sono riapparsi sulla mia tv, in (quasi) tutto il loro splendore, due dei tre mux mediaset. Il pastorello emilio annunciava a tutti il sacro verbo, che credo suonasse più o meno così: «Addenocchiate e vasame 'sti mmane».

lunedì 15 febbraio 2010

animali d'affezione


Tranquilli, non parlo di bondi. Parlo di quelle simpatiche bestiole che noi uomini per qualche strana ragione abbiamo deciso di eleggere primas inter pares. Ora, io ho un gatto. E ho avuto altri gatti. E li amo, trovo che siano animali nettamente superiori a molti altri, compreso l’uomo, bestia imperfetta che, giusto per dirne qualcuna, invece di godersi la vita si racconta di anima e super io, s’infligge religioni filosofie psicanalisi, si martirizza il cazzo - o le ovaie - prima di decidersi ad agire, foss’anche per trombare. Ma ci addentriamo su un discorso troppo lungo e io scrivo post corti: torniamo ai gatti. In uno dei tanti spadellatoi televisivi, Beppe Bigazzi, che per essere uno che parla di cibo in tv non è neanche una persona stupida, ha ricordato con dovizia di particolari come si cucinavano (e come si potrebbero cucinare ancora oggi) i gatti. Le prefiche dell’animalismo a spruzzo (metodo do’ cojo cojo) si sono scatenate così tanto che il povero Bigazzi è stato fatto fuori dal programma. Programma che già faceva cacare, adesso sarà solo peggio. Ma il punto è: quante casalinghe disperate, dopo aver ascoltato il prode Bigazzi, avranno davvero pensato a Micio come a un simpatico arrosto per cena? Nessuna. Perché i gatti, in Italia, salvo poche zone e (salvo frodi) in tempi più o meno remoti, servono a farci compagnia quando siamo soli, a farci dire «Bella vita, la sua!» quando li vediamo dormire, a far finta di avere un figlio quando ci cachiamo in mano a pensarne uno nostro. Insomma soddisfano il nostro egoismo di bestie imperfette: un po’ come bondi con lo psiconano, a pensarci bene.

domenica 8 novembre 2009

symbolum


(roba da far rimpiangere le vacue buone domeniche dei trenini)


giovedì 5 novembre 2009

ilaria condizionata


Ho sempre ammirato Ilaria D’Amico: gran gnocca, intelligente, competente, divoratrice di spazi televisivi un tempo esclusivamente maschili come lo sport e la politica. Per questo ieri sera avrei tanto voluto essere al cinema: il suo Exit sembrava una seduta dal parrucchiere degli intellettuali. Parterre perlopiù femminile per parlare di trans. Non di ricatti, di carabinieri corrotti, di politici bugiardi accartocciati su se stessi, di droga o di prostituzione, no. La domanda che correva da una parte all’altra dello studio era «Perché un uomo va con una trans?» e, soprattutto, «Noi donne dobbiamo preoccuparci?». Curioso come le cose più interessanti le abbiano dette gli uomini (persino Sgarbi!) e le due trans dalla vita normale, sotto gli occhi scandaliftati della sorella scema delle Carlucci, quella misteriosamente eletta al parlamento italiano.

giovedì 1 ottobre 2009

scusate se ho scritto così tante volte un


Qualcuno dei non-psiconanisti avrebbe dovuto dire non molto tempo fa una cosa tipo «E no, checcazzo, se l’informazione Rai è fatta di minzolini e brunovespa, non ci sto. Se mi segate non solo Santoro-Travaglio, ma persino (Gesù se state messi male) la Dandini e Fazio, immolandovi a 90 gradi davanti al piccolo priapo e facendo peraltro un harakiri pubblicitario che persino un Dantès che non capisce un cazzo di economia sarebbe capace di prevedere, io il canone col cazzo che lo pago». Mò arriva cacchiocacchio il giornale di famiglia (come quale famiglia?) e ti rivolta la frittata. Peccato che la frittata, porcocazzo, non ci sia, e forse neanche le uova.

martedì 8 settembre 2009

il vecchio e il bambino


È andato anche Benjamin Button. Massì, vecchio quand'era giovane, incredibilmente bambino prima di morire. Dopo gli esordi da saccente secchione ammericano, divenne l'ingenuo bacchettone moralista imbarazzante nelle sue papere (se erano costruite, facevano ridere come le barzellette del ducetto), per poi perdersi fuori sincrono con i suoi giochi ormai instupiditi - ma sempre comunque figli di un'Italia che non c'era più - nella tv di un altro vecchio che (ahimè ancora vivo) si crede irrimediabilmente anche lui ragazzino. E poi gli ultimi, meravigliosi fuochi, da spudorato monello fiondamunito appresso a quell'altro matto di Fiorello. Stasera non voglio ricordare il «poverino» all'indirizzo di Pierangelo Bertoli, né lo spottone buonista per giustificare un Vasco Rossi strafatto, né la mancanza di rispetto nei confronti della Sacra Goggi. Mi piace però pensare che a tutti sia data una seppur breve fase di gioventù. Presto o tardi, poco importa.

mercoledì 5 agosto 2009

a me è 'a virgola che me frega


«Belìce si chiamava la valle che da Salaparuta scende fino all'acropoli di Selinunte sul Canale di Sicilia. Belìce con l'accento sulla "i". Poi venne il terremoto e la tv nazionale disse Bèlice, con quell'arretramento sulla "e" che divenne sinonimo di fallimento, e così la valle perse il nome, dopo aver già perso la memoria. Oggi, nemmeno i siciliani chiamano più il posto nel modo giusto»: è da ieri che leggo e rileggo il bell'articolo di Paolo Rumiz e, al di là dell'argomento in sé, sono queste poche righe a frullarmi in testa. Anch'io ho vissuto più di trent'anni convinto che si dicesse Bèlice e solo per un caso fortuito di lavoro ho scoperto che sbagliavo. Eppure Palermo dista appena 90 chilometri da quella zona. Potenza della tv che, per dirla con lo zio Enzo, g'avea na forsa de leun anche quarant'anni fa. Una tv che partorisce mostri come stollching, Uim Uenders e Maicol Sciumàcher, che amplifica il nulla, nasconde l'importante, pialla, livella, modella e taglia come un moderno letto di Procuste tutto ciò che non può ricondurre a mediocrità.

giovedì 18 giugno 2009

aridanga (a rompe li cojonga)


Per la seconda volta, Gianni Alemanno, l'ex ministro dell'Agricoltura curiosamente capace del suo lavoro e quindi poco apprezzato dai suoi camerati geneticamente modificati (non mi vengono in mente altre valide ragioni per ricordarlo), si è lamentato della serie tv Romanzo criminale. Ma che gli avranno fatto? Er Dandi è stato l'utilizzatore finale di qualche sua ex? Scrocchiazeppe gli ha tagliato le gomme perché parcheggiava in doppia fila? O il Nero gli ricorda troppo i suoi trascorsi da picchiatore? In ogni caso il sindaco di Roma non invoca la censura, no. Dice che lui esercita moral dissuasion (parlare come magna no, eh?). Ora, sentire predicozzi di moralità da uno che è stato fagocitato sano sano dal Pappa delle Libertà, francamente, fa un po' ridere. O forse, manco per niente.