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mercoledì 12 giugno 2013

quel che resta del frigo


In attesa di elaborare il lutto Refn (ne parliamo domani?), anche oggi onoro con il mio contributo questo bel progetto qui. Tra le tante cose che la DRFM mi ha insegnato è che la storia che per cucinare ci voglia tempo, sempre e comunque, è una sonora stronzata, e che, in venti minuti, volendo si può preparare qualcosa di buono con ingredienti buoni. Anche quelli che stanno in fondo al frigo, la carta attaccata alle pareti (c’è qualcosa di gastronomicamente meno erotico?), l’aria un po’ (f)rigida e umidiccia del cibo dimenticato ma ancora commestibile. Poi però ci sono quei piatti nati per riciclare gli avanzi e che invece ormai richiedono un carrello dell’iper: tipo la pasta al forno, la mia versione, quella sicula, quasi gattopardesca, con dentro il mondo. Besciamella no, per carità di dio. Il sugo, quello poi, poco, giusto per colorare. Ché il tronfio trionfo di melanzane fritte, carne macinata di manzo e maiale, prosciutto, piselli, formaggio, pangrattato, uova sode e fresche, non può mica essere troppo coperto dal pomodoro...

lunedì 15 aprile 2013

peanuts


Il locale è quello in cui mangi il pollo con le mani e puoi buttare le bucce di noccioline per terra, fra ragazzine troiettate che ballano sul bancone e famiglie con bambini che scorrazzano felici, tanto le loro urla si perdono come rumore di fondo tra le canzoni anni Ottanta e il vocìo di un paio di centinaia di persone. Mi ha condotto in questa bolgia dantesca meno terribile di come la si immagini la festa di laurea della DRFM. Potevo mancare? Naturalmente no. Serata piacevolissima. D’altra parte, se varchi l’ingresso e parte Maledetta primavera, se ricevi un regalo inaspettato, se una persona che non vedi da otto anni ti guarda e ti dice che sei sempre più bello, cosa può andare storto?

venerdì 13 gennaio 2012

diletto al ristorante giapponese/2


(la prima parte qui)

 Cameriere: Shōchū di riso, di patate o di orzo?
Dantès: (pensoso) D'orzo, grazie.
DRFM: Da come l'hai detto sembravi un intenditore.
Dantès: Certo!
DRFM: Sai riconoscere i vari tipi di shōchū?
Dantès: Sì, quello d'orzo sa di orzo.

(sipario)

giovedì 4 agosto 2011

dove eravamo


Era la mia prima vacanza estiva rosicchiata al lavoro, un weekend lungo alle Cinque Terre con la DRFM, la sua macchina nuova, il mare, le camminate, quel ristorante in un paese deserto, piccole sale e un balconcino e un panorama tutto nostro. Tornavamo la sera e la tv ci investiva con una violenza fascista, crudele e inconcepibile, la realtà e il suo contrario, voci che si accavallavano mentre un ragazzo morendo diventava santo o criminale appena 100 chilometri più a ovest. C’era più dell’impotenza: come un senso di colpa, un sentirsi fuori luogo, fuori contesto. Ci guardavamo, ci prendevamo per mano, sperando che l’amore cancellasse quella mostruosità, o almeno ce la facesse dimenticare.

mercoledì 2 settembre 2009

drfm


«Ti ricordi di quella volta che mi hai raccontato di avere trovato una dedica in un libro di seconda mano? (certo che me lo ricordo, è stato mille anni fa, il libro era Croniche epafaniche di Guccini, la dedica era di un padre al figlio, non lo comprai per una sorta di pudore) Beh, mi è appena capitata la stessa cosa e ti ho subito chiamato per dirtelo (e poi c’è gente che non capisce come la nostra amicizia sia sopravvissuta alla fine del nostro amore)»