C'è un posto a Milano con una rotonda che ti ci imbrogli quasi sempre. Un posto che di qua c'è via Padova, quella dove fino all'altro giorno ci si ammazzava tutti, adesso è la pace (forse quella eterna) e dove, se cercate bene, c'è una traversa con un piccolo ristorante friulano (è o no zona etnica?) in cui si mangia da dio (ma dio mangia?). A fianco c'è viale Monza: vai su e c'è lo Zelig (o c'era?), le puttane, la Brianza che tu pensi che è ancora Milano e invece è lì pronta, capannoni e tutto il resto. Sull'altro fianco, tiri su e c'è (c'era?) il Leonka, che io i centri sociali mai capiti, ma massimo rispetto. Dalla parte opposta, Buenos Aires (ma non la città, ché siamo a Milano, il corso!) con i negozi dello shopping un po' sfigato un po' no, il cinema Arcobaleno dove vidi un paio di film saran dieci anni, un mcdonald's che puzza fino a Porta Venezia e il ricordo di una delle canzoni più geniali di Lucio Dalla. Beh, comunque, sappiate che questo posto, con la rotonda e tutto il resto, è l'unico in cui mi piacerebbe presto incontrare Al Cafone. Incontrare, beh, adesso è una parola grossa. Vedere bene, diciamo. A costo di mettermi anch'io a testa in giù.
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giovedì 25 marzo 2010
martedì 2 febbraio 2010
crucifige e così sia
- 'A ggioventù italiana ha trascorso fin troppo tempo sotto er bbombbardamento de messaggi sbajati e ppericolosi lanciati de vorta 'n vorta da ddivi der cinema, d'a musica, d'a a tivvù. Gente che non si rendono conto dell'impatto drammatico che le parole sue possono avere e che in questa totale assenza de responzabbilità dimostrano il suo scarso valore umano... Ma che mò te ce metti pure te?
- Non sei più comunista, ora siamo gente di potere, siamo cattolici. Non puoi condannare a morte giovani ingenui e sprovveduti! La pena capitale non ce l'abbiamo ancora... Aspetta, tempo al tempo e la rimettiamo.
- In Italia efiftono norme ben precife che, pecquanto riguarda le fostanze ftupefacenti, vietano la loro propaganda attraverfo fpettacoli ed efbizioni! Nzomma, te devi da fa' cura'!
- Dai, Gianfranco, convinciti: per quest'anno Sanremo veditelo a casa e non ne parliamo più!
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giovedì 28 gennaio 2010
10 04:33
Me la ricordo sì, quella serata bolognese. Io, mio fratello, i suoi amici più grandi, la prima volta a un concerto, i miei 16 anni. Cosa ci fossimo inventati perché i miei mi lasciassero andare, non lo so più. Forse c'è una foto: vestita anni Settanta fuori tempo massimo, capelli lunghi e lisci con la scrima in mezzo, tremenda. Come mi sentivo? Brutta. Inadeguata. Ah se il Principe era bello, invece! Dalla no, con tutto quel sudore sui peli metteva quasi paura, l’inquietudine smorzava un po' solo quando attaccava Anna e Marco o suonava il clarinetto. E poi c’era lui, lì: a dividerci tre metri e cinque o sei persone. Mi fissava, mi fissava e sorrideva. Occhi neri, sguardo sicuro, un poco stronzo, sotto sopracciglia folte. Denti tanti, bianchissimi. E alto. Alto più di mio fratello, che già era una spanna su tutti. Guardavano tutti il palco, io mi avvicinai piano. Gli afrori da stadio a un tratto non c'erano più: via il sudore, via i profumi da due lire, via le canne. Il Principe iniziò con i ringraziamenti, lui iniziò ad accarezzarmi. Camminammo per non so dove, tornammo fra le cartacce e le bottiglie vuote. Mesi dopo scoprii che mio fratello mi aveva cercato a lungo. E cercato così forte da finire in un disco dal vivo. Non gli ho mai raccontato nulla, lui non mi ha mai chiesto. Io, mi chiamo Mariapia.
lunedì 11 gennaio 2010
la mia amica merilìn
(Interno toscano. Squilla un telefono)
- Pronti!
- Good morning, I am Ken Loach.
- O Ceccherini, bischero, t'ho riconosciuto. Chettuvvoi?
- I don't understand. Or, maybe, you don't understand. I am Ken Loach.
- Kellòcc? Quello per dire di quei filme cogli operai che 'un s'incula nessuno?
- Okay, cercherò di parlare italiano, right?
- E sarà anche di molto meglio. Ma che sei proprio Kellòcc?
- Yes, porky Warwickshire!
- Eh?
- Aaah, forget it! Tu preso my pretty movie e fatto piccola copia di merda.
- 'Un capisco.
- 'Un capisco 'un capisco... Listen, little kind of Francesco Nuti after Ludovico tecnique! Cosa parla tuo ultimo film?
- Ah beh... c'è uno sfigato con un nome molto finto.
- Nel mio è l'attore che ha un nome molto finto. Poi?
- Ha un gruppo di amici altrettanto sfigati.
- Idem.
- La moglie l'ha mollato e ha figli che meglio sterili che falli.
- Idem.
- Un bel giorno gli appare un su' mito che gli dà consigli pe' rinconquistalla.
- Idem. Well, questa conversazione è stata registrata. See you in tribunale, Pierakkioni.
- Tuo padre. Eravate molto vicini?
- Beh, una volta mi si è seduto sopra per sbaglio.
(Il mio amico Eric, Ken Loach)
martedì 17 novembre 2009
futuribile ucronia
Al bar sport stamattina si batte la fiacca. Io sono in viaggio con la testa, Riccardo ha già emesso la sua sentenza mattutina, Massimo è lì che mi spiattella le storie sentimentali che gli hanno raccontato.
- Ti ricordi com'era il 27? - mi chiede a un certo punto.
- No, per me era il 10, infatti a mezza vacanza rimanevo sempre senza una lira.
- Euro, erano euro - ribatte lui da pistino piemontese.
- Già, è vero. Sembra ieri che lo facevi per mestiere.
- Ma tu che lavoro facevi?
- Non importa, minchiate. Però scrivevo già gratis. Come adesso. Blog.
- Certo che 'sta cosa che adesso si lavora quando è utile e i soldi non servono più mi lascia ancora un po' sconvolto.
- Perché ti senti in colpa. Perché sei cattolico dentro. Forse anche fuori.
- E che c'entra la religione? Qui si parla di economia, libero mercato...
- Il comunismo è morto, il capitalismo è morto...
- … e io non mi sento molto bene?
- Pensa per te, io sto da dio. E da domani, vacanza.
- Vacanza da cosa?
- E che ne so? Andiamo al cinema?
Sogno
P.S.: chi indovina l'identità di Riccardo e Massimo vince un aperitivo col sottoscritto, mica con Vincent Gallo!
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giovedì 8 ottobre 2009
gruppo di famigli in un interno
- Grazie per avermi raggiunto in questo momento così difficile.
- Beh, veramente...
- Lo so, i nostri rapporti non sono sempre stati facili...
- Certo ma...
- Ma so di poter contare su di te, su di voi, tu, Al, Gianni, Sandro, il tuo ragazzone, il mio popolo.
- Ecco, a questo proposito...
- Sì, faremo una grande manifestazione!
- Avrei bisogno...
- Oh, non dirmi nulla. Avrai tutto il mio appoggio. Vuoi Barbarossa in 500 sale?
- Ehm, guarda, non è per me...
- No, capisco, il popolo innanzitutto.
- Più che altro lui.
- Tuo figlio? Gli serve una laurea, un altro incarico ministeriale?
- No, è che pensavo...
- Umbi, dopo il coccolone devi andarci piano coi pensieri...
- Lui pensava...
- Dimmi, non avere remore!
- Ecco, visto che il compleanno s’avvicina e lui come dire... non ha... non ha mai... Tu che sai... puoi procurare una troia a mio figlio Renzo?
- Beh, veramente...
- Lo so, i nostri rapporti non sono sempre stati facili...
- Certo ma...
- Ma so di poter contare su di te, su di voi, tu, Al, Gianni, Sandro, il tuo ragazzone, il mio popolo.
- Ecco, a questo proposito...
- Sì, faremo una grande manifestazione!
- Avrei bisogno...
- Oh, non dirmi nulla. Avrai tutto il mio appoggio. Vuoi Barbarossa in 500 sale?
- Ehm, guarda, non è per me...
- No, capisco, il popolo innanzitutto.
- Più che altro lui.
- Tuo figlio? Gli serve una laurea, un altro incarico ministeriale?
- No, è che pensavo...
- Umbi, dopo il coccolone devi andarci piano coi pensieri...
- Lui pensava...
- Dimmi, non avere remore!
- Ecco, visto che il compleanno s’avvicina e lui come dire... non ha... non ha mai... Tu che sai... puoi procurare una troia a mio figlio Renzo?
mercoledì 16 settembre 2009
una tranquilla notte di regime
- Signore?
- Sì?
- Ci siamo. Sono tutti collegati. Sappiamo di gruppi d’ascolto persino nelle Figiccì.
- Ottimo, ci vedono anche all’estero! E con un nome così dev’essere un paese pieno di zoccole.
- Veramente signore... Beh, non importa. In realtà abbiamo un piccolo problema.
- Piccolo?
- Si chiama Dantès.
- Sarà mica un nome!
- Lui non vuole vederla.
- Ma come?
- Sta guardando Distretto di polizia.
- Quella serie comunista col commissario culattone? La fanno ancora?
- Ehm, la trasmettiamo noi.
- Un ottimo prodotto, naturalmente. Ma non avevo intimato che niente disturbasse la mia trasmissione?
- Infatti lui l’ha scaricata da emule.
- Il solito comunista disfattista che non vuole guardare le pubblicità. Arrestatelo per pirateria informatica.
- Dovremmo arrestare almeno un altro migliaio di persone che ha fatto la stessa cosa...
- Corrompetelo.
- Dice che non è corruttibile.
- Cazzate. Ravanate nel suo passato.
- Risulta solo che un tempo si chiamava Piazza delle Erbe.
- Erbe? Drugaàt!
- L’ultima canna risale all’anno scorso, troppo poco per ricattarlo.
- Donne?
- Una, fissa.
- Uomini?
- No.
- Animali?
- Un gatto, ma non risulta ci faccia sesso.
- Mi invidia.
- No.
- Mi odia.
- No.
- Ma allora perché?
- La disprezza.
- Il mio cuore sanguina.
- Credo sia succo di pomodoro.
- Lei è licenziato.
- Sì?
- Ci siamo. Sono tutti collegati. Sappiamo di gruppi d’ascolto persino nelle Figiccì.
- Ottimo, ci vedono anche all’estero! E con un nome così dev’essere un paese pieno di zoccole.
- Veramente signore... Beh, non importa. In realtà abbiamo un piccolo problema.
- Piccolo?
- Si chiama Dantès.
- Sarà mica un nome!
- Lui non vuole vederla.
- Ma come?
- Sta guardando Distretto di polizia.
- Quella serie comunista col commissario culattone? La fanno ancora?
- Ehm, la trasmettiamo noi.
- Un ottimo prodotto, naturalmente. Ma non avevo intimato che niente disturbasse la mia trasmissione?
- Infatti lui l’ha scaricata da emule.
- Il solito comunista disfattista che non vuole guardare le pubblicità. Arrestatelo per pirateria informatica.
- Dovremmo arrestare almeno un altro migliaio di persone che ha fatto la stessa cosa...
- Corrompetelo.
- Dice che non è corruttibile.
- Cazzate. Ravanate nel suo passato.
- Risulta solo che un tempo si chiamava Piazza delle Erbe.
- Erbe? Drugaàt!
- L’ultima canna risale all’anno scorso, troppo poco per ricattarlo.
- Donne?
- Una, fissa.
- Uomini?
- No.
- Animali?
- Un gatto, ma non risulta ci faccia sesso.
- Mi invidia.
- No.
- Mi odia.
- No.
- Ma allora perché?
- La disprezza.
- Il mio cuore sanguina.
- Credo sia succo di pomodoro.
- Lei è licenziato.
giovedì 10 settembre 2009
my only friend, the end
Sera, interno borghese, qualche mese fa. Una lunga tavola apparecchiata in penombra. In scena, due anziani signori eleganti. Nell'aria, odore di cavolo, dopobarba, flatulenze. Mentre sfuma la musica, M., il più vecchio, avanza verso P.
P.: (sorridendo) Benvenuto!
M.: (poco convinto) Ueilà presidente.
(si abbracciano come due che hanno paura di scoprirsi gay)
P.: Accomodati, il porrigg arriva a momenti.
M.: (sedendosi) Pòrij?
P.: Sì, sai, fa parte della dieta. Vedrai, cribbio, che autunno li aspetta.
(entra il cameriere e serve un minestrone. M. lo assaggia)
M.: (fingendo entusiasmo) Buono, come fatto dalle nostre nonne!
P.: La tua lavorava alla Findus? Grande Michele, sei sempre stato più avanti di tutti!
P.: Da sempre, più o meno sono Dio.
M.: Non si scherza su queste cose, Gesubambino ti punisce!
P.: (la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni) Ah. Beh, proprio perché siamo amici saprai che sono stato molto impegnato. Insomma Bettino non me l'aveva raccontata fino in fondo!
M.: Ma come, e le monetine non te le ricordi?
P.: (sembra riflettere) No, solo le banconote. Comunque, dicevo, è un continuo: e la mafia e la P2 e Mills e il conflitto d'interessi e le puttane... Che poi sembra che gli importi solo quello. Dici che ne hanno viste troppe e toccate poche? Forse con la tv interattiva...
M.: ...
P.: Ma te la ricordi quella riccia col culo che... No, aspetta, era quell'altra. Uh la memoria! Io dico le cose e un momento dopo... Cos'è che stavo dicendo?
M.: La signorina col fondoschiena...
P.: Io? Ma che ti ci metti pure tu?
M.: Va beh, senti, mi hai invitato e sono venuto. Ora...
P.: D'altra parte, anche tu con quell'australiano comunista. Che ci avrà? Ma poi, gli australiani non erano neozelandesi? Sì insomma, chel lì l'è minga negher! Per me è strano.
M.: Guarda che Rupert...
P.: Rupert? A me ci hai messo anni prima di chiamarmi per nome!
M.: Ma non te la prendere! Lui è solo un po'... un po' più iisi.
P.: Ecco, lo sapevo, è pure culattone. E tu, dai, hai un'età, cribbio!
M.: Ma cosa stai dicendo?
P.: Certo! E, a proposito di età, dovresti pensarci seriamente.
M.: A che?
P.: Un posto nel mio mausoleo. Ce n'è, sai, uh se ce n'è!
M.: (la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni) Si è fatto tardi, scusa, devo tornare a casa. (esce)
P.: Vai, vai, abbandonami anche tu, ingrato come tutti gli altri. (suona un campanello) Ambroeus, voglio restare solo. Fai entrare le troie.
(sipario)
M.: Non si scherza su queste cose, Gesubambino ti punisce!
P.: (la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni) Ah. Beh, proprio perché siamo amici saprai che sono stato molto impegnato. Insomma Bettino non me l'aveva raccontata fino in fondo!
M.: Ma come, e le monetine non te le ricordi?
P.: (sembra riflettere) No, solo le banconote. Comunque, dicevo, è un continuo: e la mafia e la P2 e Mills e il conflitto d'interessi e le puttane... Che poi sembra che gli importi solo quello. Dici che ne hanno viste troppe e toccate poche? Forse con la tv interattiva...
M.: ...
P.: Ma te la ricordi quella riccia col culo che... No, aspetta, era quell'altra. Uh la memoria! Io dico le cose e un momento dopo... Cos'è che stavo dicendo?
M.: La signorina col fondoschiena...
P.: Io? Ma che ti ci metti pure tu?
M.: Va beh, senti, mi hai invitato e sono venuto. Ora...
P.: D'altra parte, anche tu con quell'australiano comunista. Che ci avrà? Ma poi, gli australiani non erano neozelandesi? Sì insomma, chel lì l'è minga negher! Per me è strano.
M.: Guarda che Rupert...
P.: Rupert? A me ci hai messo anni prima di chiamarmi per nome!
M.: Ma non te la prendere! Lui è solo un po'... un po' più iisi.
P.: Ecco, lo sapevo, è pure culattone. E tu, dai, hai un'età, cribbio!
M.: Ma cosa stai dicendo?
P.: Certo! E, a proposito di età, dovresti pensarci seriamente.
M.: A che?
P.: Un posto nel mio mausoleo. Ce n'è, sai, uh se ce n'è!
M.: (la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni) Si è fatto tardi, scusa, devo tornare a casa. (esce)
P.: Vai, vai, abbandonami anche tu, ingrato come tutti gli altri. (suona un campanello) Ambroeus, voglio restare solo. Fai entrare le troie.
(sipario)
martedì 24 febbraio 2009
abate cruento
Svegliarsi in piena notte per il mal di testa non è proprio da tutti. Così come sognare di svegliarsi agitati dopo un brutto sogno e scoprire che si sta ancora dormendo, essere svegliati ancora da qualcuno in sogno e infine svegliarsi sul serio. Forse.
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