Visualizzazione post con etichetta compleanni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta compleanni. Mostra tutti i post

giovedì 16 gennaio 2014

come una mela candita che rotola via


Film di uscita natalizia, tratto da una storia vera, che parla di suore cattive (delle vere merde nefaste, in realtà) e bambini venduti? Di timori ne avevo, onestamente, e Stephen Frears è uno che spazia spesso fra ottime cose e pellicole dimenticabili. Eppure io e la ms abbiamo fatto bene a vederlo. Di sicuro Philomena deve tantissimo a una meravigliosa Judi Dench, che calza a pennello un personaggio perfetto in ogni sfumatura. Così come deve tanto a una sceneggiatura che svicola da facili commozioni, non rinuncia a divertire e indugia in certe finezze che non t’aspetti, come i flashback raccontati, anche tecnicamente, con il linguaggio da romanzo rosa di cui si nutre la protagonista. Ah, il “perdono” finale, lungi dall’essere buonista, secondo me è più crudele di un calcio nelle ovaie.

P.S.: chissà per quale congiunzione astrale, a gennaio 2009 è nato un tot di blog che frequento. Uno di questi è il mio, e oggi è il suo compleanno. Procuratevi un bicchiere, riempitelo con qualcosa di alcolico e brindate alla mia salute.

martedì 19 marzo 2013

bruce sings the blues


Ci sono film che a un certo punto non sai più se sono solo nella tua testa perché non se li ricorda nessuno. Colgo quindi l’occasione del Brusuillisday (ché il pargolo oggi compie 58 anni) per autoinvitarmi e parlare di un divertente mockumentary di cui si è persa memoria e che credo sia anche abbastanza irrintracciabile: The return of Bruno. È il 1987: Brus, finito quel delizioso telefilm che era Moonlighting (delizioso va pronunciato come solo sa fare poison) è a un passo da Die Hard ma, non ancora così tamarro, fa due simpatici film con Blake Edwards. Qualcuno comincia a notarlo, o forse nota solo il suo parrucchino, chissà. Nella follia della semicelebrità, pubblica pure un disco. Canta proprio, oh yes. Rock and blues, o almeno una specie. E James Yukich, regista di tanta roba musicale, gli confeziona addosso questo adorabile finto documentario in cui Brus veste i panni dell’indimenticato Bruno Radolini, mentre frotte di cantanti e attori veri si lanciano in dichiarazioni d’affetto, d’odio, di riconoscenza verso l’inesistente bluesman. Ricordo di una domenica pomeriggio, su Telemontecarlo. Mai più visto.


Ah, al Brusuillisday partecipano questi personaggini qua:

50/50 Thriller
Alhoa Los Pescadores
Cipolla pensierosa
Combinazione Casuale
Ho voglia di cinema
Il Bollalmanacco di Cinema
Il cinema spiccio
In Central Perk
La fabbrica dei sogni
Le maratone di un bradipo cinefilo
Life Functions Terminated
Midian
Movies Maniac
Pensieri cannibali
TriccoTraccoFobia
viaggiando (meno)

martedì 13 settembre 2011

la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto


Insomma c’era questo mare che faceva quasi male tanto era bello e desiderato e caldo e appena mosso, in un pomeriggio che era già ritorno anche se facevamo finta che no. E ti guardavo, mentre leggevi il romanzo angosciante che forse non mi piacerà ma poi chi lo sa. E meditavo sulle ultime 48 ore insieme, alle curve e ai tornanti che sono il karma di un’estate (ma si chiamano tornanti perché tornano?), ai tanti visi studiati, le vite incrociate, ché si fossi Rumiz arderei lo web ma si fossi Dantès come sono e fui a malapena riuscirei a scriverci un post. E ti guardavo e ti accarezzavo con finta noncuranza, un’anca, un fianco, la linea del costume. E pensavo che 42, in fondo, è un gran bel numero.

sabato 16 gennaio 2010

pochissimi i canguri


Ci sono cose per le quali bisognerebbe avere pudore. Tipo, io non mi sognerei mai di sindacare sulle scelte di un astrofisico, è proprio qualcosa che non mi compete e che non capisco. Quindi perché mai il deputato della lega nord paolo grimoldi (scusate la volgarità) dovrebbe poter dire la sua sull'istruzione nel nostro Paese? Capita che a Usmate, pochi passi dal bdcdB (non mi faccio mancare i posti migliori d'Italia, io!), una maestra abbia letto a bambini di nove anni un passo de Il diario di Anna Frank in cui, fra le altre cose, la dodicenne «descrive in modo minuzioso e approfondito le proprie parti intime» (così denuncia il grimoldi, cosa che se non finissi in tribunale mi farebbe pensare che sotto sotto al leghista è venuto duro). Io ho letto quel libro. Tutti dovremmo leggerlo. A nove anni cogli alcune cose, a tredici ti rompe i coglioni, a venti ti commuove, a trenta fai finta di averlo letto, a quaranta lo regali, e via dicendo. Insomma fa la vita dei libri veri che raccontano storie importanti. In questo caso, una storia importante vera. E anche se vera non fosse, come ogni tanto salta fuori, sarebbe da leggere lo stesso. Inutile spiegare al grimoldi (ops, scusate di nuovo) che i suoi figli, di qualsiasi età, grazie a internet possono accedere come niente ad accoppiamenti tra cavalli e suini, e che criminalizzare il sesso nelle sue forme più elementari, vere, sane, serve solo a creare altri segaioli impotenti come lui (occazzo, ormai l'ho scritto). I bambini a nove anni (altro che dodici), vivaddio si toccano proprio come ti toccavi tu, caro il mio leghista del cazzo. E un'educazione sessuale senza pippe cattoliche e sensi di colpa rende i bambini uomini felici, appagati, liberi.

P.S. il titolo fa riferimento a un vecchio libro di Aldo Busi e nasce per un post che avrebbe dovuto parlare d'altro. Una cosa del tipo: buon compleanno di blog a me che sono andato via da libero dopo essere stato censurato per avere esposto un cazzo e che, a un anno di distanza, stavolta per amore di cronaca, mi sono ritrovato a esporne un altro, più sobrio, più ridotto, ma pur sempre un cazzo. Dite che ho scritto troppe volte grimoldi?

lunedì 14 settembre 2009

dai campi e dalle officine


Il lungo weekend che ha inaugurato i festeggiamenti per i miei primi 40 anni (io – ahimè – in tutto questo tempo ho trombato molto meno di Marina Lante) si è aperto con la falce e chiuso col martello: dal guttusiano Funerale di Togliatti al Mambo di Bologna, guardando il quale parte in automatico il gioco “riconosci più persone famose possibili” o anche, per i più ignoranti, “conta le facce di Lenin”, a Cosmonauta, piccolo amaro divertente film sugli anni Sessanta con una bravissima Claudia Pandolfi, un gigionissimo (pure troppo) Sergio Rubini, un felicemente ritrovato Angelo Orlando e una sconosciuta, perfetta protagonista: Miriana Raschillà. Niente di fondamentale, intendiamoci, ma dice più di quel che sembra. E poi, soprattutto, è il trionfo dell'ottimismo, perché a rivedere i filmati di repertorio sulle missioni spaziali russe non si può che trarre una conclusione: se con quell'attrezzatura lì i sovietici sono riusciti ad andare nello spazio, allora tutto, davvero tutto, è possibile. Anche, per dire, scoprire dopo tre giorni di amore, cibo, regali, sesso (non necessariamente in quest'ordine), che quello lì è morto, sparito, dimenticato insieme a tutta la sua truppa di fascisti e di mignotte. Macché. E poi ti chiedi perché è fallito il comunismo.