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martedì 21 febbraio 2012

legalizzatela


(dedicato al mio amore che, leggendo il titolo, ha capito di cosa avrei parlato)

Nel mio lungo weekend cinematografico c'è stata un'inquietudine costante. Anche, direi soprattutto, prima di Shame. Ché è un bell'ossimoro far vedere quello spot osceno prima del film di McQueen: quello del tizio sfigato che all'orgetta con le quattro sfigate (buttale via) preferisce le scommesse su internet. Uno spot di cui mi dicono ci sia una variante radiofonica. E forse anche tv. Se vedessi la tv. Invece guardo il tubo. Che mi fa ascoltare le canzoni di Sanremo (sono ancora troppo indietro per farmi un'idea, ma schifo quasi tutto, canticchio Noemi e mi diverte quel genietto di Bersani), e che mi mostra le farfalline. Dici: che c'entra la fica con le scommesse? C'entra. Anzi, ti dirò, non l'avrei mai detto ma sto con Belen. Non in senso biblico ché, giuro, quella donna non mi piace. Però sto dalla sua parte. Sto dalla parte di una che si è già dovuta sorbire le peggio cose per quel famoso video girato in filesharing. Bene, bravi, tutti a fare battute: vorrei vedere voi se domani moglie suocera e capufficio vi vedessero diciassettenni a spararvi seghe sul catalogo postalmarket (perché quello facevate a 17 anni, pochi cazzi!). E quindi adesso sta lì, immortalata, con la mutanda fantasma che a me ricorda il costume di Borat e la farfalla al vento. In un paesino come il nostro, dove Monti comincia a essere considerato il padre della patria solo perché prova a fare qualcosa di giusto o sbagliato ma comunque di concreto, forse sarebbe il caso di legalizzarla. Cosa? La fica. Mostrarla. Senza se, senza ma, senza mutanda di Borat. Se vedi una cosa in tv, esiste. Dicono. Passa una settimana ed è normalità. La prossima volta che si vede un cazzo al cinema o una passera in tv, si penserà al film o alle canzoni. In culo alla chiesa, potremmo anche non morire democristiani.


giovedì 3 dicembre 2009

io fossi ronconi mi toccherei le palle


C'è polvere, naftalina, puzzo di muffa, segatura, brillantina e scorregge stantie: lo spot che annuncia il reintegro del fondo unico per lo spettacolo e istituisce la giornata nazionale del teatro per il 27 marzo di ogni anno, è talmente vecchio da far sembrare avanguardia pura quello dei pennelli Cinghiale. Dopo aver visto la pubblicità, chi non è mai stato a teatro continuerà a non andarci, perché l'idea che ne viene fuori è didattica, noiosa, pesante e pedante, esattamente come il claim, un po' Amleto un po' no, affidato alla salma di Giannaletta: «Tante cose in cielo e in terra, il teatro per capire». E che vor di'? Che Gabriele Lavia prima o poi mi rivelerà il quarto segreto di Fatima? O che la Melato troverà le prove che dimostrano inconfutabilmente la mafiosità dello psiconano?

giovedì 20 agosto 2009

accura o picciriddu


Ci sono piccole cose che dicono di un popolo molto più di tante altre che appaiono eclatanti. La campagna contro la velocità sulle strade, promossa dalla Meloni, è una commedia all’italiana con Vaporidis e Armando De Razza: trama così improbabile da sfiorare la fantascienza, canzoncina finale inutilmente promozionale di un qualche inutile disco, ammiccamenti così numerosi da farti venire un tic. Dura quasi 9 minuti: cos’è? Ben Hur? e così lungo, che destinazione può avere? In ogni caso, circa 3 minuti sono occupati da titoli di testa o di coda: che non si dica che il figlio della signora Pina non ha portato il cestino della merenda alla troupe! Per contro, se ravani poco poco su internet trovi lo spot inglese sulla pericolosità degli sms alla guida: dura meno della metà, le protagoniste non fingono di essere giovani ma lo sono, non c’è un dettaglio o un secondo di troppo. Ti strizza i coglioni (o le ovaie) senza giri di parole, senza buonismi, senza accondiscendenza. Sarà per questo che, agli italiani più pigri, youtube riserva questo simpatico avviso.