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giovedì 14 novembre 2013

lesson two


L’insegnante non è di quelle che vengono a casa o che ballano al mare con tutta la classe, ed è un peccato; ha qualcosa di Joanna Lumley o di un’altra attrice inglese del passato che non so, ride e fa ridere e due ore e mezza volano improvvise. La mia compagna di banco è la più brava della classe e sembra molto più ragazzina di quel che è. Quello a cui avranno detto mille volte che somiglia a George Clooney, se tira la pancia in dentro e non sfodera le esse piemontesi, forse ce la può fare. Il suo amico dai capelli lunghi si sente molto fico ma avrebbe bisogno di uno shampoo. La simpatica signora alternativa è la più vecchia del gruppo e sta da vent’anni con un marito che ha sposato dopo tre mesi che si sono conosciuti. Poi c’è la versione giovane e un po’ truzza dei fidanzatini di Peynet: se non si fanno fuori a vicenda in preda a un raptus, potrebbero sposarsi domani. Gli altri, non pervenuti. Sono tornato a studiare inglese. Un po’ perché mi spiace non alzare il telefono quando il numero sul display ha troppi zeri all’inizio, un po’ perché a Berlino una lingua alternativa all’italiano mi servirà. Sì iu sun.

venerdì 22 giugno 2012

carramba che sorpresa


Uccido il rientro a casa a piedi con l'ipod. A un tratto mi ritrovo davanti una coppia di sedicenni (?). Lei ha un vestitino nero altezza passera, a lui han cacato in testa un cappellino bianco, poi ha canotta bianca senza maniche e pantaloni della tuta stile «vorrei la pelle nera... e anche un sacco di miliardi per fare i video con le strafiche». Ha anche una voce orrenda, con una erre moscissima che col resto non c'entra nulla. Litigano per gelosia. A un tratto decidono di attraversare mentre un giovane donnino in utilitaria sta andando allegramente per cazzi suoi. Lei suona più volte, s'incazza. Lui si gira, le tira fuori il medio. Lei s'impietrisce. Suona. Due secondi e incrocia i carabinieri, spiega cos'è successo. Le forze (?) dell'ordine (?) vanno a parlare con cazzoncello e minigonnata. Chissà com'è andata a finire. Il macellaio ha ucciso la mia curiosità urlando «La poooortaaaaa!».

mercoledì 18 aprile 2012

quella gente là


Mi stanno a un metro. Pausa pranzo con fedi che ruotano nervose sulle dita, racconti di tv della sera prima, preannuncio di maalox post pizza. Età: più o meno la mia, temo. La più giovane spiega di un programma in cui si narrano fantastiche “storie vere” tipo quella di un pesce pescato e finito direttamente nella bocca della stupefatta e inesperta pescatrice, o quella del tizio che ce l’aveva piccolo, si è legato una salsiccia alla gamba con un laccio emostatico ed è morto perché non gli circolava più il sangue. Ma il peggio addavenì. Da uno dei tanti tv appesi alla parete parte in sottofondo l’ultima lagna di Antonacci. «Ah, è quello con la figlia di Celentano, quella un po’…» tergiversa. Vorrei aiutarla: un po’ calva? un po’ alta? un po’ gnocca? un po’ melafareisubito? Decide di tacere e fa una cosa che non vedevo da almeno vent’anni: piega la testa di lato, leggermente, un paio di volte. Avrei trovato meno volgare se avesse detto «frocia».

lunedì 16 gennaio 2012

come perdere clienti in tempo di crisi


«Mi è venuto in mente a chi somigli. Guarda, io ho l'occhio per queste cose.
Sei uguale a Franco Di Mare!»

(la mia ex dispensatrice di sabbia per gatti)


martedì 2 agosto 2011

a horse with no shame


Lei, dice, ha una paura, forse solo traslata, di farsi male. Io ho una sola paura: di fare una figura di merda. Il giro del tondino sa di circo dimesso, persino un paio di spettatori che poi vanno via, quando la bambina rotondetta e inutilmente in tiro è pronta a tornare a casa. La ragazza è sicura, simpatica, il mantra che ripete non è casuale, bacchetta a tempo ogni movimento sbagliato, chissà da quanto tempo, per quanta gente, in questo pezzo di campagna a due chilometri da casa, fuori ma ancora dentro al bdcdP. Chissà cosa pensano i cavalli. Questo, cavallo. Che sopporta la mia discesa ardita, agile come Fantozzi con la schiena bloccata. Un cavallo cui ho paura di far male con i talloni, che non so se e come toccare, come una donna che ti piace ma di cui temi il rifiuto. Un cavallo che finito il suo turno si piazza davanti alla stalla, cosce aperte, e piscia, come un cartellino d'uscita, un torrente in piena.

mercoledì 27 luglio 2011

canzoni e cicogne


Avevo sempre pensato fossero una leggenda metropolitana. Poi, domenica, eccole. Tre, una dietro l’altra, belle, eleganti, maestose, le ali enormi, apparire e sparire dietro i profili dei palazzi. Ci sono sempre state. Forse avevo soltanto bisogno dei tuoi occhi per vederle.

… e vorrei dirti cose come "vita mia",
stronzate assurde tipo "fammi compagnia"…

martedì 19 luglio 2011

mannaggia lu pizzicà


Curioso: c’è più atmosfera da pizzica stasera nel bdcdP che alla Notte della Taranta giù in Salento. I due fricchettoni di sessant’anni sono commoventi, perfetti nei movimenti misurati, bellissimi nella loro complicità. La ragazza riccia ha un abito che ci si aspetta che col tanto agitarsi scivoli sulle tette e invece niente. L’uomo con la maglietta rossa sembra una ballerina di carillon con le fattezze dello spaventato del presepe. La bambina di F. dopo un po’ si rotola per terra sotto lo sguardo felice dei genitori; un bambino che ha la sua stessa età a terra ci finisce perché casca, lontano anni luce da quella libertà. La donna anziana accanto a noi ha gli orecchini di padre Pio e una frenesia trattenuta: alla fine si alza, si muove prima timidamente, poi sempre più a ritmo, sempre più coinvolta; la montagna di grasso che l’accompagna resta seduto, la guarda come si guarda un parente, non si capisce se più con vergogna, con invidia o con odio. Se diventi così ti ammazzo, mi dici ridendo ma mica tanto. Se divento così mi uccido prima io.

martedì 25 maggio 2010

di-manche


Da quanto siete aperti? Quattro giorni. Possiamo darci del tu? Certo. Metto su la musica? Volume alto, come non detto. Ritenti? Ritento. Piuttosto che il Buddha Bar va bene la pistola del registratore di cassa, non lo dico ma si sente. Le mani scorrono insieme al fluido caldo. Non guardo, anche perché da questa posizione non gliela fò. Relax, don't do it. E figuriamoci, effetto bambola anche quando è lì a pastrugnarmi vicino al culo. Rilassamento. Tanto. E chi ha voglia di affrontare lenzuola, vigili, ambientalisti della domenica? Azz, già finito?
•••
Profumo come una zoccola ma non posso ancora fare la doccia. Beppe? Beppe. Bambini più o meno tranquilli, sotto al pergolato tutto pieno, il tavolo con vista è il massimo che mi è concesso. Di fronte, inglesi, credo. Di lato, un ex culturista che ha più tette di pamelaenderson, un nipote che scaca una nonna (come starà mia zia? passata la febbre?), una nonna che avrebbe solo bisogno di qualcuno che le parli come a una donna qualunque, un nonno che si diverte col patron, quasi nessuno che vorrebbe essere dove sta (e bagnasco pensa a far far figli, tanto lui non li fa). Beppe recita la sua vita, hai detto. E io che posso dire di più? Pusacafè.

martedì 11 agosto 2009

metti, una sera a cena


Caro Beppe,
complice il deserto in città e nel frigo, l'altra sera sono finalmente andato al ristorante qui sotto. Vorrei poterti dire che ci si sta male, ma non è così. Certo che se voglio sentirmi a casa, mangiare piemontese, entrare per primo e uscire per ultimo, beh allora non ho dubbi: vengo da te. Uh, la cameriera è molto più giovane e carina di tua figlia, ma questo è un dettaglio. Comunque, a te che sei uomo di mondo, vorrei chiedere un'altra cosa. Al tavolo a fianco avevo due ragazze sui vent'anni, a quello di fronte due coppie di cinquantenni. Le prime sembravano uscite da una rivista di moda, dettagli ton sur ton, un bigiottame che neanche la madonna in processione, capelli perfetti, praticamente finti. A parte i discorsi sulle corna estive e il mangiare praticamente accasciate sul tavolo, erano molto più cinquantenni di quelli in bermuda e vestiti a fiori poco distanti che si raccontavano del lavoro e di come sarebbe stato bello essere in vacanza. Che voglio dire? Boh, portami un bicchiere del tuo Dolcetto, magari qualcosa mi verrà in mente.

giovedì 16 luglio 2009

ode all'amico divuddaro


Alle sette e un quarto ci sono sempre loro. Arrivassero insieme, sai che terapia di gruppo. C'è lo sdrucito prof di sinistra, che sa di buone letture e cattive sigarette, baffi gialli e serate di solitudine; l'ultima volta che l'hanno visto sorridere aveva 12 anni. C'è poi il quarantenne che vive con la madre, veste come un ragazzino, si entusiasma col 3d e il blu-ray, ripete tre o quattro volte le stesse cose come uno che ha smesso di farsi, ti illude di accomiatarsi e non se ne va mai. Con la saracinesca a metà ecco spuntare quello che ti saluta come fossi il capitano Kirk, potrebbe avere 20 o 40 anni, ha la faccia da informatico e il corpo da fast food: lui compra qualsiasi cosa, ti risolve il mese, basta solo sopportarlo mezz'ora oltre l'orario di chiusura. E poi ci siamo io e te, mio unico amico autoctono di questo bdcdP, che fingiamo di volerci scambiare i lavori ma poi finiamo per guardare il tramonto e qualche culo di passaggio, in questo vicolo stretto appena fuori dal negozio.

lunedì 22 giugno 2009

che prima o poi ti fregherà


Mentre mezzo bdcdP esultava per la saggia elezione di un sindaco decente, io al cinema guardavo I love radio rock. Mah, forse era meglio festeggiare in piazza: a parte la bella musica (che in gran parte alberga già felicemente nel mio iPod) e le gigionerie di Philip Seymour Hoffman e Kenneth Branagh (piaciuto più il secondo, in verità), si tratta di una commediola carina ma innocua che hai già dimenticato mentre scorrono i titoli di coda. Problema opposto per Look both ways, divertente esempio australiano di come si possa parlare di cose terribilmente complicate come la paura della morte con semplicità, ironia e qualche guizzo originale. Unico difetto, la colonna sonora: invadente, didascalica, piaciona. Peccato.

venerdì 22 maggio 2009

questione di sesso


Oh uomo (?), se nel bdcdP sogni di avere le sopracciglia a rondine morta, qualsiasi barbiere, persino quelli che hanno più anni che capelli in testa e che accanto alle poltroncine tengono Diabolik e Famiglia Cristiana, sarà pronto ad accontentarti. Se invece il tuo desiderio sarà semplicemente di rendere i tuoi piedi presentabili in modo da poter indossare le Birki, nel raggio di dieci chilometri tutti quanti, compresi gli strafichi centri estetici del bdcdP da bere, ti guarderanno come fossi un marziano per la sola ragione che tu non sei una donna.

martedì 12 maggio 2009

una volta qui era tutta campagna elettorale


Attualmente, nel bdcdP l'unico vantaggio gratuito del digitale terrestre è quello di vedere bene Retequattro. Dovrei avere i brividi per l'emozione, ma alla messa cantata dello psiconano preferisco i porno veri, e quelli li trovo sul mulo.

lunedì 27 aprile 2009

ma se ghe pensu


La puzza di cane bagnato s'alterna a quella di legno marcio. Fosse in una nave, un uomo mediamente evoluto s'accollerebbe anche i topi, ma siamo nel bdcdP, posto in cui, invece, lo stesso uomo medita inutilmente un paio di lavatrici che non si asciugherebbero. La tv ha capito che bisogna rimpiazzare il Bagaglino: così, una voce metallica e lontana racconta quella di Cofferati condannato per comportamento antisindacale e quella – scompisciantissima – della destra che fa la sinistra mettendo la scuola privata tra i beni di lusso e criticando i quarti di manzo che si vorrebbero esporre al parlamento europeo. Mentre aspetta che i ravioli vengano a galla, l'uomo scopre che la torta per Pattismith non la spediscono e quindi dovrà inventarsi qualcos'altro. Bofonchia, ma poi, fiero di essersi sbronzato a salve a una festa dopo tanto tempo e senza che nessuno se ne accorgesse, capisce che se raccoglie tutti gli inviti ricevuti in questi giorni sarà un uomo felice almeno fino a fine giugno. Peccato che nessuno abbia capito cosa ci facesse Bentivoglio sotto il post precedente.

giovedì 23 aprile 2009

una voce poco fa


Alle sei di un ozioso pomeriggio, mentre tento di vedere un curioso film con Andy Garcia e Julie Delpy (ci sono anche altri attori famosi ma l'accoppiata mi fa sorridere per motivi che prima o poi spiegherò), il telefono squilla tre volte. Visto che le prime due conversazioni sono state con la medesima persona e che - come si dice - non c'è due senza tre, rispondo già convinto di ritrovarmi con lo stesso interlocutore che ha dimenticato di dirmi qualcosa. Invece una voce femminile mi annuncia che, anche nello sperduto bdcdP, da oggi si può non pagare il canone Telecom. Felice come un giorno di vacanza, mi faccio spiegare e seguo tutte le indicazioni della signorina che, per le mirabolanti leggi della privacy, è tenuta a ripetermi cento volte le stesse cose, tanto che temo che a un certo punto mi interroghi per sapere se sono stato attento. Alla fine, quando faccio per salutarla, mi dice «Grazie, e mi scusi». Mi scusi? E perché? «Perché so di avere una voce molto squillante». Ecco, anche per questa cosa piccola piccola, questa cortesia minuscola che cozza con i tempi triviali nei quali siamo tristemente immersi, me la sorrido beatamente per mezz'ora. S'intende che, il film, devo ancora finire di vederlo.

venerdì 30 gennaio 2009

conosco un posticino


Nel suo locale L. sta proprio bene. Come M. è un po' dimagrito e
ieri sera quella luce paracula negli occhi neri sembrava brillare ancora di più. Un'ulterore dimostrazione che chi va via da qui riprende colore, perde i chili in eccesso o prende quelli in difetto. Mi chiedo l'effetto che farà a me allontanarmi da qui, quando e se ce la farò.