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mercoledì 12 giugno 2013

quel che resta del frigo


In attesa di elaborare il lutto Refn (ne parliamo domani?), anche oggi onoro con il mio contributo questo bel progetto qui. Tra le tante cose che la DRFM mi ha insegnato è che la storia che per cucinare ci voglia tempo, sempre e comunque, è una sonora stronzata, e che, in venti minuti, volendo si può preparare qualcosa di buono con ingredienti buoni. Anche quelli che stanno in fondo al frigo, la carta attaccata alle pareti (c’è qualcosa di gastronomicamente meno erotico?), l’aria un po’ (f)rigida e umidiccia del cibo dimenticato ma ancora commestibile. Poi però ci sono quei piatti nati per riciclare gli avanzi e che invece ormai richiedono un carrello dell’iper: tipo la pasta al forno, la mia versione, quella sicula, quasi gattopardesca, con dentro il mondo. Besciamella no, per carità di dio. Il sugo, quello poi, poco, giusto per colorare. Ché il tronfio trionfo di melanzane fritte, carne macinata di manzo e maiale, prosciutto, piselli, formaggio, pangrattato, uova sode e fresche, non può mica essere troppo coperto dal pomodoro...

martedì 11 giugno 2013

lo zen e l’arte della manutenzione del fritto


Questo post è il mio modesto contributo a questa iniziativa qui.

E. è cuoco. Cosa faccia dietro una scrivania, chissà. E da cuoco mi ha insegnato le tre regole dei fiori di zucca fritti: acqua frizzante quasi gelata, farina legata all’acqua alla bell’e meglio senza star lì a far melina, olio davvero bollente. Ecco, a me questa cosa del connubio tra caldissimo e freddissimo utile a dare il croccante, la storia che è inutile star lì a masturbare la pastella che non è mica maionese e basta che sia densa il giusto, mi sa tanto di aneddoto con una sua morale. Quale sia poi questa morale, però, non sono sicuro di saperlo.