È stato bello averti insieme a me in questi tre mesi. Sei arrivata un po’ voluta un po’ per caso, ma quando ti ho vista sapevo già che saresti stata con me. E che, matta e vitale com’eri, sarebbero stati sorci verdi ma saremmo stati bene. Fino a ieri sera. Ti ho vista, nella gabbia di quel pronto soccorso, e ho capito che era l’ultima volta, sebbene fossero passate solo 24 ore. A coronamento di un autentico anno di merda, una sigla così ridicola per una malattia così fulminea e letale: peritonite infettiva felina. Addio piccola gatta.
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lunedì 8 dicembre 2014
sabato 22 marzo 2014
insufficienza respiratoria
È arrivato un sabato sera di febbraio di nove anni fa in braccio a quella ragazza che mi piaceva tanto: «L’abbiamo trovato, forse si è perso. Lo puoi tenere tu? La mamma del mio fidanzato non vuole animali in casa». La mamma del fidanzato, e il fidanzato che, in quanto mio coetaneo, aveva ben 34 anni, disponevano di un gran bel giardino, ma vabbè, a me piacciono i gatti, l’ho già detto. Sembrava pigro e il nome, cinematografico, venne da sé, anche se per nove anni la domanda seguente a «Come si chiama?» è sempre stata «Sid come Sid Vicious?». Se n’è andato ieri pomeriggio, dopo un paio di spasmi e un mese di tribolazioni, durante il quale fingevo di prepararmi al peggio portandolo quasi ogni giorno dal veterinario. Non avevo mai visto un animale morire. Ne avevo visto uno che sarebbe morto di lì a poco, la vecchia gatta del mio amico F., che una notte di capodanno ricevette forse le ultime coccole della sua vita dalla DRFM. Ora che ci penso non avevo mai visto nessuno morire. Ci sono sempre stati un ritardo, una lontananza, una porta chiusa. Non so se questa cosa abbia un significato, la morte di sicuro non ce l’ha mai.
venerdì 17 gennaio 2014
quando si muore si muore soli
Film di uscita natalizia che parla di morte in modo che questa, forse, per un attimo, sembri avere un senso? La cosa mi intrigava, ma i giudizi troppo positivi di solito mi danno le vertigini. Sarà per questo che Still life (titolo bellissimo e ambiguo al punto giusto, sottigliezze che ringalluzziscono il cinefilo snob che giace sotto la cenere) l'ho visto con l'arrivo del nuovo anno. Ed è stato ammmore. Per metà è merito di Eddie Marsan, tristanzuolo impiegato del comune di Salcazzuth che ridà dignità ai morti dimenticati, Joe contro il vulcano dal fisico fantozziano e la maschera di uno che non ha mai conosciuto gioia, interpretazione magistrale. Ma in realtà funziona pressoché tutto nella costruzione della storia, persino il finale (non la scena finale, perfetta, che a me ha commosso ma che alla mia vicina di fila ha causato pianto e stridore di denti) che un po' melodrammatico è, e che, naturalmente, non vi racconto. Avercene di film così, a pacchi, natalizi e non.
venerdì 29 marzo 2013
sensa de ti
E poi sto lì, ruzzlo in attesa che si liberi il bagno, scorro facebook e improvvisamente scoppio a piangere. Neanche fosse mio zio. Perché lui non era «...neanche un parente né mi guarda come si fa con (citazione colta del medesimo): parlo dell'immenso Enzo Jannacci, uomo che io amo (e da tanto) alla follia. Uno che mi appare immenso comunque, anche quando dice cose che non condivido. Perché confrontarsi con le idee di persone libere è un piacere sempre più raro». Così scrivevo da queste parti qualche tempo fa, e non trovo parole in più. Solo tanta tristezza, un dolore sordo, una roba che mi si piazza là, immobile, non scende. Mi metto a borbottare di Vincenzina che vuol bene alla fabbrica, e di Natalia la bambina in attesa di trapianto, e di Veronica al Carcano in pè. Mentre i singhiozzi si mescolano al fumo del sigaro, e questa notte si ingrigisce ancora di più.
mercoledì 21 marzo 2012
kitchen stories
C'è una cosa che mi zittisce. Una delle tante. Alcune sono belle. Altre sono atroci. O forse solo stupide. Tipo la morte. L'incapacità di dire qualcosa. Qualcosa che sembri sensata. Così da un paio di giorni, a fronte del lutto di un'amica, mi torna in mente F. e quello che fu capace di fare quando successe la stessa cosa a me. Arrivò con un sacchetto. Mi chiuse in cucina, me, lui, i nostri amici P. e M. Tirò fuori dei panini. Mia madre solo un muro più in là. Parlammo di tutto, tranne di quello che era successo. Scappò persino qualche risata, più o meno soffocata. Non l'ho mai invidiato tanto. E ringraziato. Tanto.
martedì 7 febbraio 2012
elaborazione di un lutto
Ah, lo so. Ben Gazzara impagabile faccia da Cassavetes, Ben Gazzara capace di passare da Don Bosco a Il grande Lebowski, da Festa Campanile a Happiness e via così per altre dieci righe. Ma chi ha detto che questo è un blog di cinema? Io appena ho letto della sua morte, beh la prima cosa che ho pensato è stata «New York, Madison Square Garden». No, nessun incontro, nessuno spettacolo, nessuna oscura citazione: è che durante il mio soggiorno nella grande mela, dormivo a due passi da lì. Vicino c’è una piccola pasticceria italoamericana che dichiara di preparare il miglior cheesecake della città. E c’è un video, ipnotico, trasmesso 24 ore su 24 da un piccolo monitor in vetrina: un tizio getta per terra due fette di dolce di due locali diversi e un paio di piccioni corrono a beccare quello della pasticceria in questione. Cosa c’entra con Ben Gazzara? Mica mi limitavo a guardare il video. Ci compravo la colazione, in quel posto lì. E c’erano almeno due foto con autografo di Ben Gazzara. Foto fatte nel locale, naturalmente. Beh, appena ho letto della sua morte, ho pensato tutta questa roba qui.
venerdì 8 ottobre 2010
solo un bambino
Mentre ti aspetto in macchina, l’occhio cade sulla targa della via. Quella parola proprio non la capisco, di un cattivo gusto annacquante, molto cattolico. Sotto «Nicholas Green» dovrebbe esserci scritto bambino, vittima, innocente, sfortunato, e invece leggo benefattore. Ma un bambino di sette anni non è un benefattore. Un bambino di sette anni ha voglia di giocare, di vivere, di scoprire la vita, non di morire per sbaglio ucciso da un proiettile mafioso di merda. Eppure, benefattore. In un paese geloso anche dei suoi corpi morti, fa ancora notizia la generosità di due genitori nel rendere disponibili gli organi del figlio.
martedì 17 agosto 2010
la vendetta del dottor k
Prima di tirare le cuoia, l’emerito pezzo di merda ha spedito lettere alle più alte cariche dello stato. Minatorie, probabilmente.
mercoledì 11 novembre 2009
vedo la gente morta (reprise)
C'erano almeno due buoni motivi per non andare a vedere This is it. In primis, la palpabile sensazione di sciacallaggio che aleggiava intorno all'operazione. Secondo motivo, il regista: Kenny Ortega aveva al suo attivo High school musical nonché la regia televisiva di quel tronfio trionfo di retorica che è stato il funerale di Michael Jackson. Che va beh che siamo amici, ma se io muoio mica chiedo a F. di farmi il filmino, pretendo Scorsese, Gilliam, Almodóvar, se voglio restare in casa Bertolucci. Però nutro una vera passione per i documentari musicali. In più, come ormai sa chi mi legge regolarmente, sono curioso come una scimmia (e si sa, la curiosità uccise il gatto, mica i primati). Infine, per dirla tutta, quello strano alieno mi ha sempre affascinato. Ché tra le luci, gli effettoni e gli effettacci (pochi, in verità), dentro al cinema a tratti mi sentivo un po' Richard Dreyfuss in Incontri ravvicinati, però senza droga e con meno alcool in corpo. Che dire? Contro ogni aspettativa il film m'è piaciuto. Tolte le dichiarazioni d'ammmore al di sopra di ogni sospetto da parte del cast tecnico e artistico (tutto il materiale è stato girato prima della morte di Jackson, avrebbe dovuto servire per un making of del dvd del concerto londinese), viene fuori un ritratto interessante: MJ insopportabile nel suo buonismo, nella sua calma serafica, nel suo ecologismo celentanesco, ma anche MJ professionista d'alto livello, perfezionista, macchina da emozioni, potente e fragilissimo insieme.
lunedì 2 novembre 2009
impressioni di novembre
Capitalism: a love story in una multisala bevendo la prima e ultima cocacola dell’anno: i gold swap fanno pensare ad Alberto Sordi, i “contadini morti” di Procter&Gamble al fatto che la mia amica P. grazie a dio non ci lavorerà più. Camporella in centro città come quando si era gggiovani. Alda Merini come un’ombra di tristezza alla radio fra uno scontrino e un caffè. Voglia di scendere a Termoli per infilarsi negli anni Settanta della sua stazione. Qualche ora di sonno finché tutto intorno diventa pioggia, pioggia, pioggia e bdcdP. Almeno fino a venerdì.
mercoledì 23 settembre 2009
pittore ti voglio parlare
Mi sono sempre chiesto se fosse vera quella strofa degli Elii: «La gente intorno grida “Evviva Wess”! Due corpi e un'anima fu il suo success, ma dopo lo hanno ostacolato perché era un negro». Io voglio sperare che avesse soltanto fatto il suo tempo e che senza l’altra metà del duo, quella Ghezzi Dori filata in Sardegna con Faber, fosse un po’ fuori target in un’Italia canora dove i neomelodici erano brutte fotocopie di cloni malriusciti di una sottomarca a 45 giri dei Pooh. Gruppuscoli le cui oggi impensabili canzoni di amori adolescenziali (si sa che il sesso è riservato ai maggiorenni, a meno che non ci sia di mezzo papi) iniziavano con i bottoni e finivano su una zip. Insomma, si trombava affossati nel miele. E non è una cosa porca.
martedì 8 settembre 2009
il vecchio e il bambino
È andato anche Benjamin Button. Massì, vecchio quand'era giovane, incredibilmente bambino prima di morire. Dopo gli esordi da saccente secchione ammericano, divenne l'ingenuo bacchettone moralista imbarazzante nelle sue papere (se erano costruite, facevano ridere come le barzellette del ducetto), per poi perdersi fuori sincrono con i suoi giochi ormai instupiditi - ma sempre comunque figli di un'Italia che non c'era più - nella tv di un altro vecchio che (ahimè ancora vivo) si crede irrimediabilmente anche lui ragazzino. E poi gli ultimi, meravigliosi fuochi, da spudorato monello fiondamunito appresso a quell'altro matto di Fiorello. Stasera non voglio ricordare il «poverino» all'indirizzo di Pierangelo Bertoli, né lo spottone buonista per giustificare un Vasco Rossi strafatto, né la mancanza di rispetto nei confronti della Sacra Goggi. Mi piace però pensare che a tutti sia data una seppur breve fase di gioventù. Presto o tardi, poco importa.
sabato 29 agosto 2009
ia-ia-ò
Quand'ero bambino, quei quattro signori eleganti e divertiti sembravano già appartenere al passato: un po' di tv dei ragazzi, mille repliche d'estate. In realtà erano più vivi che mai, ma che la rai tornasse a dare spazio a un gruppo colto, raffinato, ironico, musicalmente preparato, soprattutto dopo che il suo leader s'era messo a scrivere canzoni meravigliose come questa, era cosa praticamente impossibile. Ieri è morto l'ennesimo grande artista italiano dimenticato.


sabato 8 agosto 2009
johnny b. goode
Ho sempre fatto fatica a capire come uno che aveva dimostrato che negli Ottanta si potessero fare drammi e commedie adolescenziali con i controcoglioni si fosse perso dietro qualche infelice sceneggiatura negli anni a venire (peraltro usurpando il nome del Conte mio omonimo, eccheccazzo!). Ma oggi, anche se con un paio di giorni di ritardo, voglio ricordarlo per tre capisaldi del famigerato decennio della mia adolescenza. Tre film che rivedo ancora con grande piacevolezza, tre pellicole che ho mandato a memoria, che mi fanno ancora ridere, mi commuovono, a volte mi fanno incazzare col mondo, e mi ricordano anche di quando qualcuno diceva (mah!) che in qualcosa somigliavo a Matthew Broderick. Grazie John. Grazie per aver fatto conoscere in Italia Steve Martin, per averci fatto amare il povero John Candy, per questo, questo e soprattutto questo.
venerdì 26 giugno 2009
lunedì 9 febbraio 2009
le ultime parole famose
Se non fosse che nel calderone ci ha schiaffato ingiustamente anche Faziofabio, verrebbe voglia di sottoscrivere in pieno l'articolo di Edmondo Berselli pubblicato dall'Espresso. Dell'autoindulgenza di cui si parla è purtroppo imbevuto anche Ex, commedia carina ma vagamente innocua che gioca con il cinismo e la misoginia salvo poi concludersi in un'insopportabile volemose bene collettivo. Tra i 1200 attori più o meno famosi che fanno parte del cast, spiccano Enzo Salvi, che appare per pochi secondi e a cui è affidata una (giuro!) delle battute più scorrette e divertenti, e Claudio Bisio, cui tocca la parte triste e malinconica del film. Ed è proprio il finale della sua storia, per quanto melassoso, che vorrei fosse il mio. Insomma, diciamocelo, mi scoccerebbe proprio parecchio morire oggi senza sapere come finisce il libro che sto leggendo: c'è un volontario che abbia voglia di declamare davanti a un'urna funeraria le ultime 40 pagine di Madame Bovary?
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