Patrick Macnee, più inglese di qualsiasi 007, micidiale con la sua bombetta e il suo ombrello, quando i Vendicatori del fumetto si chiamavano Vendicatori e se dicevi The avengers parlavi di Agente speciale. Paolo Piffarerio, genio di tanto Carosello, mito nella realizzazione di Fouché, ma soprattutto colui che raccolse la pesante eredità di Magnus regalando un centinaio di meravigliosi Alan Ford alla mia infanzia. Laura Antonelli, sola, deturpata, abusata: altri ne hanno fatto un monumento per dimenticare un po’ più in fretta (cit.). Dick Van Patten, che a parte Colombo e Dallas credo abbia partecipato a qualsiasi altro telefilm dei suoi tempi. Sergio Sollima, padre e forse vittima del successo del Sandokan televisivo. Remo Remotti, Freud del più geniale e incompreso film di Nanni Moretti, ma soprattutto stralunato poeta che se ne voleva andare da quella Roma incazzata, puttanona, borghese, fascistoide che tanto somiglia all’Italia.
Visualizzazione post con etichetta fumetti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fumetti. Mostra tutti i post
giovedì 2 luglio 2015
lunedì 18 agosto 2014
il collezionista di collezionisti
E insomma, ero lì, in attesa, dal barbiere. C’era solo un vecchietto prima di me, di più non potrei sopportare. Il mio barbiere (da cui vado pochissimo, usando prevalentemente la macchinetta) ha proprio la faccia da barbiere vecchio stile. Molto vecchio stile, roba che persino il fonatissimo abbronzatissimo anni Settanta che mi accorciava i capelli da bambino era già tanto, tanto avanti. Dal fonatissimo leggevo Diabolik, qui posso scegliere, dallo stesso cassetto (uh immagino già quando arrivano mamme con i bambini!) fra Topolino e Jacula. Albi tanto vecchi che se glieli rubo tiro su qualche soldo su ebay. E così stavolta mi sono messo a leggere Jacula, la vampira. In cui al massimo si vede la protagonista nuda stile Fujiko. In un Ottocento (?) dove spesso si parla come negli anni Settanta. Bellissimo. E, soprattutto, dio ti ringrazio, nessuna traccia di Visto e Chi.
giovedì 12 giugno 2014
abitudinari
Lo ammetto: ho riletto la storia originale di Claremont e Byrne, anno 1981. Che in Italia significò 1989, causa gli anni bui del fallimento dell'Editoriale Corno. Giorni di un futuro passato, al di là della facile ironia sul titolo (a me fa venire in mente gli Elii...), è una gran bella storia che però, spiace un po' dirlo, appare datata nei ritmi, negli avvenimenti, oltre ad essere un “piccolo” racconto di 44 pagine. Per dire, La saga di Fenice Nera, stessi autori anno precedente, trovo che sia ancora oggi di un'importanza e di una modernità “totale”. Dico ciò perché tutte le polemiche nerd sulle infedeltà del nuovo film degli X-Men rispetto al fumetto cui si ispira le trovo noiose come una puntata di Beautiful. Cari miei adolescenti inquieti (che poi dovreste avere più o meno la mia età), perché vi siete fatti andare bene tutte le distopie e i cambiamenti e i reboot e gli ultimate su carta e poi vi fate tante pippe su pellicola? Io l'ho trovato davvero molto bello. Ben fatto, ben costruito, ben interpretato, carico di ritmo. Con curiose trovate che come sempre mescolano vecchio e nuovo come in una centrifuga per insalata: dal look d'antan della Bestia alla versione quasi alla Van Sant di Quicksilver. Poi sì, onestamente, ho ritrovato il mio solito personale fastidio per i riferimenti storici, dalla Baia dei Porci alla morte di JFK, ma poi mi sono detto: non era sgradevole anche il nazismo di Teschio Rosso? Eppure all'epoca leggevo e basta. Forse dovremmo solo godercela, questa Golden Age del cinema Marvel. Punto. Lamentarci di fronte ai film che gridano vendetta (I Fantastici Quattro, Daredevil, Elektra, Ghost rider) e crogiolarci in tutto il meraviglioso resto. Bentornato a Bryan Singer, al Johnny Walker in primo piano come in un poliziottesco anni Settanta, e anche al bel culo di Hugh Jackman.
martedì 20 maggio 2014
the disappointing spiderman
In principio fu l'Uomo Ragno: ve l'ho già detto, vero? La mia passione Marvel nacque lì. Ero così innamorato che guardai anche i pessimi film poveri della fine degli anni Settanta. Facevano così cacare che, la serie tv che ne derivò, in Italia non la acquistò nessuno, nemmeno quello sventurato che pagò per avere L'incredibile Hulk con Lou Ferrigno. Millemila anni e dollari dopo arrivò Sam Raimi e fu amore folle, con l'arrampicamuri che si lanciava da un grattacielo all'altro proprio come nei cartoon. Poi, dopo il terzo, ridicolo capitolo in cui era piombata la serie, arrivò il rebuttanitoma' (trad. reboot di quella zoccola di tua madre). Al posto del mitico Raimi, Marc 500giorninsiemassorete Webb. Al posto di Tobey Maguire, che finalmente aveva trovato un senso nel mondo, Andrew Garfield (che io ho dovuto cercare su google). Al posto della storia classica mutilata per esigenze di spazio/tempo, uno strano misto di classico e ultimate (ah, se avessi sotto mano l'ideatore delle serie Ultimate!) e una melassa adolescenziale che neanche nei peggiori teenmovies anni Ottanta. E questo fu il primo capitolo, che ho visto solo di recente per prepararmi al sequel. Sequel che, vivaddio, funziona molto meglio. Accantonati un po' gli ormoni adolescenziali, la storia prende respiro e profondità. Tuttavia, l'idea di accontentare tutti, come sempre, scontenta la maggioranza. Il mix funziona a fasi alterne, e francamente non si capisce come in tutto questo possa trovare posto l'umorismo basic dell'Uomo Ragno degli esordi. La morte di Gwen Stacy (evviva, ci siamo tolti dai coglioni Emma Stone!), telefonatissima per chi sa la storia e sorpresona per chi la ignora, è molto ben costruita, ma resta davvero indigesta una serie di trovate incomprensibili o inutilmente ironiche (?!?): la suoneria del cellulare, il caricaturale scienziato tedesco che sembra il professor Krantz di Paolo Villaggio, l'inutilizzo di un personaggio come J.J. Jameson, la nascita di Goblin così di punto in bianco come se Harry Osborne non avesse mai fatto altro nella vita, la pelle nera di Electro (un disadattato Jamie Foxx col riporto, che due coglioni 'sta cosa che ci dev'essere sempre uno di colore!) e Rhino (povero Paul Giamatti...) che parla russo come un Ivan Drago sfigato e sembra un trasformer. Insomma nessuna promozione, Amazing Spiderman rimandato in attesa dei Sinistri Sei. Ah, non occorre aspettare la fine dei titoli di coda: c'è solo uno spottone del nuovo X-Men.
giovedì 24 aprile 2014
quattro passi fra le nuvole
Il virus del cannibale è sempre più deleterio e corrosivo: questa è la mia ennesima classifica della vita, e ne sono in preparazione altre due. Quindi? Quindi cazzi vostri, questa volta tocca ai fumetti con cui sono cresciuto. Poiché in tanti hanno fatto un’unica lista generica “letture”, prevengo le possibili critiche spaccapilifere: dei romanzi mi occuperò a parte, non perché li reputi qualcosa di più “alto”, ma semplicemente per dare uguale spazio e dignità a due mie grandi passioni. E ringraziate che leggo sì e no due saggi l’anno, altrimenti vi sareste beccati un terzo elenco. L'ordine è più o meno cronologico. Pronti? Via. Ah, si capisce che sono cresciuto a pane e Marvel?
Quando lessi quest'albo de L'Uomo Ragno avevo sei anni: capite che infanzia difficile? Scherzi a parte, per la prima volta nella storia Marvel un personaggio principale moriva. Bon, fine. Niente resurrezioni, ma mille sensi di colpa (se l'avesse presa meglio con la ragnatela forse non le si sarebbe spezzata la schiena?) e una serie di albi profondi e devastanti. Opera dell'immenso Gerry Conway e del buon Gil Kane.
Alan Ford
Per ragioni anagrafiche, la mia conoscenza del Gruppo T.N.T. coincide con le storie di Paolo Piffarerio, il disegnatore dei nasi, come l'ho sempre definito. I primissimi albi, quelli di Magnus, li scoprii un po' dopo. E, ovviamente, arrivai ad Alan Ford in quanto pubblicato dall'Editoriale Corno (che allora stampava tutta la Marvel) e in quanto scritto dal fondatore della medesima, Luciano Secchi.
Ci credereste? Negli anni Settanta Il giornalino era una rivista a fumetti con i controcazzi, con autori importanti, grandi storie d'avventura e di attualità, nonché una serie di eccellenti trasposizioni di opere letterarie. Tra queste, Amleto, Romeo e Giulietta e La tempesta, frutto di quel genio di Gianni De Luca, che diede all'operazione un innovativo e spettacolare taglio cinematografico.
Asterix
Ho sempre adorato le storie dei mitici Goscinny e Uderzo: i cartoni “storici” li avrò visti mille volte, Asterix e Cleopatra lo conosco a memoria. I fumetti li leggevo a puntate ne Il giornalino dei tempi d'oro, quando il buonismo e la voglia di strizzare l'occhio ai più piccoli e alla tv erano più o meno impensabili. Il mio preferito? Il druido Panoramix.
Ancora Il giornalino. L'eroe di Morris e Goscinny era un altro mio mito, forse in risposta al western “serioso” che piaceva tanto a mio padre. Più del protagonista adoravo lo stupidissimo cane Ran-tan-plan e il cavallo saggio Jolly Jumper. Non so perché, e sarebbe interessante scoprirlo, mi ricordo molto bene la storia Western circus, proprio io che detesto il circo.
L’eternauta
Molti anni dopo, di fronte alla mostra dedicata a Héctor Oesterheld e inspiegabilmente ospitata in quel barcone in disuso che era fino a qualche tempo fa il Museo dell'Automobile di Torino, mi sono quasi commosso. Cosa poteva capirne un bambino, leggendo il Lanciostory delle sorelle maggiori, di una fantascienza “da camera” metafora della dittatura argentina? Nulla. Ma quanto mi piaceva!
Qui c'entrano le tette. Ancora Lanciostory, ancora Argentina, ma stavolta quel genere fantasy che a me, tranne rare eccezioni, non è mai piaciuto. Eppure trovavo parecchio erotico questo fumetto (ero un bambino, bastava qualche trasparenza qua e là) ambientato in una fantapreistoria abbastanza nebulosa ma a suo modo affascinante.
Mister Macchina
Pubblicato su Gli Eterni (ancora Marvel, ancora Corno), che raccoglieva un mix di fumetti fantasy e di fantascienza. Nonostante Jack Kirby mi stesse sul cazzo con i suoi inchiostri pesanti, la storia di questo strano androide, e della sua buffa, eroica, tragica fine, mi aveva conquistato anche da ragazzino. Ritrovato, riscoperto, riamato dopo anni, altro acquisto fortuito, credo al Cartoomics.
Pubblicato negli Usa nel 1980, da noi, a causa delle tristi vicende dell'Editoriale Corno, uscì nel 1988. Meno male: nell'80 mi feci convincere che ero troppo grande per leggere i fumetti e smisi. Mi sarei perso questa perla. Fu il mio amico F. a riattirarmi nella tela. Avevo sempre amato gli X-Men, e questa è una delle loro storie più belle in assoluto. Testi e disegni del mitico duo Claremont-Byrne.
Marvels
Nel 1994, non so più dove e come scoprii questa miniserie la cui quarta di copertina mi conquistò e che acquistai immediatamente. Kurt Busiek e Alex Ross raccontano, attraverso la storia di un fotografo dagli anni Quaranta ai Settanta, come si sarebbero intrecciate le vite dei supereroi a quelle della gente comune, mescolando come mai prima la Storia alle storie dei personaggi Marvel. Imprescindibile.
Etichette:
bicàus,
classifiche,
fumetti,
uai
giovedì 3 aprile 2014
neil armstrong o vita spericolata
Io li vorrei conoscere quelli che hanno pensato 'sta cosa della lista, ché tanto bene non devono stare. Allora, è successo questo (mettetevi comodi che pare sarà un post lungo): Capitan America, nel secondo film della saga (titolo italiano Captain America: the winter soldier), a un certo punto annota in un taccuino le cose che laggente gli ha consigliato di recuperare rispetto a quei sessant'anni che ha passato nel freezer. I buontemponi Marvel hanno deciso di adattare questa lista, almeno nei Paesi dove il mercato è più forte: così è sparito Steve Jobs (macheccazzo!) ed è arrivato Benigni (immagino non quello di Televacca o de L'inno del corpo sciolto), è scomparso l'allunaggio ed è arrivato Vasco Rossi (sarà per la Steve Rogers Band? in ogni caso, che sia il Vasco antecedente a Stupido hotel, sennò m'incazzo di più). Ma parliamo del film. Che, signori miei, nonostante i registi (ma che vi ha fatto Capitan America, perché lo date al primo che passa?) è una figata pazzesca. Oh, finalmente! Era da un pezzo che volevo dirlo riguardo a un film Marvel, ma mancava sempre qualcosa. Stavolta ci siamo, è proprio fico. Punto. Forse perché non è poi così tanto un film su Capitan America? Chissà. Perché qui in realtà in ballo c'è soprattutto lo S.H.I.E.L.D. (gesù, io a Nick Fury nero non mi ci potrò mai abituare!), è una sorta di spy story con contorno quasi accidentale di supereroi (ma quanto è deliziosamente vintage Falcon? almeno quanto le scene allo Smithsonian), con una gnoccheggiante Scarlet vedovanera Johansson e un Robert Redford perfetto nel ruolo del pezzo di pane che si rivela (spoiler) la peggiommerda. A trovargli un difetto (no, non Chris Evans, dai, su!), a trovargli un difetto, dicevo, ci sono dei fantastici dialoghi Marvel style, delle fantastiche scene d'azione Marvel style, però separatamente: e questo non è molto Marvel style... Ah, restate fino alla fine, mi raccomando, ci sono ben due scene aggiuntive. E alla prima, lo ammetto, mi sono emozionato. Andiamo al forte di Bard a veder girare il sequel de I Vendicatori?!?
martedì 20 marzo 2012
ancora 48 ore
Andiamo al Cartoomics che se ti vesti da fumetto entri gratis? Eva Kant, che poi son 50 anni di Diabolik, vuoi mettere? No, la calzamaglia di Diabolik io no. Però col senno di poi potevo fare Ginko. Vabbè. Questo accadeva settimane fa. Poi succede che ma sai che in quel weekend c’è anche Blackbird a teatro? Roba pesa, un pedofilo e la sua vittima che si ritrovano dopo anni, ma le cose non sono mai così semplici, il bianco e il nero che si confondono, si va? Internet santo subito, compriamo i biglietti. Poi sfoglio Vivimilano e sai che sabato mattina c’è Besson che presenta il suo film all’Anteo? Io chiamo ma figurati se… Ho prenotato per due. E così fu. Sveglia come se si lavorasse, ma arriviamo in anticipo, e se c’è folla, c’è traffico, c’è coda, non ci sono i posti numerati? Besson non è un campione di simpatia ma direi che non ci fa, quindi lo adoro. Girula per Brera a cercare un posto aperto a pranzo che non sia spennaturisti: missione quasi compiuta. Un po’ di metro e un po’ di auto e un po’ di metro ché si sa che io volevo solo avvicinare la macchina ma non mi è riuscito benissimo. Teatro in seconda fila “prospettica” allo Studio del Piccolo, Blackbird risulta meno pugno dello stomaco del previsto, ma proprio per questo tocca molte più corde: Anna Della Rosa, con il suo lungo monologo a metà spettacolo, ti mozza il fiato. Cena a casa, zia e nipoti, anni da 1 a 83, io - anche anagraficamente - nel mezzo. E domani a che ora andiamo al Cartoomics? Pranzo, c’è meno gente. Ma ti vesti come Eva Kant? Ms? Ms? Ms!
Etichette:
casi,
fumetti,
Milano,
teatro,
un fatto véro
lunedì 12 marzo 2012
parabole
Aspettavo un'articolessa, di quelle lunghe, accorate, magari anche noiose. Ma Lucia Mannucci è morta e non se l'è filata nessuno. Nel giorno della festa della donna (rido? rido) è stata ricordata come la donna del Quartetto Cetra. L'ennesimo orpello nella festa dei cotillons, come fosse stata solo la moglie di Virgilio Savona. D'altronde anche il Quartetto nella sua interezza è stato dimenticato, salvo ricordare le simpatie comuniste di Savona (per le quali furono alienati dalla Rai) o per intitolare loro un palco della Scala (e perché non una vecchia fattoria?). Insomma il nulla. Così come è sconfortante vedere la pochezza in fotocopia (magari di quelle col toner scarico) dei commenti alla morte di Moebius. Uno dei più grandi artisti visionari del Novecento, uno cui l'idea di fumetto e di cinema devono tantissimo, uno che c'è mancato poco facesse Dune con Jodorowski (altro che Lynch, ma non lo sapremo mai) e che, capendo la grandezza di un personaggio a lui apparentemente estraneo come Silver Surfer, gli ha dedicato un graphic novel che commovente è definire poco. Che c'entrano Moebius e la Mannucci? Niente. Ma c'è una moria insopportabile, e purtroppo non è quella delle vacche.
martedì 10 marzo 2009
ispirazioni
Avrei voluto scrivere che il mio personaggio preferito è il Dr. Manhattan. Che la sequenza dei titoli di testa è la cosa migliore del film e che l'uso della colonna sonora è spettacolare. Che le donne come Spettro di Seta mi annoiano a morte nella realtà, figuriamoci nella finzione. E che continuo a pensare che tra la DC Comics e la Marvel ci sia la stessa differenza che passa tra Microsoft ed Apple.
Poi, invece, ho composto questa:
Ognuno sta solo sul cuore della terra
trafitto da una fissione nucleare.
Ed è subito Watchmen.
trafitto da una fissione nucleare.
Ed è subito Watchmen.
Iscriviti a:
Post (Atom)