Ci sarebbe da andare a prendere X. Dove? A Milano. Stica. Sarà anche meglio che lavorare, specie con il bdcdP penetrato in ogni dove? Sì. E così ci si documenta, Unfattovéro legge il suo romanzo, io ogni tanto sbircio: penso che potrebbe starmi sul cazzo (lui? il libro? tutt’e due?), ma forse no. Infine si va, macchina francese brutta come un transformer ma veloce come una scheggia. Milano di domenica a pranzo, se non sei in centro, è deserta come un qualsiasi paesello dei dintorni: neanche l’eco di una partita alla radio, l’ombra di un bar aperto. Una pizzeria sguelfa ci concede di malavoglia un caffè, noi che una pizza, averci tempo, la si mangerebbe volentieri. L’uomo scende, dà subito del tu, parla, chiede, risponde, fa quello che non se la tira, noi quelli che chissenefrega se è un vip. Dopo due ore d’auto volate via con piacere, il gelo per il brutto albergo che gli è stato riservato. Seguiranno a breve i capricci per il ristorante dove mangerà (pregiudizio gratuito, stavolta) e chissà che altre pippe di cui non sono a conoscenza. Che resta della persona con cui abbiamo viaggiato? Una simpatica dedica sul frontespizio, temo.
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giovedì 22 settembre 2011
lunedì 16 maggio 2011
fieri del salone
L’immagine più bella: due ragazzi, meno di trent’anni, bocca semiaperta e mano nella mano, dormono seduti davanti alla Rizzoli. Semimbucato in sala stampa, chiacchiero sui sedili di un aereo che non partirà mai con un’altra bloggamica che finalmente ha un volto. Scopro che fare lo scemo con Battiston mi viene incredibilmente naturale. borgheziocotagiordanozecchisgarbi scorrono via dai miei occhi come verso qualche canale di scolo. I geni della Marvel pubblicano raccolte che sembrano ristampe anastatiche: stessa carta, stesso inchiostro, profumo di editoriale Corno, ricordi di trent’anni fa; la mia madeleine si chiama Thor.
lunedì 5 aprile 2010
fame
Fiumicino. Tra un volo e l'altro finisco il libro della Parrella, inizio Lethem, scopro che è tutto un altro romanzo rispetto a quello che mi aspettavo, per fortuna mi piace: un Hornby ambientato a Brooklyn, direi se avessi già letto qualcosa di Hornby. L'insegna del winebar di Frescobaldi mi ispira, si sta al bancone con prezzi da ristorante ma me ne fotto e mi faccio un Morellino. Poco dopo ecco che mi si siede accanto il noto comico della nota coppia comica che non sai mai chi è l'uno e chi è l'altro. Magro come uno stecco, ha baffoni anni Settanta e anche il maglione sembra uscito da un poliziottesco. Lo riconosco subito e con me, piano piano, anche tutti quelli che stanno lì intorno. Mi riprometto di scomparire se qualcuno gli chiederà un autografo, cosa che per fortuna non succede. Però lo guardano. Ci guardano. E io mi chiedo cosa farei al suo posto se mi cascasse addosso un pezzo del formaggio che sta mangiando o, peggio, un sorso del vino che sta bevendo. Manderei affanculo l'aplomb e smadonnerei come mio solito? A naso, direi proprio di sì. No, non ce la posso fare. Allontanate da me l'amaro calice: se dovesse capitare, ricco sì, famoso mai.
lunedì 30 marzo 2009
cuaffér
Domenica mattina. Io e il Martini (inteso come alcolico) ci godiamo la pioggia dalla veranda di un bar. Poco dopo, al tavolo accanto si accomoda qualcuno che riconosco solo dopo un po'. È il Coglione, come vent'anni fa ebbe saggiamente a definirlo un Beppe Grillo in stato di grazia. È uno di quelli che dicono faccia il giornalista, in realtà dirige una rivista di curtigghiu (corna vip e dintorni), il cui grafico usa Photoshop con la stessa oculatezza con cui lo psiconano evita di sparare cazzate. Ora, dal profondo della mia ingenuità penso sempre che uno, in privato, non possa davvero essere come appare in pubblico. E invece. E invece eccolo lì, versione checca di Belmondo, pontificare su quanta cultura ci sia già nei programmi Rai («i numeri che fa Voyager»!), sparare sui “cattocomunisti” con la scusa di prendere per il culo un suo collega al telefono, studiarsi Garlasco come fosse una puntata di C.S.I., fare ipotesi su Gesù per qualcosa che rischia di diventare il libro del suo accompagnatore. Nel frattempo, come se non bastasse, è finito anche il Martini.
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