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venerdì 4 luglio 2014

porchilmondo


E insomma dispiace un bel po’. Perché a me Giorgio Faletti ha sempre divertito proprio tanto. Vito Catozzo in primis, ma anche il testimone di Bagnacavallo e il mattomattomatto col suo giumbotto. Per non parlare di Franco Tamburino all’interno di quello strano miracolo tv che fu Emilio. Poi l'ho scoperto come autore di canzoni. No, non le canzoncine sceme (per quanto «Le donne vanno e vengono lungo il viavai del porto…» sia un delizioso e brevissimo flash comico), non la retorica di Signor tenente, ma quella piccola perla d'album che è Il dito e la luna cantato e suonato da Angelo Branduardi. Al cinema, curiosamente, ha credo sempre fatto lo stronzo, ma niente di memorabile. Si piaceva, e probabilmente aveva un ego di discrete dimensioni: e questo gli italiani non lo perdonano a nessuno, tranne a se stessi e forse ai calciatori. I romanzi non li conosco: le persone più diverse me ne hanno detto tutto il meglio e tutto il peggio. Però Io uccido sta nel mio kindle da mò, tanto che adesso sembra quasi brutto infilarcisi, così.

venerdì 9 maggio 2014

the reader


Come promesso, dopo i film e i fumetti, ecco la lista dei romanzi con cui sono cresciuto, quelli che hanno maggiormente contribuito a farmi diventare quello che sono (così sapete con chi prendervela). Ci ho messo un po’ (’ste liste sono faticose, signora mia!), però mi piaceva l’idea di pubblicarla mentre a Torino è in corso il Salone del Libro. L’ordine, più o meno, è cronologico.


Trilogia del capitano Nemo
Jules Verne e i suoi romanzi d’avventura venati da quel pizzico di fantascienza e di esotico sono stati un mito per la mia infanzia. E, da bravo feticista del libro, ricordo ancora il profumo di quei tomoni Mursia corpo 14 con le illustrazioni ogni 32 pagine.








Il giallo per ragazzi
Questa collana davvero ce la ricordiamo solo io e il Bradipo, anche se avevamo gusti abbastanza diversi: i miei preferiti erano Rossana, i Tre Investigatori e i Pimlico Boys. Li ho letti quasi tutti e, come un piciu, li ho dati via per fare posto ai libri “per adulti”. Ne parlai già qui.






Agatha Christie
Anche in questo caso non posso indicare un singolo titolo: c’è stato un periodo della mia prima adolescenza in cui non leggevo quasi altro. Amavo soprattutto Poirot, ma non mi dispiaceva miss Marple: mentre leggevo, i due avevano ovviamente le fattezze di Peter Ustinov e Margaret Rutherford.







L’amante di Lady Chatterley
Primo romanzo adulto non di genere? Può darsi. Di sicuro primo romanzo per adulti, trafugato dalla stanza delle mie sorelle: lo sapevano? boh, se sì fecero finta di non saperlo. Me lo ricordo poco, non mi eccitò (ma è un problema tra me e i libri), però mi piacque.






L’ombra dello scorpione
Un tomone gigantesco finito in cinque giorni d’estate. Il miglior Stephen King che avessi mai letto fino a quel momento. E, come è accaduto anche in seguito con il Re, partendo (per via della trama) da aspettative non molto alte sulla qualità della storia.







Cent’anni di solitudine
Insieme a L'amore ai tempi del colera, il mio preferito di García Márquez. Non mi importava perdermi in quei nomi tutti uguali, quegli alberi genealogici quasi biblici: mi affascinava la storia e, forse soprattutto, il modo in cui era raccontata.






Madre notte
Ricordo come l'ho scoperto, per caso, parecchi anni fa: una vecchia copia (credo la prima edizione italiana) che qualcuno aveva regalato a mio padre. Ne raccontai qui. Amore a prima vista per Kurt Vonnegut, autore all'epoca totalmente sconosciuto nel nostro Paese. Geniale, come sempre.








Cinema tedesco: dal Gabinetto del dott. Caligari a Hitler, 1918-1933
Come fosse arrivato nella nostra libreria quel volumetto vecchiotto (anche lì, una delle prime edizioni italiane) non so. Ma avevo il trip degli espressionisti tedeschi che andavo a guardare al Goethe Institut col mio amico F. e lo lessi d'un fiato. Merito della scrittura piacevolissima di Siegfrid Kracauer.



L’insostenibile leggerezza dell’essere
Poiché cominciavo già all’epoca a essere un po’ snob, decisi di leggerlo solo prima di vedere la (buona) trasposizione cinematografica. Fu folgorazione. Come mescol(av)a narrativa e “altro” Milan Kundera, oggi, forse, non c’è nessuno.








Il conte di Montecristo
Ci sarà mica bisogno di spiegarlo? Vabbè, come scrissi nel primo post di questo blog, il romanzo di Dumas è uno dei miei libri della vita, perché tutti sogniamo prima o poi di fuggire dalla nostra If personale, trovare una Montecristo in cui rinascere, quindi tornare belli ricchi e spietati a far danni.

martedì 11 dicembre 2012

c'è un tempo d'aspetto, come dicevo


Penso che ammuccarsi sia un gran bel verbo. Non lo usavo dai miei vent’anni, ritrovarlo tra le pagine di Così in terra di Davide Enia (romanzo amatissimo) ha avuto il suo perché. Il weekend non è stato soltanto Michel Gondry, è stato anche l’ambulante del Maghreb che meriterebbe un post a parte, con il suo disperato umorismo e l’accento piemontese. È stato anche la mostra di Degas tentata il sabato a un orario impossibile, fermati da due uscieri simpatici quanto svegli: per niente. Ci siamo rifatti domenica, e poi via verso casa, nel lettore dvd Cosmopolis di Cronenberg. Ne parlo? Ne parlo. C’è un fascino sottile, un’ironia selvaggia, un erotismo sfuggente, una recitazione volutamente piatta e algida che ti si schianta sullo stomaco insieme a dialoghi surreali eppure così tanto legati alla realtà. C’è una limousine e ci sono le coincidenze con Holy motors: possibile siano solo coincidenze? E, soprattutto, esistono le coincidenze? A me il finale in cui Benno spiega al protagonista che ha perso i suoi soldi perché nei mercati cercava l’armonia e invece doveva ispirarsi all’asimmetricità della sua prostata mi ha fatto morire. È ufficiale: ci ha messo un po’, ma la peperonata Cosmopolis è stata digerita.


lunedì 23 aprile 2012

tàdada-da-da-da...


Com’era la canzone? Gambe di legno, culo di marmo… Non era così? Vabbè, ma io ora mi sento in questo modo. I sette chilometri di passeggiata in lungo e in largo per il bdcdP, se ieri mi hanno caricato, oggi mi hanno un po’ corcato. Il pomeriggio è volato con le ultime 150 pagine di 22/11/’63. Che è un libro bellissimo e la bionda ancora una volta aveva ragione. Perché come ho letto da qualche parte e sottoscrivo in pieno, è un romanzo che ti fa “vedere” l’America dei primi anni Sessanta, che te la fa respirare. Un romanzo che è quasi cinema, ma forse è meglio che non lo diventi. Stephen King ha scritto forse la sua opera più bella, più compiuta. E sì che a giocare con la Storia e i what if si sono strinati in tanti. Forse la forza di King è quella di usare l’affaire Kennedy come un piccolo, minuscolo perno attorno al quale far ruotare una storia molto più ampia e universale. Che è poi anche una storia d’amore di una bellezza strepitosa, con un finale perfetto. Non sarà facile ascoltare In the mood senza pensare a Jake e a Sadie.

domenica 10 luglio 2011

dedicato a una bionda


Cara Annuska,
Mi spieghi come cazzo hai fatto a leggere in un giorno e mezzo Pastorale americana di Philip Roth? E sì, perché io ci ho messo una vita e il male alle ossa sento che non andrà via così presto. Ed ero totalmente coinvolto anch'io, tanto che pure se avevo tempo per due-tre pagine, mi ritrovavo da subito completamente immerso nella storia dei Levov. Non so, mi capita poche volte di rimanere così invischiato (nel senso buono, s'intende) in una storia tanto dolorosa e tanto epica nella sua normalità (normalità? che è?!?). Difficilmente dimenticherò la scena dell'incontro con la figlia dopo tanti anni, così piena da sentirne l'odore acre di vomito e sporcizia, o il flashback sulle scoperte sessuali dello Svedese e la moglie (quanta dolcezza ed erotismo in appena due pagine), o l'interminabile ultimo capitolo a cena, apoteosi del non detto e non fatto, culmine che sembra arrivare e non arriva, forse, chissà. Stava lì, sullo scaffale, in attesa da qualche anno. Grazie per avermi invogliato a leggerlo. Ma se mi farà stare ancora male, mi sa che te ne scriverò.

domenica 5 giugno 2011

lapide forse lepida (e che rodari mi perdoni)


In questo letto bianco e giallo
dove forse si dispersero puà neri
giacque un po' di là e adesso molto di qua
il bloggaro Danté fu Piazzadellerbe
a contatto metà fisico metà metafisico
con un fatto véro così véro
che abbrancicato a tergo
rideva leggendo con un sorriso sulla spalla
in una pioggia mattutina che profumava di entrambi.

martedì 31 agosto 2010

jazz o sesso o zuppa


Dice: andiamo a vedere Urlo? Di che parla? Poesia e beat generation. Ora, come dissi da qualche altra parte, io sto alla poesia come lo psiconano alla legalità. E la beat generation, beh, non lo so. Credo che il movimento, le idee, siano stati comunque più importanti delle opere artistiche che ne sono scaturite. E Sulla strada di Kerouac per me è una pippa al pari della Recherche, col vantaggio di essere infinitamente più breve. Premesso ciò, si sono spente le luci, è partito l’incipit del poema (Ho visto le migliori menti della mia generazione…) e io mi sono innamorato di questo film. Sarà che il temuto alternarsi di vari piani narrativi (processo, intervista, lettura, le belle sequenze di animazione) funziona perfettamente. Sarà che quel processo per oscenità risale a 55 anni fa ma che la questione della libertà di stampa è sempre di un’attualità cocente. Sarà per l’impagabile galleria di mostri che si alternano al banco dei testimoni (Marie-Louise Parker!). Sarà che il mio ammmore ha sempre ragione. O almeno così dice.

P.S.: Jeff Daniels somiglia sempre più a Jimmy Fontana. Mi aspettavo che da un momento all’altro attaccasse Il mondo

martedì 27 ottobre 2009

acchiapparella


Prima ha ispirato l'assassino di John Lennon, ora Federico Moccia. E poi ti chiedi perché J.D. Salinger viva come un eremita e spari a chiunque si avvicini a casa sua.

domenica 16 agosto 2009

10 items or less (ferragosto cineoniricoletterario)

  • Paz Vega è una fica straordinaria anche col reggiseno da peppia.
  • Valeria Golino a sedici anni aveva un culo da favola e una voce normale.
  • Enzo Jannacci ha fatto troppo poco cinema, ed è un peccato.
  • Perché Elio Petri, il più grande e completo regista italiano, è stato totalmente dimenticato?
  • Ho sognato (e m'è tornata voglia) di andare in deltaplano. Già, proprio io che di solito m'inciampo per strada: Facchinetti-Negrini, lo so che avete scritto quella canzone pensando a me.
  • Ho letto Da domani mi alzo tardi aspettandomi il delirio di una donna innamorata. E invece mi sono ulteriormente innamorato di quell'uomo lì (porcocazzo sono passati 15 anni da quel 4 giugno!).
  • Con quella faccia di chi non dorme da un tot ma non gliene frega niente perché tanto ha gli occhi azzurri, Daniel Craig alla fin fine c'ha il suo perché.
  • Non è che il James Bond attuale non vi piace perché una volta era anticomunista e adesso si schiera contro le multinazionali? Oppure vi manca l'idea che avevate di lui, charmant e scazzottatore, a metà strada tra The Persuaders e Piedone lo sbirro, lontano dai romanzi di Ian Fleming come il Frankenstein dei film di serie B e il Pinocchio della Disney sono lontani anni luce dalle loro matrici letterarie?

Chi indovina almeno tre riferimenti a film, canzoni o persone, senza ricorrere troppo a guuuugol, vince una cena col sottoscritto. Mò silenzio, che sto a Tahiti con Simenon.