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lunedì 7 luglio 2014

ca custa lon ca custa


Strana la Val d'Aosta. Così città e così montagna. Piena di soldi e di polo con i colletti in su quasi come a Bari. Dove si mangia e si beve un sacco di Toscana. Dove ci si vergogna dei vini (buoni) e si promuovono le birre (per fortuna altrettanto buone). Con i turisti tutti allo struscio, al massimo ai castelli, mentre le mostre non se l'incula nessuno, tanto che viene voglia di fare due parole con i guardiani. E poi questo tempo che ci somiglia, un po' caldo un po' freddo, un po' sole sulla pelle un po' Carmagnola sulla via del ritorno, a volte come quella giacca di pelle mollata nel bagagliaio. Bel weekend, che ci vede pure in partenza. Sì, manca un mese e mezzo, ma è un po' già vacanza, dentro. L'ultima volta, era un secolo fa, Bard non aveva quei fantastici ascensori. Cos'avranno girato di The age of Ultron? Chissà. Intanto Picasso e Larrain. No, poison, non il regista, sta' tranquilla. È cileno pure lui, ma si chiama Sergio ed è un fotografo spettacolare. Ad Aosta, se vi capita e se volete scrostare dalla noia brava gente pagata per star lì, ci sono le foto di moda di Gian Paolo Barbieri. Dove Audrey Hepburn, vestita in modo assurdo, è sempre bellissima. Dove c'è una splendida sosia di Uma Thurman: non è lei, visto che all'epoca aveva due anni. E dove una Bellucci di dieci anni fa (s)vela i suoi ricci più nascosti.

lunedì 27 gennaio 2014

k 379


La ragazza è giovane che non puoi capire, ma Mozart l'avrebbe capita. E se ascolti soltanto e non la guardi è come non leccarsi le dita nella famosa pubblicità. Perché questa si muove ora come sul proprio amante, ora come un derviscio seduto, ora dritta come un fuso, ora gatta in fase d'attacco, ora gobbo ipovedente, ora maestrina che conta amorevole i propri alunni in bianco e in nero. Quasi finale a sorpresa di un weekend sempre troppo breve con Unfattovéro, la partecipazione della poison con Tiz e la bionda, le risate al Quaalude di Scorsese. Ma voi la sapevate 'sta cosa della maratona Mozart a Torino da sei anni a questa parte?

martedì 9 luglio 2013

sull'eco del concerto che insieme ci trovò


Lei, Diana Krall, vestito nero e tacchi rossi, Celindiòn con il facciotto, moglie devota (le ha anche scritto una moscia canzone) di Elvis rivincitadeinerd Costello, parole, saluti, ringraziamenti ma mai fuori posto, come i suoi capelli. Calcolata, immobile al pianoforte, la voce col cappello e senza, come forse ci si aspetta da lei, come nel video in quel ristorante, ti ricordi? E noi a chiederci come oggi: quanta tecnica? quanto talento? Mai una zampata. E allora viva il suo imperfetto, matto chitarrista col capello pisciato primi Beatles. Memento: recuperare un'altra qualche versione di On the sunny side of the street tipo questa. Lui, Jan Garbarek, l'ho conosciuto con la ms, prima mai coverto. Non è mai troppo tardi, perché forse sarà lontano dalla musica che ascolto (?), ma a me è piaciuto oltre ogni aspettativa. Lui con quelle sopracciglia un po' sataniche, un po' Elio stravolto. Lui con i suoi pompini al sax fatti con tenerezza, un po' nascosti. Con quel pianista apparentemente impassibile ai giochi di rimando di un Trilok Gurtu in stato di grazia, genio numero uno della serata. Lui neanche una parola, lui con quella faccia un po' così di chi mancava 18 anni da Perugia. Ussignur, Perugia non me la ricordavo così bella. Musica ovunque, di ogni genere, per ogni orecchio. Belle scoperte da uno, due, cinque, dieci euro compresoilcd lanciati nella custodia, musicisti di strada che ti riempiono il cuore più di quelli che avresti pagato il triplo. Una mostra fotografica bellissima, trovata per caso, di quelle che dici «ancora!». Al posto dell'ex pugile scontroso, un ristorante che è piaciuto quasi solo a me, un po' come il chitarrista della Krall. Giardini ombrosi dove il rockabilly si fa cazzaro a dovere. Voglia di restare ancora una settimana. Voglia che ti va bene anche prendere tre treni. Si rifà. Oh sì, se si rifà.


martedì 5 febbraio 2013

di favole in favole


C’è gente che domenica s’è alzata di buon mattino per ascoltare Marchionne e Landini parlare del futuro della Fiat. Io conosco almeno un modo migliore per trascorrere la domenica mattina, e non è dormire. Comunque, al grido di «No, il dibattito no!», anche sabato ho evitato la Repubblica delle idee e il suo simpatico circo di chi se la canta e se la suona mentre la nave affonda, e con la ms mi sono perso in via San Massimo dentro un vecchio negozietto stipatissimo di roba che dovrebbe essere un’erboristeria ma che non mi stupirei ogni tanto svanisca, tipo la casa della strega di Ribelle (del resto ci sono pure le pozioni magiche...). Da lì ci siamo spostati al Museo del Cinema per la mostra di Luzzati e Gianini. «Chi minchia sono?» si chiederanno i miei giovani e implumi lettori. Beh, Lele Luzzati è stato un illustratore e scenografo geniale che, per una trentina d’anni, ha realizzato insieme al regista Giulio Gianini cartoni animati di strepitosa bellezza, protagonista la musica, roba che quand’ero bambino andava in onda sotto le feste e spesso anche no, semplicemente durante la tv dei ragazzi. E siccome a quel bambino lì è sempre piaciuto capire come funzionano le cose da dentro, beh questa mostra con i rodovetri (non sapete cosa sono? ma non siete della generazione google?!?) e le sceneggiature in cui le note musicali vanno a braccetto con le indicazioni di scena gli è piaciuta proprio tanto. E anche alla ms, che bambina sotto sotto lo è pure lei.


martedì 28 agosto 2012

un long dimanche de filmage


E poi ci sono quelle oziose domeniche pomeriggio che si apre il cinema di casa. Sì, insomma quel monitor in soggiorno che pare, se opportunamente sintonizzato, offra anche spettacoli a sua discrezione. Ma noi siamo un po’ anarchici e lo nutriamo di musica, di film comprati e di quelli che passa il torrente (una grande scoperta, altro che mulo!). Il doppio spettacolo (il prezzo è modico, di solito un gin fizz, la bevanda non la rivista...) comprende un classicone proposto dal sottoscritto e uno scognito ricordo cinematografico della ms che santo gugol per mia intercessione ha trasformato in dvd. Così siamo passati da Cantando sotto la pioggia a Holy smoke, da Memento a David and Lisa (qualcuno sa che nel 1962 ha vinto l’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale e che ne è stato fatto un remake con Lukas Haas? ecco, sapevatelo), da C.R.A.Z.Y. (quest’ultimo doveva essere una commedia... vabbè, però m’è piaciuto) a Flashdance. Sì, uotafilin, esattamente. Lieve, divertente, sensuale, commovente, lieve (l’ho già detto?) come le belle storie d’amore e di passione dovrebbero essere. Un film terminato il quale sentenzio immancabilmente che Jennifer Beals era, è e – macariddìu – resterà uno schianto ancora per un po’, e che era bello quando Adrian Lyne non si prendeva troppo sul serio. Segue solitamente l’intenzione di vedere tutto The L Word e recuperare i film di Alexandre Rockwell in cui ci sia anche lei. D’altra parte l’estate è quasi finita ed è l’ora dei buoni propositi. Quelli che si dimenticano il giorno dopo.


sabato 30 giugno 2012

volver


Eh, la Spagna. Quel loro aver buttato nel cesso clero e duce, quel loro saper vivere, quella lingua che tutte le volte sembra che l’hai dimenticata, poi ti accorgi che visto che non l’hai mai avuta è un po’ difficile perderla, e tiri fuori le parole più difficili da chissà quale cassetto del cervello. Lanzarote: sottotitolo «e io che mi pensavo che fosse tutto un ciabattare mare-spiaggia-mare». Cosa mi è rimasto? Vediamo. I colori: una sequenza pressoché ininterrotta di rosso e nero e bianco e grigio macchiati di verde. Il nostro grande appartamento pagato quasi un cazzo. Lo spumante a colazione. L’uomo con la birra in mano, sempre. Il sosia di Peter Griffin. Le opere della sala principale del museo d’arte contemporanea di Arrecife e la sua guida surreale. La sciatteria del ristorante stile James Bond del medesimo museo. Famara che ti fa venir voglia di saper surfare. I cinque chilometri di strada sterrata per andare a Papagayo. Charco de Palo con il suo naturismo totalmente libero da dogmi. Il panorama lunare di Timanfaya, ancora più spettacolare in quella perfetta giornata uggiosa. La spiaggetta nel centro di Playa Blanca. Gli arredi della Fondazione César Manrique. Le chiese chiuse come le cosce tese quando ti vuoi confessare (non era così?). La degustazione di vini lungo La Geria. Il pesce, il mojo verde, l’aglio in ogni dove. Lo spettacolare ristorantino fighettino in uno dei posti più sfigati dell’isola. Il ronmiel, che sarà anche dolce ma freddo ha il suo perché. La partita di chissacchì con chissacché che stava lì in sottofondo mentre noi facevamo qualcosa di molto più vero, più bello, più importante.


mercoledì 11 aprile 2012

un'idea come un'altra?


Van Gogh e Gauguin, l'idea del viaggio (e noi, un viaggio? tre giorni, sette giorni, dieci? decidiamo dove?). Tre palazzi e quei quadri che non ti piacciono, io che ci entro dentro, dietro quell'albero, nel dettaglio del gruppetto sullo sfondo. Venere con le smagliature, forse all'epoca facevano sesso, chissà. Piazza delle Erbe è un piccolo trapezio con le sedie impilate, emozione nulla, ricordi zero. Boccadasse (sì, tutt'attaccato) quando il sole arriva dopo il gelo e c'è solo voglia di rimanere. Ricci, magari. Non è periodo? Frutti di mare, uno qualsiasi, dormire, svegliarsi qui. Farci l'amore, magari. Tornarci, ancora meglio.


giovedì 5 aprile 2012

bignami criminale


«De Pedis, Ciro Cirillo, Cirino Pomicino, Scaramella:
non è l’Italia, è un fumetto di Jacovitti!»

(la ms durante una mia piccola lezione di storia contemporanea)

martedì 27 marzo 2012

tutti noi ce la prendiamo con la storia...


Intrappolati nel traffico di Milano, chiamiamo: mi hanno insegnato così. Sì, mi scusi, arriviamo fra un quarto d'ora. Come? Il tavolo già dato via? Ah, ma ce ne trova un altro. Grazie. Arriviamo, c'è un sacco di posto libero. Luogo carino, molta tradizione, loro simpatici. Un po' meno simpatica quella nostalgia canaglia fatta di scritte sul pane apocrifamente attribuite a Gandhi e appartenute invece ad altro pelato. Ops, molto meno simpatiche quelle bottiglie da autogrill messe lì acchiappacitrulli col profilo in bella vista. Psss, mssss, sono fasciiiii... Come? Sono fasciiiii... Shhh, arriva la cameriera. Posso dirvi una cosa? Dicci, giovane virgulta implume. Non so, io faccio il mio mestiere, non dovrei forse, eh, boh, insomma, volevo dirvi che... siete proprio belli. Ti guardo: come darle torto?


martedì 20 marzo 2012

ancora 48 ore


Andiamo al Cartoomics che se ti vesti da fumetto entri gratis? Eva Kant, che poi son 50 anni di Diabolik, vuoi mettere? No, la calzamaglia di Diabolik io no. Però col senno di poi potevo fare Ginko. Vabbè. Questo accadeva settimane fa. Poi succede che ma sai che in quel weekend c’è anche Blackbird a teatro? Roba pesa, un pedofilo e la sua vittima che si ritrovano dopo anni, ma le cose non sono mai così semplici, il bianco e il nero che si confondono, si va? Internet santo subito, compriamo i biglietti. Poi sfoglio Vivimilano e sai che sabato mattina c’è Besson che presenta il suo film all’Anteo? Io chiamo ma figurati se… Ho prenotato per due. E così fu. Sveglia come se si lavorasse, ma arriviamo in anticipo, e se c’è folla, c’è traffico, c’è coda, non ci sono i posti numerati? Besson non è un campione di simpatia ma direi che non ci fa, quindi lo adoro. Girula per Brera a cercare un posto aperto a pranzo che non sia spennaturisti: missione quasi compiuta. Un po’ di metro e un po’ di auto e un po’ di metro ché si sa che io volevo solo avvicinare la macchina ma non mi è riuscito benissimo. Teatro in seconda fila “prospettica” allo Studio del Piccolo, Blackbird risulta meno pugno dello stomaco del previsto, ma proprio per questo tocca molte più corde: Anna Della Rosa, con il suo lungo monologo a metà spettacolo, ti mozza il fiato. Cena a casa, zia e nipoti, anni da 1 a 83, io - anche anagraficamente - nel mezzo. E domani a che ora andiamo al Cartoomics? Pranzo, c’è meno gente. Ma ti vesti come Eva Kant? Ms? Ms? Ms!

mercoledì 1 febbraio 2012

(non) fermate quella ragazza


E poi, senza perdere mai quel sorriso immenso, lui attacca You are my lucky star. E a me si aprono le cataratte. Un po’ perché il momento è topico, un po’ perché il film sta per finire e tutto quello strepitoso sfavillio di canzoni e scioglilingua e invenzioni in technicolor cesserà tra pochi minuti sulla scritta The end. Ma poi guardo quei two lovely eyes che beamin' e gleamin’ non passa giorno che non mi facciano perdere la testa, e sorrido. Perché in questa domenica pomeriggio Cantando sotto la pioggia ha contagiato anche te.

mercoledì 24 agosto 2011

nell'attesa che venga quel giorno (ma ora no)


No, non è un post sulla verginità. No, non sono stato in ferie. È che dopo qualche secolo ho fatto un po’ di esami sangue-urine e una radiografia. Male, parecchio, in zona mammaria destra. Colecisti? Troppo in alto. Costole incrinate? Come? Il mistero forse si dipana domani. In compenso mi prodigo in cappelle, la mia stupidità è amplificata e fa ancora più male. Non solo a me. Non è una scusa, ma scusa.

martedì 2 agosto 2011

a horse with no shame


Lei, dice, ha una paura, forse solo traslata, di farsi male. Io ho una sola paura: di fare una figura di merda. Il giro del tondino sa di circo dimesso, persino un paio di spettatori che poi vanno via, quando la bambina rotondetta e inutilmente in tiro è pronta a tornare a casa. La ragazza è sicura, simpatica, il mantra che ripete non è casuale, bacchetta a tempo ogni movimento sbagliato, chissà da quanto tempo, per quanta gente, in questo pezzo di campagna a due chilometri da casa, fuori ma ancora dentro al bdcdP. Chissà cosa pensano i cavalli. Questo, cavallo. Che sopporta la mia discesa ardita, agile come Fantozzi con la schiena bloccata. Un cavallo cui ho paura di far male con i talloni, che non so se e come toccare, come una donna che ti piace ma di cui temi il rifiuto. Un cavallo che finito il suo turno si piazza davanti alla stalla, cosce aperte, e piscia, come un cartellino d'uscita, un torrente in piena.

mercoledì 27 luglio 2011

canzoni e cicogne


Avevo sempre pensato fossero una leggenda metropolitana. Poi, domenica, eccole. Tre, una dietro l’altra, belle, eleganti, maestose, le ali enormi, apparire e sparire dietro i profili dei palazzi. Ci sono sempre state. Forse avevo soltanto bisogno dei tuoi occhi per vederle.

… e vorrei dirti cose come "vita mia",
stronzate assurde tipo "fammi compagnia"…

mercoledì 6 luglio 2011

intimissimi


Vedere dopo più di un anno (due?) il vecchio film dell'attrice famosa ma non tanto che sta con una specie di detective più grande di lei e poi a un certo punto si piscia addosso nel deserto; un film che ho cercato su google sa quanto (e poi è Moretti quello che fa i quiz difficili!), è un po' come osservarti nel sonno mentre ti accarezzo appena, stasera che è un'ora troppo giovane e tu respiri tranquilla in una stanza che è tutta tua e un letto dove adesso sconfini tu, con la tua mano morbida sulla mia gamba, a un centimetro dal cazzo ma nessuno dei due la sposterà di lì, perché in questo momento non avrebbe senso né più vicina né più lontana. Vedere Holy smoke di Jane Campion è rivalutare un film scacato da pubblico e critica, chissà poi perché. Sì, la prima ora è perfetta, una satira feroce e intelligente. Bella colonna sonora, comprimari perfetti, Keitel è una sagoma, la Winslet - burrosa come mai più - (è) inquieta. Poi la svolta sentimental-sadomaso, il finale chiuso, accomodante ma forse - a pensarci - anche no, che lascia un po' così. Adesso troviamo il tempo per Karakter: doppiato in spagnolo, questo offre il mulo. Ci faremo due risate.

lunedì 4 luglio 2011

il secondo buco


Aguzzate la vista© Dantès 2011

mercoledì 29 giugno 2011

vegetali


Tu ridi e pregusti tutte le verdure che mangerò stasera, probabilmente una concentrazione che supera la mia media trimestrale. Ma è tutto buono, persino le cose da cui mi aspetto poco o nulla. Le ragazze sono in gamba, il glicine forse non è un glicine, C. aleggia discreto, Beppe è un fantasma che vedo solo io. In compenso la fauna intorno è drammatica: la media è femmina, 30-40enne, disturbi alimentari, fumo, piatti lasciati a metà, acqua naturale, neanche il pensiero di un vino, dolci spazzolati con colpevole rapidità felina. Guardo noi e il nostro tavolo: la bottiglia vuota, le briciole di pane, i bicchierini dell’ammazzacaffè, poca voglia di andar via. Come salutisti siamo più credibili io e te.

lunedì 13 giugno 2011

when dantès met ms


Mi ricordo una casa moderna fuori museale dentro, una scalinata, una madre e un figlio che sembrava Norman Bates, un libro dei testimoni di geova per bambini. E mi ricordo come tutto è nato, quando le parole scritte sono diventate suono, in quel letto, tra quelle strade, sotto quei portici, in quel cinema con le musiche dei Gogol Bordello. Due di due. Più tre.

domenica 5 giugno 2011

lapide forse lepida (e che rodari mi perdoni)


In questo letto bianco e giallo
dove forse si dispersero puà neri
giacque un po' di là e adesso molto di qua
il bloggaro Danté fu Piazzadellerbe
a contatto metà fisico metà metafisico
con un fatto véro così véro
che abbrancicato a tergo
rideva leggendo con un sorriso sulla spalla
in una pioggia mattutina che profumava di entrambi.

mercoledì 1 giugno 2011

una settimana, un giorno


Mercoledì? Cioè vuoi dirmi che non aggiorno il blog da una settimana? Beh, sì, ho avuto il mio daffare. Lavoro, ché Genova mi ha scippato tempo ed energie, compreso lo scazzo cristonante che mi è preso davanti a una poliziotta incapace di sopportare quanto fossi stanco domenica sera, mentre cercavo inutilmente il pullman che mi avrebbe portato a casa. Pullman talmente vuoto che veniva voglia di togliersi le birki (fatto) e mettersi col pisello al vento (non fatto). E lunedì alla fine è arrivato e con lui i risultati elettorali. Troppo occupato per festeggiare: che poi cazzo dovevo festeggiare? Il bdcdP è felicemente guidato da una donna di sinistra già da un paio d’anni mentre al cafone non si è ancora dissolto. Auguri casomai ai neoeletti, ché non li invidio per niente, dovranno farsi un culo mica da ridere, soprattutto a Napoli e Milano. Comunque, mentre altrove si facevano i caroselli per le strade, io ci avevo un carosello tutto dentro, una fibrillazione di vuvuzelas come neanche domenica allo stadio per Inter-Palermo (ok ragazzi ci abbiamo provato, è stato bello arrivare fino lì). Una specie di pizzicorino sul corpo, una roba che attraversava testa e pisello passando dal cuore e rendendo molli le gambe. No, niente per cui serva il Polase: è "solo" che il mio ammmore è arrivato a casa. La nostra.