Sono stato in vacanza, finalmente. Istria. Che dici: potrebbe essere italiana. Per fortuna o purtroppo non lo è. Che bella scoperta Rovigno, piccola città dolcissimo posto, turistica ma non troppo, gioiello che se avesse una multisala furba (ossimoro?) sarebbe il paradiso. E che belle le spiagge di Monsena, naturismo tranquillo e facile da raggiungere, autunno di sole e di mare, anche nei due giorni di pioggia, e una birra al tramonto fra tende bianche e una poltrona di vimini. Pola no, già troppo sputtanata. Tanti tedeschi, pochissimi italiani, qualche anglofono. Gli abitanti un po' liguri: chiusin chiusini, ma dagli tempo e si aprono come fiori in primavera. Sulla via del ritorno, poi, tutto un susseguirsi di incontri vicini e lontani, blogghici e non, da quelli più o meno concordati (il signor Fascino, assiduo commentatore della poison, esiste sul serio, e poi la signora Middlemarch che è sempre uno splendore, per non parlare di Simonetta che finalmente ha un volto), e poi gli elementi sorpresa: la mia amica P., che non riesco mai a pensarla in Triveneto anche se sta solo qualche decina di chilometri più su di Venezia, ed E., che mi dice «pranziamo insieme» ed è bello sapere che c'è, dopo anni e nonostante la mia antica stupidità, ed è altro da allora ma è sempre uno star bene e una felicità parlarci. Insomma sono tornato. E sto già pensando ai prossimi weekend in attesa del Tff.
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lunedì 5 ottobre 2015
mercoledì 15 aprile 2015
l(’)ago del leone
Per l’invenzione del titolo di cui nessuno capirà il sottotesto non è stato maltrattato nessun animale; al massimo è stata pacioccata (nei limiti permessi dalla medesima) una gatta stronza e un po’ puttana, che mi è sembrata ottimista ma non so quanto di sinistra. Ho fatto una cosa che, colpevolmente (forse), non facevo da tempo: andare a conoscere qualcuno che ha un blog. Nella fattispecie, roceresale. Ché mi piace come scrive da un sacco: le diedi anche dei premi quando lei non sapeva manco p’o cazzo chi fossi. Gli è che, di recente, complice fb, ci siamo anche conosciuti meglio. Indi(e) (sì, lo so, ho già dato con ’sto gioco di parole!), sono andata a trovarla sul lago. Quello grande, ma non abbastanza: una di quelle nozioni inutili che però sembrano sopravvivere all’analfabetismo di ritorno. Ho ragione, roce’? Perché questa donna insegna, quindi lo sa. E, oltre a essere molto divertente, ha molto altro in comune col sottoscritto, compreso il disprezzo per buona parte dell’umanità (vero poison?). Vabbè, ma come si dice in Lombardia (o nei posti che vorrebbero essere lombardi), «chi si loda s’imbroda», quindi cambiamo discorso e parliamo proprio di lombardi. I milanesi al lago sono precisi a quelli di 1992, ma rinchiusi dentro Vacanze di Natale, il primo. E pazienza se non sono a Cortina, parlano uguale. Disturbano uguale. Occupano uguale: aria, terra. Lago, no. E sì che io almeno un pediluvio l’avrei fatto tout de suite. Però ho preso una bella tinta, vivaddio, che in questo momento serve anche alla mia pelle un po’ provata (avete mai provato la mia pelle? adesso non ve la consiglio). Ho suonato delle maracas un po’ giocattolo tentando di stare a tempo con lo djembe, ma senza smettere un attimo di pensare a Parco Sempione degli Elii: la cosa fica è che mi hanno fatto delle belle foto. Quasi a mia insaputa, peraltro. E poi che altro? Musica varia, che è sempre un piacere. Scalini e ascensori dentro la montagna, tacchi altrui e intervalli di pranzo. Mangiato, tanto. Meglio a casa che fuori. Parlato, pure troppo, ché non sono abituato. Conosciuto una bella persona, di cui adesso, almeno, so un po’ di più.
martedì 7 aprile 2015
il signor g e l’amicizia (o il weekend dei recuperi)
Alla fine io e G. ci siamo rivisti comme il faut. A cena come i vecchi tempi, io porto il vino, voi il vino, la musica e il cibo, e insieme portiamo un tot di mesi (non contiamo quanti) di cose da raccontarci. Che poi il bello è questo: che, a parte i rispettivi aggiornamenti, sembrava non ci vedessimo da una settimana. Di nuovo, c’erano la barba di G. e un bambino che non è più bambino. E insomma si è cianciato di vacanze e di shiatsu e di Vinicio, e che forse Calitri a fine agosto non è niente male. È stato solo l’inizio di un lungo fine settimana, e poco importa se venerdì ho ancora lavorato. Ché sabato mattina è stata una full immersion di fotografie, quel ritorno ai miei anni Ottanta-Novanta con Letizia Battaglia a Bergamo (ma quelle didascalie… uhm, siamo sicuri fosse così importante sottolineare il partito di appartenenza di certi personaggi?), poi via a Milano a vedere la bocca di Mick Jagger immortalata nei primi Settanta da Jim Marshall ed esposta nel negozio Leica (ma quanto cazzo costano quelle macchine fotografiche?!?), quindi Robert Capa nell’Italia del ’43. Capa, ancora lui. E, a un certo punto, parafrasando Silvestri, me fece mele a Capa. E poi sorella in trasferta, che è bello ritrovare, in tutti i sensi, perché a volte non basta la presenza e sarebbe stato bello stare insieme un po’ di più. Film no. Ma solo perché gli orari, signora mia, non tornavano. Un po’ come i conti. E, da conte, non sarei neanche tornato, non ancora, ché c’è una gita al lago in sospeso, ma è solo rimandata.
lunedì 8 luglio 2013
filippo c'è
Ci sono cose che vorresti fossero vere, tipo il teletrasporto, perché il traffico t'ammazza sempre un po', come il treno. Ci sono animali che vorresti fossero veri, tipo l'ippogrifo, solo per dire un giorno «Occazzo, ho visto l'ippogrifo» e magari immortalarlo sull'aifòn e aprirti un frenfìd, che feisbuc è troppo sputtanato. Poi, casi e concause ti portano a chiedere al mito, quello che si nega e non sai mai se esiste davvero, quello che se volessi rinascere blog sarei questo. E allora gli scrivi: «Noi siamo a Firenze quei 90 minuti, tu ti fai trovare? La risposta no non vale». Ed eccolo, l'impunito, l'impenitente, quello con quegli occhi sorridenti che ad averci tempo gli racconteresti qualsiasi cosa, sbucare da dietro un totem pubblicitario. Perché Filippo l'abbiamo riconosciuto tra mille, e non c'è stato bisogno di codici, simboli o telefonate: lui c'era. Ed era esattamente come me l'aspettavo. E spiace solo per il poco tempo. Che la voglia di stare, di condividere, di cazzeggiare, era pari solo alla voglia che questo weekend finisse il più tardi possibile. Noi ti aspettiamo a settembre, si sappia.
(da sinistra, Filippo, la ms, persino Dantès)
lunedì 29 aprile 2013
cinque giorni che vi ho perso
Signora mia, che weekend lungo! Iniziato mercoledì pomeriggio, per dire. Vabbè, dal dentista, ma vuoi mettere la soddisfazione di non andare a lavorare? Peraltro continua a non farmi pagare: o è innamorato o mi aspetta un salasso. Da lì, io e la ms abbiamo chiuso il nostro personale Torino Glbt Film Festival con Facing mirrors (ve ne parlerò, non scalpitate o miei implumi!) e poi abbiamo cominciato a fare una cosa che ci viene proprio bene. Ma no, non litigare, mangiare e bere! Abbiamo praticamente smesso ieri sera. D’altra parte il weekend quello ortodosso, quello che comincia il venerdì, lo abbiamo trascorso a casa di questa splendida donna qua e del suo adorabile ciarlierissimo (chissà se ruzzle lo accetta) marito che ci hanno scarrozzato su per il Trevigiano ad ammazzarci di Prosecco e sopressa, e con cui abbiamo fatto chilometri in lungo e largo per la città del santo senza nome (anche senza lingua, visto che è esposta, pardon, ostensa in un’edicola apposita) e della gallina che per stavolta non abbiamo assaggiato. Ché anche lo stomaco ha una sua capacità? direte voi. Di superare se stesso, probabilmente.
lunedì 15 aprile 2013
peanuts
Il locale è quello in cui mangi il pollo con le mani e puoi buttare le bucce di noccioline per terra, fra ragazzine troiettate che ballano sul bancone e famiglie con bambini che scorrazzano felici, tanto le loro urla si perdono come rumore di fondo tra le canzoni anni Ottanta e il vocìo di un paio di centinaia di persone. Mi ha condotto in questa bolgia dantesca meno terribile di come la si immagini la festa di laurea della DRFM. Potevo mancare? Naturalmente no. Serata piacevolissima. D’altra parte, se varchi l’ingresso e parte Maledetta primavera, se ricevi un regalo inaspettato, se una persona che non vedi da otto anni ti guarda e ti dice che sei sempre più bello, cosa può andare storto?
lunedì 28 gennaio 2013
epifanie
E poi arriva un weekend atteso, un’occasione ghiotta. Dopo un po' di tempo che la ms e io non incontravamo dal vivo più nessun blogger, addirittura bussano alla nostra porta, mangiano al nostro tavolo, dormono sul nostro divano la middle e Filippo. Filippo in realtà no: lo stronzissimo, approfittando del fatto che lo amiamo comunque alla follia, si è dato all’ultimo minuto. Che si sappia, non ci arrendiamo: prima o poi lo si stana. Ma dicevo: la middle. Che è la bella donna che immaginavamo. Ma non bella perché gnocca e basta, troppo facile, lì son capaci quasi tutte. Una bella persona anche dentro, una che in fondo ci sembrava di conoscere già. Una che guarda con curiosità che libri-cd-dvd hai e già con questo guadagna quei mille punti di bonus. Una con cui legare pranzo e cena con le chiacchiere e occazzo è tardi che fra un po’ arriva poison. Perché oltre alle ciacole e alla curtura (la mostra di Carlo Carrà ad Alba insieme a un mezzo migliaio di carampane), non ci siamo fatti mancare il cibo e l’alcool, anche in compagnia di miss po’ e di Sua Bionditudine, dall’aperitivo in San Salvario al mitico Beppe (senza Beppe), dal ristorante birrario fico al giapu torinese con cameriere fico. E sì che la middle è astemia...
mercoledì 28 marzo 2012
… ma io dico che la colpa è nostra
Tutto (?) questo parlare di destra e sinistra mi ha fatto venire in mente M. Non M. il mio amico primo, M. che mi è stato molto vicino nella mia parentesi milanese di tott'anni fa. M. che, per distinguerlo da M., chiamerò M. il fico. Perché all'epoca così mi sembrava. Perché aveva una casa semplice ma bella (e io abitavo da mio fratello), perché gestiva un negozio di dischi (e io più o meno mettevo insieme due soldi a fine mese), perché aveva una fidanzata fica (e io mi disperavo per una disperata) la quale mi iniziò ai piaceri delle canne una sera, così, a tradimento, mentre apparecchiavo la tavola in attesa della partita in tv. Eppure io e M., ci dicevamo sempre, in altri tempi saremmo stati ai lati opposti della barricata. Lo psiconano era appena venuto fuori, sembra cent'anni fa. Chissà oggi M. cosa fa e dove sta. Chissà se, dai due lati opposti, su certe cose la penseremmo così diversamente.
mercoledì 21 marzo 2012
kitchen stories
C'è una cosa che mi zittisce. Una delle tante. Alcune sono belle. Altre sono atroci. O forse solo stupide. Tipo la morte. L'incapacità di dire qualcosa. Qualcosa che sembri sensata. Così da un paio di giorni, a fronte del lutto di un'amica, mi torna in mente F. e quello che fu capace di fare quando successe la stessa cosa a me. Arrivò con un sacchetto. Mi chiuse in cucina, me, lui, i nostri amici P. e M. Tirò fuori dei panini. Mia madre solo un muro più in là. Parlammo di tutto, tranne di quello che era successo. Scappò persino qualche risata, più o meno soffocata. Non l'ho mai invidiato tanto. E ringraziato. Tanto.
mercoledì 23 febbraio 2011
amleto allora perché è grande?
Io su quella battuta lì, figlia di un monologo strepitoso, smettevo di essere chi ero. Crollava il personaggio, mi prendeva una ridarola grassa e contagiosa che poteva durare minuti. Ci divertivamo. Della mia parte amavo molto l’inizio del secondo atto, forse perché è un po’ la chiave di tutto, forse perché finivo sempre per palpare una tetta a T. che fingeva di arrabbiarsi. Quand’è che abbiamo smesso? Di divertirci, dico. Sì, la mia distanza. Sì, gli scarsi progressi. Sì, le vite matrimoniali che crescevano intorno. Ma qualcosa si era rotta già da prima. E ieri, ripetendo qua e là le battute sottovoce mentre era in scena il figlio di Eduardo, vi ho ripensato e un po’ mi siete mancati. Mannaggia ’a guerra, mannaggia.
domenica 9 gennaio 2011
palermo shooting
Se non lo aveste capito, sono stato in vacanza. Piccola vacanza di tanti chilometri qua e là su una chiantatissima clio a noleggio, prove tecniche di convivenza, e te l'ho detto stamattina quanto ti amo e se poi non ce la facciamo e il tuo profumosapore addosso e pastrugnarsi in macchina anche sotto casa propria e (in)comprensioni e paure e se tu mi amassi ma no che non ti amasso, e io che fingo (male) di ricordare posti che mi hanno accompagnato per più o meno 27 anni, e pesce in ogni dove, e sorelle e nipoti spettacolari e foto, e letture mattutine Vian-Benni-Jodorowsky, e nessuna notizia di nessun giornale, e capodanno con la tv più brutta di sempre ma la compagnia migliore intorno, e il respiro sempre più pesante di P. e finalmente la donna di M. e cantare Don Backy con la compagna di F., e vi guardo e lo sapete quanto vi voglio bene anche se non ce lo si dice mai, e La bellezza del somaro di cui scriverò non bene forse domani chissà.
P.S.: buon anno, bastardi! Era proprio necessario scrivere in mia assenza tutti questi post? Qualcuno, anche vecchio, l'ho commentato. Temo che non lo leggerete mai.
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mercoledì 25 agosto 2010
mondo beppe
Un paio di chili in più causa pesce e alcool, il mio ostamico è tornato dalle ferie comunicandomi che lascia l'attività alla figlia. Lui starà lì, ma scommettiamo che non sarà lo stesso? Fra qualche ora incontrerò lei e mi sento come un padre che vede per la prima volta il genero. Intanto ho davanti uno che si gratta spudoratamente le caviglie ben sapendo che la donna che lo accompagna, e che gli parla di un lui geloso, non si concederà mai se non per vendetta. Dietro, un produttore di vini (così mi dicono, siciliano aggiungo io) con omone spillasoldi e russa finta gnocca al seguito. Accanto, una felice coppia di età avanzata non officiata dal benedettesimo che scherza di gelosie, a nordest un ex depresso che sprizza solitudine, sembra la versione piemontese di Piero Mazzarella e mi racconterà, senza tanti giri di parole, dei suoi superati problemi col sesso. Fine serata per soli uomini? Mah.
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mercoledì 2 dicembre 2009
corsi e ricorsi
Eravamo giovani. Io vivevo un lutto recente fortissimo e crudele, noi tutti vivevamo giorni in cui la nostra città era sospesa fra le bombe e la rabbia, l'attonimento e la voglia di reagire. Ritrovarsi ogni giorno per cinque ore, a volte anche dopo e poi spesso pure la sera, una voglia cannibale di stare insieme come in una strana replica o appendice dell'ultimo anno di scuola, era forse il nostro modo di sentirci un'ultima volta ragazzini, una prima volta adulti. Professionalmente quei mesi servirono poco e a pochi di noi. Umanamente, fu una parentesi fantastica. E rincontrare S. dopo tanti anni a Roma è stato come non averla mai persa di vista.
giovedì 16 luglio 2009
ode all'amico divuddaro
Alle sette e un quarto ci sono sempre loro. Arrivassero insieme, sai che terapia di gruppo. C'è lo sdrucito prof di sinistra, che sa di buone letture e cattive sigarette, baffi gialli e serate di solitudine; l'ultima volta che l'hanno visto sorridere aveva 12 anni. C'è poi il quarantenne che vive con la madre, veste come un ragazzino, si entusiasma col 3d e il blu-ray, ripete tre o quattro volte le stesse cose come uno che ha smesso di farsi, ti illude di accomiatarsi e non se ne va mai. Con la saracinesca a metà ecco spuntare quello che ti saluta come fossi il capitano Kirk, potrebbe avere 20 o 40 anni, ha la faccia da informatico e il corpo da fast food: lui compra qualsiasi cosa, ti risolve il mese, basta solo sopportarlo mezz'ora oltre l'orario di chiusura. E poi ci siamo io e te, mio unico amico autoctono di questo bdcdP, che fingiamo di volerci scambiare i lavori ma poi finiamo per guardare il tramonto e qualche culo di passaggio, in questo vicolo stretto appena fuori dal negozio.
domenica 15 febbraio 2009
scheggia di venarìa (o sarà venària?)
Gerico: Scusi, dov'è la chiesa?
Custode: Convogliate a nozze?
Dantès: Officia lei?
Custode: Ah no, io questa responsabilità non me la prendo!
(grazie per la magnifica serata a R. e D. e P.)
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