martedì 29 luglio 2014

fratelli


Ho una passione, da qualche anno a questa parte. Abbiamo, perché anche la ms ce l’ha. Lei è rimasta folgorata dal Biografilm Festival di Bologna, io da Julien Temple al Torino Film Festival. Parlo dei documentari musicali. Così, quando quella donna specialissima mi ha detto «C’è questo film qui al The Space di Borgo Dora» io ho pensato subito «Sì» e solo dopo «Minchia, che cinema di merda!», immaginando (come poi in effetti è) un posto nel nulla dove non si mangia e non si beve decentemente né prima né, soprattutto, dopo. Il documentario in questione, a metà strada tra un’allegra terapia familiare (non scherzo sull’«allegra»), lo stile di Julien Temple e quello di Michael Moore più qualche sprazzo di probabile finzione, si chiama Mistaken for strangers, e racconta, in verità molto poco dal punto di vista musicale, molto dal punto di vista umano, del tour europeo di una band indie (?!?) americana di nome The National. Di cui ignoravo l’esistenza, ma che adesso so che mi piace. Il regista, Tom Berninger, è il fratello del frontman, anzi, di più, è la sua versione grassa, metallara e un po’ sfigata. Ovvio (?) che ne venga fuori un ritratto divertente ma complesso, a tratti emozionante, comunque intrigante. Che vi piaccia o no lo stile del gruppo (qualcuno fa paragoni con Nick Cave, ma francamente non mi pare), si tratta di un bel film, fatto davvero bene. Recuperatelo!

10 commenti:

  1. Paragoni con Nick Cave? no, ma davvero?
    Comunque The National sono bravini e il doc non mi dispiacerebbe riuscire a recuperarlo...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. sì, infatti secondo me non c'entra una beata minchia, ma non l'ho scritto perché sono un omino a modo

      Elimina
    2. ah, ok. allora lo dico io: con Nick Cave non c'entrano una beata minchia.... :)

      Elimina
  2. i documentari sulle band mi lasciano un po' scettica, sinceramente. dovendo scegliere film che traggono spunto/ispirazione dal mondo della musica preferisco qualcosa tipo Spike Island di Meadows, perchè racconta la passione che c'è dietro e dentro la musica dal punto di vista di chi con quella musica c'è cresciuto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. beh, sono cose molto diverse. in questo caso, obiettivamente, la musica è molto in secondo piano. un esempio di perfetto bilanciamento tra le due componenti secondo me è Oil city confidential di Julien Temple sui Dr. Feelgood: te lo consiglio molto

      Elimina
  3. Grande Berninger, ottima band. Sarei dovuta essere a Vasto per vedermi anche il film doc ma ahimé devo rimandare! E recuperare. Di sicuro quando sbarco qua, sul tuo blog, coi miei tempi eonici, trovo sempre quel sottile fil rouge. Ascoltali, son bravi

    RispondiElimina
  4. Ps. Qua il fil rouge http://minnelisapolis.wordpress.com/2013/07/03/mistaken-for-stranger/ Che tanto lo so che il link su blogspot non me lo mette.
    E ora perché i punti interrogativi dopo "indie", lo sai che siamo uansetta pericolosa? Ahahaha

    RispondiElimina
    Risposte
    1. non ci crederai, ma proprio oggi mi sono procurato i dischi della band! quanto a "indie?!?" è che detesto le etichette, e questa poi l'ho sempre trovata piuttosto insulsa, nel cinema come nella musica. posso capirne lo spirito, ma (secondo me, ovviamente) significa poco e sa di radical chic a tutti i costi

      Elimina
  5. E non hai torto, anzi. Son così spocchiosi poi sotto quell'etichetta. Certo che ci credo che oggi hai avuto i cd. Filo rosso, no?

    RispondiElimina