mercoledì 9 ottobre 2013

in fila per cinque/3


Terza puntata dedicata a quelli che reputo i migliori film dal 1969 a oggi (qui e qui la prima e la seconda parte). L'idea è nata da Frank, il Bradipo ci ha messo le zampine, io ho tirato fuori i ricordi dal baule.

1979 – Apocalypse now
Quando il cinema supera la letteratura. Non sono un fanatico di Cuore di tenebra, né di Joseph Conrad, ma la trasposizione di Francis Ford Coppola (al suo miglior film ex aequo con Il padrino parte seconda) è di una potenza che lascia senza parole, forse la più lucida analisi sulla follia della guerra. È uno dei pochi film che, anche quando rimontato e dilatato (la versione Redux dura 196 minuti!), funziona dalla prima all’ultima sequenza. Mitico Brando nei panni di Kurtz, grandi Martin Sheen, Robert Duvall, Dennis Hopper. Palma d’Oro a Cannes e due premi Oscar.

1980 – Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio
È stata dura, lo ammetto, ma dovevo pur scegliere. E allora ho scelto il folgorante, sguaiato, colorato, folle esordio di Pedro Almodóvar, uscito in Italia, come quasi tutti i primi suoi film, solo dopo il successo di Donne sull’orlo di una crisi di nervi (ai tempi col cazzo che c’era torrent...). Quanta vitalità, quanta capacità di trasformare in genio anche le scene e le battute più grevi... Pedro, che fine hai fatto?!? Carmen Maura che parla di sadomaso mentre lavora all’uncinetto e le pubblicità delle mutande sono da schiantarsi.



1981 – Possession
Andrzej Żuławski ha i problemi con il sesso, e anche di quelli tosti. Degli altri suoi film usciti in Italia ho retto solo la visione de La femme publique, giusto perché Valérie Kaprisky stimolava i miei ormoni di quindicenne come poche altre. Possession invece lo vidi mutilatissimo, in terza serata, su Italia 1, e solo in tempi recenti ne ho recuperato la versione integrale. Colpo di fulmine oggi come allora. La storia malatissima, sospesa tra erotismo, psicanalisi e horror trucido, di Isabelle Adjani (bella che non si capisce) e Sam Neill, coppia in crisi per il presunto tradimento di lei, piacque moltissimo a David Lynch: chiedetevi perché.

1982 – Fitzcarraldo
Il mio primo film di Werner Herzog e, a tutt’oggi, il mio preferito. Mi piace la storia (ispirata a un fatto realmente accaduto), il progetto folle di costruire un teatro lirico nella giungla e della nave che deve attraversare la montagna. Mi piace tutto quello che c’è dietro: le immense difficoltà nella lavorazione, l’incredibile tecnica registica, il rapporto di amore e odio con Klaus Kinski (da leggere La conquista dell'inutile, da vedere i documentari Kinski - Il mio nemico più caro e Burden of dreams), la bellezza mozzafiato degli scenari.



1983 – Zelig
Puro genio, il punto più alto di Woody Allen, l’alchimia perfetta fra tutti gli stili e le tematiche a lui più cari. In un periodo in cui la parola mockumentary era pressoché sconosciuta (bei tempi, eh?), il finto documentario dedicato a Leonard Zelig, i cui tratti somatici mutano secondo il contesto in cui si trova, è di una cura formale eccezionale: merito anche della fotografia di Gordon Willis, dell’attenzione negli effetti speciali, del lavoro certosino di costumista (Loquasto) e scenografo (Bourne). Ma soprattutto è tanto divertente ed emoziona più di quanto ci si aspetti.

4 commenti:

  1. Zelig è davvero un film geniale. Fantastico.

    RispondiElimina
  2. Grandissima la scelta di Fitzcarraldo, uno dei miei preferiti di Herzog.
    Gran bella lista!

    RispondiElimina
  3. Fitzcarraldo ce l'ho ma ancora lo devo vedere, tra questi mi manca ancora possession ma recupererò :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Possession è davvero una roba malata, preparati ;)

      Elimina