giovedì 5 maggio 2011

è difficile spiegare quel che anch'io non so capire


Emidio Greco è un regista strano. Parco, quasi rancino nell'elargire film. Ogni tot anni, dopo che ti dici «Ma che fine ha fatto?», rieccolo. Anzi, tutto sommato negli ultimi anni ha alzato la media. E dai suoi film (ok, prima avevo visto solo L'invenzione di Morel, Una storia semplice e Milonga) esci con il dubbio che beh sì va beh. Del tipo, quello di Sciascia è un libriccino bellissimo, Una storia semplice dura 80 minuti che sono già troppi. Notizie degli scavi (che come dice saggiamente il mio ammmore «è triste come una domenica pomeriggio») non smentisce il giudizio. Film corto ma lungo come un documentario sulla Villa di Adriano a Tivoli, in cui tutti parlano, parlano, parlano troppo. E parlano con i punti di sospensione, senza dire, buttano lì, ché tanto nessuno degli altri personaggi sta davvero ad ascoltare. Iaia Forte se li mangia tutti, la leggiadra malinconia di Ambra Angiolini come le manie autistiche di Battiston. Viene voglia di leggere il racconto di Fruttero, poi boh.

11 commenti:

  1. domani mi butto su tatanka. che mi butterei volentieri anche su Clemente Russo, per dire...

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  2. ma dai, che son tutta chiacchiere e distintivo!

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  3. io il distintivo non l'ho visto

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  4. perchè non mi hai mai chiesto di fartelo vedere! :)

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  5. Chi è che ha detto triste?

    Spingitore di srecensione... vado!


    (ms)

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  6. tu lo hai detto! perché è impazzito?

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  7. se ho detto triste poi devo essermi corretta.
    i perché per impazzire sono sempre sfusi: vai a capire.

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