martedì 16 aprile 2013

essere terra


In fuga da un aborto spontaneo, dalla sterilità che ha causato la fine del suo matrimonio, da una madre con cui non sa parlare, da un dio che non sa vedere, Augusta pensa di essere riuscita a ritrovarsi in una favela di Manaus finché... Il rischio di sòla era altissimo. In un film si può parlare di ricerca spirituale senza far sfrigolare i maroni? Si può raccontare un percorso interiore senza corse in macchina e canzoni stracciacazzi? Si può affrontare il tema del volontariato nel culo del mondo senza buonismo né pregiudizi? Se sei Giorgio Diritti, pare di sì. Ancora una volta, un mefitico trailer piuttosto ammorbante, nel quale vengono esibite senza pietà quelle tre o quattro frasi retoriche di cui si poteva fare a meno, non rende per niente giustizia a un film intenso, da metabolizzare, pieno zeppo di tanta roba. Attraversato dallo sguardo ora dolente, ora radioso, ora figadilegno che non la dà a nessuno figurati a te, di una fantastica (simpatica è un’altra cosa) Jasmine Trinca, Un giorno devi andare è un film dove più delle parole contano le immagini, i silenzi, gli occhi, i corpi, il non detto. Con Diritti, ormai lo sappiamo, il termine “poesia” riferito al cinema non è mai sinonimo di noia, però la pellicola è tosta, impegnativa, a tratti ruvida. Catarsi finale da brivido.

17 commenti:

  1. eppure non mi faccio persuasa...

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    1. guarda che se è piaciuto a me che certe tematiche mi fan venire l'orticaria...

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    2. eh, a me no invece.
      come dicevo in qualche altro blog, che mi piace sproloquiare un po' ovunque, io ho un problema con quelli che per ritrovarsi devono continuare a perdersi.

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  2. Quasi quasi invece a me hai convinta...

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    1. bene! sono curioso di sapere cosa ne pensi

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  3. Sarei tentatissima anch'io, che invece a differenza di voialtri ascari con le conversioni spirituali vado a nozze. Spero di riuscire a recuperarlo in qualche modo.

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    1. in realtà si parla tanto di dio ma (spoiler) non ci sono conversioni. in ogni caso merita

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    2. che poi io posso anche fare il fico e annuire, ma chi fossero gli àscari l'ho scoperto mò. perlomeno avevo capito che non ti riferissi ad Ascàri ;)

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  4. Tra gli olpiti e gli ascari quindi si può ben dire che qualsiasi vittoria dovessi conseguire a Ruzzle nei prossimi giorni, va ascritta sostanzialmente a mio merito. Se non altro come titolarità spirituale. Non immagini come ne sono orgogliosa. Perché, insomma, non si può certo dire che tu abbia bisogno di maestri in questo campo.

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    1. in campo ruzzle? sappi che sono una schiappa che ogni tanto scova robe come "solanacee" e si esalta pure...

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    2. no, ma pure io voglio giocare a ruzzle con la middle.

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    3. la middle non ha mai giocato a ruzzle in vita sua. La middle se è per questo non ha nessun accesso in rete sul cellulare, che mi risulta essere prerequisito indispensabile per giocare a ruzzle. E questo benchè possieda un iPhone. Ho un iPhone senza rete, proprio così. Non sto a spigaravi perché, che sarebbe un'odissea. Mi riferivo solo al fatto che al contrario so il Dantès fedele seguace della pratica. Io i giochi di parole li odio, integralmente. Dai tempi dello Sacrabeo, pensa te. Anche se poi lo so che si fa sempre in tempo a sviluppare una perversione.

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    4. Il Sacrabeo sembra una bestemmia in veneto di quelle pesanti. Post spritz bello carico, insomma. Ma scommetto che avete capito lo steso cosa intendevo.

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    5. sacrabeo è bellissimo, io fossi in te registrerei il marchio, non si sa mai

      ah, giuro che ieri ho trovato "oplite". una grande soddisfazione!

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    6. anche spigaravi non è male, ma sacrabeo è tanto tanto più bello...

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  5. Quindi mi stai dicendo che è all'altezza degli altri due di Diritti? A questo punto tiro un sospiro di sollievo!

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    1. forse è il figlio meno riuscito, ma è tanta roba, fidati

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