lunedì 14 settembre 2009

dai campi e dalle officine


Il lungo weekend che ha inaugurato i festeggiamenti per i miei primi 40 anni (io – ahimè – in tutto questo tempo ho trombato molto meno di Marina Lante) si è aperto con la falce e chiuso col martello: dal guttusiano Funerale di Togliatti al Mambo di Bologna, guardando il quale parte in automatico il gioco “riconosci più persone famose possibili” o anche, per i più ignoranti, “conta le facce di Lenin”, a Cosmonauta, piccolo amaro divertente film sugli anni Sessanta con una bravissima Claudia Pandolfi, un gigionissimo (pure troppo) Sergio Rubini, un felicemente ritrovato Angelo Orlando e una sconosciuta, perfetta protagonista: Miriana Raschillà. Niente di fondamentale, intendiamoci, ma dice più di quel che sembra. E poi, soprattutto, è il trionfo dell'ottimismo, perché a rivedere i filmati di repertorio sulle missioni spaziali russe non si può che trarre una conclusione: se con quell'attrezzatura lì i sovietici sono riusciti ad andare nello spazio, allora tutto, davvero tutto, è possibile. Anche, per dire, scoprire dopo tre giorni di amore, cibo, regali, sesso (non necessariamente in quest'ordine), che quello lì è morto, sparito, dimenticato insieme a tutta la sua truppa di fascisti e di mignotte. Macché. E poi ti chiedi perché è fallito il comunismo.

1 commento:

  1. Morto un papa se ne fa un altro, si dice. Quindi, forse, piuttosto sarebbe il caso di dare ai bambini nuove scarpette rosse per battere i tacchi due volte e ai grandi scarpe antifortunistica per assestare provvidenziali calci nel culo. La pace sia con noi.

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