lunedì 14 gennaio 2013

essere genitori oggi (non più cagafigli)


No, io della chiesa non parlo. Né delle vacche impellicciate che pascolano in piazza San Pietro. Mi annoiano gli omofobi che non sanno di essere gay e, per quello che mi riguarda, il moige si potrebbe cancellare con una fiammata di napalm, se solo inquinasse meno. Il post, come sempre più spesso questo blog, parla di cinema, l’unica certezza di questi tempi cupi, caldo utero dei momenti bui, fresco abbraccio delle ore felici, amante sempre presente e sempre diversa, in una parola: una ficata. Tuttavia il cinema racconta il presente, e a volte ci si scontra. Prendiamo La bottega dei suicidi, che la commissione censura (diosanto, esiste ancora) voleva vietare ai 18 anni, salvo poi fare una patetica marcia indietro. Certo non è un cartoon per bambini, perché, al di là del messaggio positivo, bisognerebbe far digerire loro un tot di cose sperando che nel frattempo non si annoino. Ma se hai 12-13 anni e, accanto ai film d’azione e a quelli che te lo fanno venire duro (a quell’età va bene anche Twilight), hai voglia di vedere qualcosa di un po’ più furbo, beh il film di Patrice Leconte potrebbe piacerti, specie la riuscitissima parte in cui la ragazzina complessata scopre di sentirsi bella, complice un cd e un foulard. E comunque non si capisce quale sia il compito dei genitori, se all’educazione dei figli devono pensare tutti tranne loro. Come? Ah, già, crescete e cagat... moltiplicatevi.


4 commenti:

  1. La scorsa settimana un articolo su TargatoCN parlava del fatto che i ragazzi delle scuole non attraversano sulle strisce, e che di conseguenza, bisogna mettere le strisce dove loro attraversano.
    Una signora (giuro,non sono stata io), ha mandato una lettera chiedendo se erano scemi o furbi...

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    1. non ero neanch'io, li avrei coperti di insulti...

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  2. Da madre, imperfetta, imperfettissima, di tre dico che non ho mai voluto che altri dicessero, decidessero, scegliessero per me ciò che è buono o meno per le mie figlie. A dire il vero, vorrei non doverlo nemmeno decidere io, se proprio devo andare alla massima astrazione del pensiero. Perché il mio obiettivo è renderle autonome nel giudizio e nei loro percorsi. Tornando nel mondo reale, la responsabilizzazione dei figli passa dalla capacità dei genitori di esserne responsabili. E non è un passaggio automatico, né certo.

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