giovedì 10 giugno 2010

que freud aujourd'hui


Mangiare. Bere. Scopare. Amare. Disprezzare. Viaggiare. Scoprire. In ordine sparso. E pensare che ci sono quelli che credono ancora che il capitalismo sia vivo, altri che il comunismo li salverà. Quelli che credono che i soldi abbiano un valore come dio patria e bandiera, come se in principio ci fossero dio patria soldi e bandiera, come se potessero esistere per sempre. Quegli altri che rimandano a domani, quelli che per forza oggi, quelli che non staccano mai. E quelli che deridono la verginità della madonna ma poi leggono gli oroscopi, si fanno l'i ching, corrono sotto le gonne del primo psycho, si fidano di al cafone. Come se fossero più plausibili.

Le belle statuine © Dantès 2010

martedì 8 giugno 2010

lacci e legami


Dantès: Hai visto quella discreta gnocca bionda con i suoi guardaspalle gaioni?
A.: No, dove?
Dantès: Mh, dietro di te. Già spariti. Tipo emo, ognuno con una tinta di capelli diversa.
A.: Anni?
Dantès: Tutti sulla ventina.
A.: Praticamente emo-statici.

ora ditemi come faccio a non amare questa donna...

lunedì 7 giugno 2010

malta portami via


Se non vi ricordate Ciro Sebastianelli, non capirete il titolo del post, ma ormai ci sono quasi abituato. Che dire di Malta? Condensare è come cercare un vino in un winebar di Xlendi (stesso paesino nella cui scalinata ho lasciato qualche centimetro di pelle); un po' come trovare un angolo tranquillo a Paceville alle dieci di sera, ascoltare con piacere i discorsi di un turista italiano, vedere qualcosa di esteticamente brutto a M'dina e Rabat, trovare sporcizia sul lungomare di Sliema. In una parola, che poi sono due, è impossibile. Ma ne riparleremo in altri post. Apprendo dai vostri blog (a proposito: Anna, Ganfione, Poison, troverete miei commenti recenti a post vecchi di una settimana) che sono morti Dennis Hopper e Gary Coleman (la maledizione di Arnold è compiuta, credo sia rimasta in vita e non in galera soltanto la tata): speravo se ne andasse via per sempre qualcuno che lo meritava. Peccato.

Sliema, quasi tramonto © Dantès 2010

giovedì 27 maggio 2010

partire è un po’ futtirisinni


È tempo. Quel che mi ruga un po’ è che lì non si possa stare serenamente con il pisello al vento, ma me ne farò una ragione. Tornerò spingitore o porterò in dono un falcone? Chissà. Scrivete, scrivete, scrivete, tanto non ho il computer. Ci si ritrova tra una settimana!


«Sesso, sole, mare: non ne posso più di questa vita!»
(anonimo filmaccio balneare americano visto anni fa su Italia1.
Io e la DRFM, su questa battuta recitata (?) seriamente, ridemmo ore e ore e ore)

mercoledì 26 maggio 2010

contro il matrimonio


Ebbene sì. Il mio alter ego su FB fa parte del Popolo Viola e di Informare per Resistere. Ora, chi mi conosce (ma chi mi conosce?) sa quanto mi stanno sul cazzo i grillini e quanto Grillo e dintorni mi sembrino delle occasioni fuggite e perse, treni che sembrava portassero in un posto migliore ma stanno ancora parcheggiati in stazione California dreamin'. Eppure trovo che sia estremamente interessante seguire i loro discorsi sul web. Ed è impressionante come in tanti siano cascati con tutte le scarpe in questo divertente esercizio di stile. Perché finché ci sarà qualcuno così ingenuo, al cafone vincerà. Sempre. Finché – forse – (sua) morte non ci separi.

martedì 25 maggio 2010

di-manche


Da quanto siete aperti? Quattro giorni. Possiamo darci del tu? Certo. Metto su la musica? Volume alto, come non detto. Ritenti? Ritento. Piuttosto che il Buddha Bar va bene la pistola del registratore di cassa, non lo dico ma si sente. Le mani scorrono insieme al fluido caldo. Non guardo, anche perché da questa posizione non gliela fò. Relax, don't do it. E figuriamoci, effetto bambola anche quando è lì a pastrugnarmi vicino al culo. Rilassamento. Tanto. E chi ha voglia di affrontare lenzuola, vigili, ambientalisti della domenica? Azz, già finito?
•••
Profumo come una zoccola ma non posso ancora fare la doccia. Beppe? Beppe. Bambini più o meno tranquilli, sotto al pergolato tutto pieno, il tavolo con vista è il massimo che mi è concesso. Di fronte, inglesi, credo. Di lato, un ex culturista che ha più tette di pamelaenderson, un nipote che scaca una nonna (come starà mia zia? passata la febbre?), una nonna che avrebbe solo bisogno di qualcuno che le parli come a una donna qualunque, un nonno che si diverte col patron, quasi nessuno che vorrebbe essere dove sta (e bagnasco pensa a far far figli, tanto lui non li fa). Beppe recita la sua vita, hai detto. E io che posso dire di più? Pusacafè.

domenica 23 maggio 2010

pensavo fossi un vitello, invece ero una prefica


Non sapevo bene cosa aspettarmi da La nostra vita. Luchetti in passato ha fatto cose molto buone, ma già Mio fratello è figlio unico mi aveva lasciato un po' così. Inoltre l'uso così spudorato, in un trailer un po' truffaldino, di una canzone così “pericolosa” come Anima fragile faceva prevedere possibili cadute di stile. E invece, posto che il film soffre di alcune pecche, soprattutto una parte finale incomprensibilmente accelerata, e che nei dialoghi si alternino autentiche perle a un po' di bigiotteria, è indiscutibile (per me) che: Elio Germano sia perfetto come al solito (premio a Cannes strameritato), Raul Bova sia una autentica rivelazione (giuro!), la canzone di Vasco caschi a fagiolo senza sbavature e, soprattutto la prima parte, a tratti sembri una sorta di documentario, un «cosa siamo, cosa siamo diventati» che non giudica, non moralizza, mostra e basta. Come un porno, o una puntata di Quark ambientata all'Osciàn.

mercoledì 19 maggio 2010

ma anche


Questo post doveva intitolarsi
facciamo due conti io e te signora
a proposito di quanto costerà a un'azienda (azienda? scusate, rido) piuttosto grassottella e non proprio in salute, l'abbandono di uno dei suoi migliori protagonisti.
In alternativa, il titolo poteva essere
la mafia? (sull'elenco) non ci risulta
a proposito di quanto una vecchia megera fascista l'abbia fatta fuori dal vaso a proposito di mafia e intercettazioni. Borsellino si rivolta nella tomba da mò.
E invece. E invece fanculo, il post di oggi si intitola
boris vian l'ho scoperto io
e si pronuncia con un tono un po' baudesco. Per dire che nel 2008 ho regalato a mezzo mondo amicale un romanzo che per me è bellissimo, La schiuma dei giorni. E al Salone del Libro 2010, dove ho fatto un bel tot di acquisti compreso il nuovo Lethem con autografo, ho scoperto che quest'anno è l'anno di Vian: almeno tre editori e titoli come se piovesse. Devo cambiare mestiere? Io lo dico da mò.

martedì 18 maggio 2010

le capitaine est un brave homme


Domenica sera leggevo svogliatamente le cronache sportive cercando di riappassionarmi a qualcosa che non mi appartiene più da tempo. Solo una decina di anni fa mi sarei commosso, emozionato, avrei festeggiato. Ma una serie di cose mi hanno scippato questo piacere: le truffe ancora non appalesate eppure così sotto gli occhi di tutti, l’incapacità gestionale di una squadra di mondiali cacasotto (la faccia di Ronaldo che entra in campo il 5 maggio è indimenticabile), la criminale idiozia degli ultrà con la connivenza di tanti, troppi presidenti. Posto che amo Mourinho, quest’anno Ranieri mi piaceva: partito che non se l’inculava nessuno, e capace di grandi rimonte fino all’impossibile quasi parità in classifica con l’Inter. Ma c’è un ma: “brava persona” per antonomasia, l’allenatore della Roma ha voluto onorare fino in fondo quest’appellativo che da sempre è anticamera di “testa di minchia”. Perché confondere in buona fede il teppismo con la goliardia, o pretendere che quest’ultima sia di buon gusto, è proprio da pirla.

lunedì 17 maggio 2010

la visione (della fica da vicino)


La Fiera del Libro di Torino è tornata ad essere Salone. Posto che le parole sono importanti, lo sono però anche i personaggi che le pronunciano. Così l’idea iniziale del post era chiedersi cosa ci facessero lì Antonella Clerici, Giacobbo e Paolo Brosio, perché in Romania traducono Moccia, chi ha chiesto a Valerio Scanu di scrivere un’autobiografia, in base a cosa Faletti è più competente di Bonolis in fatto di memoria televisiva, e perché gli stand istituzionali, anche alla sagra della mortazza, comprendano tutti i corpi armati possibili, inclusi i carabinieri in versione Csi con tanto di finta scena del crimine. Ma tutto ciò è passato in secondo piano quando mi sono accorto che se l’argomento ufficiale di quest’anno era la memoria, la sottotraccia era inequivocabilmente la fica. Chi mi legge sa quanto mi piaccia e quanto rifugga ogni moralismo, ma sono sempre convinto che ci sia tempo e luogo per ogni cosa. Tutto questo tripudio di tette scollate e/o siliconate agli stand, i vestiti inguinali della Telecom, le ragazzette in shorts per pubblicizzare salcazzo, così in sintonia con la morte della nostra civiltà, mi sono apparsi di una inutilità e una volgarità devastanti, né più né meno di una visita di Al Cafone.