Visualizzazione post con etichetta art'è. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta art'è. Mostra tutti i post

lunedì 7 luglio 2014

ca custa lon ca custa


Strana la Val d'Aosta. Così città e così montagna. Piena di soldi e di polo con i colletti in su quasi come a Bari. Dove si mangia e si beve un sacco di Toscana. Dove ci si vergogna dei vini (buoni) e si promuovono le birre (per fortuna altrettanto buone). Con i turisti tutti allo struscio, al massimo ai castelli, mentre le mostre non se l'incula nessuno, tanto che viene voglia di fare due parole con i guardiani. E poi questo tempo che ci somiglia, un po' caldo un po' freddo, un po' sole sulla pelle un po' Carmagnola sulla via del ritorno, a volte come quella giacca di pelle mollata nel bagagliaio. Bel weekend, che ci vede pure in partenza. Sì, manca un mese e mezzo, ma è un po' già vacanza, dentro. L'ultima volta, era un secolo fa, Bard non aveva quei fantastici ascensori. Cos'avranno girato di The age of Ultron? Chissà. Intanto Picasso e Larrain. No, poison, non il regista, sta' tranquilla. È cileno pure lui, ma si chiama Sergio ed è un fotografo spettacolare. Ad Aosta, se vi capita e se volete scrostare dalla noia brava gente pagata per star lì, ci sono le foto di moda di Gian Paolo Barbieri. Dove Audrey Hepburn, vestita in modo assurdo, è sempre bellissima. Dove c'è una splendida sosia di Uma Thurman: non è lei, visto che all'epoca aveva due anni. E dove una Bellucci di dieci anni fa (s)vela i suoi ricci più nascosti.

martedì 13 maggio 2014

zucchero e catrame


E, come dire, il weekend se n'è andato. Un po' a merengue, come direbbe quell'adorabile donna lì, un po' a ramengo, come si dice in quella città per la quale ho smesso di giustificarmi come nel mitico pezzo tragicomico di Paolo Rossi: Milano. Dici: che c'entra? C'entra, perché sabato, come un bambino che si aspetta il lunapark, sono andato con la ms alla mostra di Bruno Munari al Museo del Novecento. Una mostra che, se Munari fosse vivo, gli verrebbe uno sciupun: secco, definitivo, taàc. Perché non puoi rinchiudere un genio che ha fatto dell'interattività una forma d'arte in vetrine sigillate e gabbie di dubbio gusto arancione. Perché io posso anche non sapere un cazzo del signor Munari Bruno e, quindi, ho il diritto di leggere una scheda biografica e avere informazioni che non siano seghe mentali di uno che vuole fare il primo della classe. Munari era gioco, era genio, era il futurismo spiegato ai bambini e agli adulti che si sentivano tali (no, non eterni adolescenti, non cretini vestiti da idioti, proprio bambini dentro, con ancora l'emozione viva della scoperta e del gioco). Di questo, nella mostra c'è poco o nulla. E mi sono tornati alla mente i festeggiamenti per i 90 anni del Maestro, alla Triennale: pazienza fosse sindaco l'Albertina, quella sì che era una festa per gli occhi! E allora ho detto alla ms: beh, però al bucsciòp ci saranno i “libri illeggibili” che sono una figata, dai che li sfogliamo! E invece ce n'erano sì e no tre. Delusi, prima di prendere il treno abbiamo azzardato, vista la desolazione di Porta Garibaldi, di portarci via una birra da corso Como: impossibile, senza sedersi in piena movida quasi non ancora sfatta. E loolapaloosa (o lupamalupa?) ormai mi fa venire in mente sono la canzone degli Elii.

mercoledì 30 aprile 2014

e non m’annoio


A me questa cosa delle feste, specie se civili e sensate, sembra bellissima. Persino la parola ponte, dissociata da Messina, ha un fascino tutto particolare, un apostrofo rosa tra “venerdì” e “non lavoro”. Così io e la ms venerdì scorso siamo andati a Genova a vedere la mostra di Munch. Non proprio insieme, ché quando ci mettiamo di buzzo buono siamo proprio stupidi, comunque poi siamo rimasti lì. Edvard Munch è uno che, parole sue, deve ai suoi drammi e ai suoi problemi la sua arte. Io, al posto suo, avrei preferito qualche disgrazia in meno e la capacità di disegnare cornicette di prima elementare, ma tant’è: la mostra è bella e neanche tanto angosciante. Manca L’urlo, in compenso fuori dal museo c’è una troiata che si chiama Urla con l’urlo: una cabina più o meno insonorizzata dove puoi… urlare, esatto, e farti una foto o un video con la riproduzione del quadro. Passata ’a nuttata a Genova, dove ci siamo anche discretamente strafogati, siamo tornati a Torino. Sì, perché a Torino in questo periodo ci sono circa 1482 cose da fare. Tutte insieme, ovviamente. Tipo i concerti, gratis o a prezzi stracciati, del Jazz Festival. E sabato la doppietta prevedeva Uri Caine al pomeriggio e Diane Schuur la sera. La Schuur è impressionante: da dove tiri fuori quella voce stando seduta (è cieca e non sembra neanche propriamente in salute) è un bel mistero. È la terza volta che ascolto dal vivo Uri Caine, lo adoro perché non fa un concerto (né un disco) uguale all'altro: peccato che “genio e regolatezza” si vesta sempre come un prete d’estate. Domenica pomeriggio, con un po’ di tristezza perché in sala eravamo davvero in pochi, ci siamo dati a Luca Ronconi per tre ore: Pornografia, dal romanzo di Witold Gombrowicz, ovviamente non è una roba porno, ma si ride e ci si angoscia il giusto. Valentina Picello è uno spettacolo nello spettacolo, straordinaria nella parte della vecchia “santa” su cui ruota tutto il secondo atto. E da domani sto qua.

martedì 5 febbraio 2013

di favole in favole


C’è gente che domenica s’è alzata di buon mattino per ascoltare Marchionne e Landini parlare del futuro della Fiat. Io conosco almeno un modo migliore per trascorrere la domenica mattina, e non è dormire. Comunque, al grido di «No, il dibattito no!», anche sabato ho evitato la Repubblica delle idee e il suo simpatico circo di chi se la canta e se la suona mentre la nave affonda, e con la ms mi sono perso in via San Massimo dentro un vecchio negozietto stipatissimo di roba che dovrebbe essere un’erboristeria ma che non mi stupirei ogni tanto svanisca, tipo la casa della strega di Ribelle (del resto ci sono pure le pozioni magiche...). Da lì ci siamo spostati al Museo del Cinema per la mostra di Luzzati e Gianini. «Chi minchia sono?» si chiederanno i miei giovani e implumi lettori. Beh, Lele Luzzati è stato un illustratore e scenografo geniale che, per una trentina d’anni, ha realizzato insieme al regista Giulio Gianini cartoni animati di strepitosa bellezza, protagonista la musica, roba che quand’ero bambino andava in onda sotto le feste e spesso anche no, semplicemente durante la tv dei ragazzi. E siccome a quel bambino lì è sempre piaciuto capire come funzionano le cose da dentro, beh questa mostra con i rodovetri (non sapete cosa sono? ma non siete della generazione google?!?) e le sceneggiature in cui le note musicali vanno a braccetto con le indicazioni di scena gli è piaciuta proprio tanto. E anche alla ms, che bambina sotto sotto lo è pure lei.


domenica 7 novembre 2010

quadri da un'esposizione


Ruby dice che dal piccolo marchettaro si mangiava male. Eh, tesoro caro, bastava chiedere in giro. Io, per esempio, lo sapevo già. No, non me lo sono scopato, preferirei tagliarmi il pisello, ma per motivi di lavoro ho assistito al primo (e peraltro unico) congresso di forza italia una quindicina di anni fa: un catering pietoso. Tanto che l'altra sera, ad Artissima, ho avuto un déjà vu: si è mai visto il rinfresco di un vernissage a pagamento (e che pagamento, per due tartine, un pezzo di salame e tre vinelli a scelta che con la bustina venivano meglio!) senza scuse plausibili tipo beneficenza o simili? Dice «c'è la crisi». Ma non era meglio allora mandare inviti più mirati invece di far entrare all'Oval qualche migliaio di imbucati di vario ordine e grado? Vabbè, comunque anche quest'anno ho fatto la mia porca figura: sebbene avessi lasciato a casa i jeans strappati, l'omino dello stand negoziostraficoditorino mi ha scambiato per il solito ricco snob e decadente, abbiamo parlato di Bruno Munari e mi ha invitato a un'inaugurazione. Dico «Oh peccato, questo sabato non ci sarò. Ma la mostra quanto dura?». «Solo sabato» mi risponde serafico il giovane omino. «Allora che cazzo inaugurate?» vorrei chiedere ma mi trattengo perché intanto mi appare il nuovo libro di Safran Foer, una strana creatura con le pagine ritagliate che sembra uscita dalla mente di Munari. Decido che lo voglio, insieme ai coloratissimi, divertenti trans di Assume Vivid Astro Focus (porcocazzo, qui ci stava tanto bene una foto, ma non la trovo) che tanto devono a Otto Dix. Il post finirebbe qui ma, ora che ci penso, avevo promesso al mio ammmore che avrei parlato di tette. Oh sì, ce n'erano tante in bella mostra. D'altra parte era o non era un'esposizione? Morbide e sospese, fasciate in reggitette di pizzo sotto abiti più o meno scollati, vere e gonfiate, veniva praticamente voglia di provarle più o meno tutte. Ma sai che ti dico? Io voglio le tue.