Visualizzazione post con etichetta psiconano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta psiconano. Mostra tutti i post

lunedì 14 novembre 2011

l’ultima bottiglia


Per dirla con il Trap: no say the cat is in the sac. Entusiasmi e feste mi sembrano drammaticamente prematuri. Certo, forse non facciamo la fine della Grecia e questa è cosa buona e giusta. Forse il mondo smetterà di prenderci per il culo. Ma intanto quello non è scomparso dalla vita pubblica come quelli del Caf. Sta lì, cerca alleanze, tra un po’ chiederà ai pensionati, ai cacciatori, per adesso si accontenta dei nostalgici del duce, forse pensa che abbiano nostalgia di lui. Ma mettiamo pure che sparisca, lui e tutta la corte di nani e ballerine. Quanto ci metteremo a spurgare? Quand’è che non vi sentirete in colpa per una battuta un po’ greve, per un commento scatologico, per un apprezzamento a un bel culo? Quand’è che finiranno le crociate per una pubblicità a base di tette o si smetterà di considerare omofoba una considerazione di rara banalità? Quell’essere ha davvero così spostato l’asse del buon senso e del buon gusto o forse vi siete solo ricordati improvvisamente che non solo morirete democristiani, ma presumibilmente anche cattolici?

martedì 15 febbraio 2011

incubi prima di dormire


La settimana scorsa Le vite degli altri su raidue, ieri sera La caduta su raitre. Se il prezzo per vedere buoni film in tv è che continui a governare lo psiconano, io preferisco andare al cinema.
•••
Ronaldo lascia il calcio. Con nove anni di ritardo.
•••
Faziose, radical chic, poche. Viene in mente Vecchioni: «… ma le parole invece tu le mischierai tutte dentro un cappello…».

mercoledì 26 gennaio 2011

re-animator


Trafugata la salma di Mike: lo psiconano si sentiva solo.

giovedì 20 gennaio 2011

pagina 63


Ieri sera ho messo da parte Dostoevskij per una lettura più lunga e impegnativa. Lo stile non è granché, per non parlare della scarsissima cura nell’editing, eppure si fa leggere. Non ha un titolo, ma direi che Invito a (s)comparire potrebbe andare. Sono le 389 pagine di intercettazioni (e non solo) che coinvolgono lo psiconano e il suo stuolo di lenoni, zoccole, nonché i conniventi amici e parenti delle stesse. I primi capitoli suscitano solo domande e dubbi. E questo è sicuramente un pregio. Non ho ancora capito come finirà, ma probabilmente il colpevole sarà il maggiordomo, uno dei tanti. Quella che ho scaricato è la prima versione, con (quasi) tutti i numeri di telefono, gli indirizzi, le date di nascita. Un’inquietante intrusione nella privacy, come affacciarsi dal mio ex appartamento e beccare le coppiette che si pastrugnano sotto al convento. Ma, d’altra parte, la strada sotto al convento è pubblica.

giovedì 25 marzo 2010

espò 2010


C'è un posto a Milano con una rotonda che ti ci imbrogli quasi sempre. Un posto che di qua c'è via Padova, quella dove fino all'altro giorno ci si ammazzava tutti, adesso è la pace (forse quella eterna) e dove, se cercate bene, c'è una traversa con un piccolo ristorante friulano (è o no zona etnica?) in cui si mangia da dio (ma dio mangia?). A fianco c'è viale Monza: vai su e c'è lo Zelig (o c'era?), le puttane, la Brianza che tu pensi che è ancora Milano e invece è lì pronta, capannoni e tutto il resto. Sull'altro fianco, tiri su e c'è (c'era?) il Leonka, che io i centri sociali mai capiti, ma massimo rispetto. Dalla parte opposta, Buenos Aires (ma non la città, ché siamo a Milano, il corso!) con i negozi dello shopping un po' sfigato un po' no, il cinema Arcobaleno dove vidi un paio di film saran dieci anni, un mcdonald's che puzza fino a Porta Venezia e il ricordo di una delle canzoni più geniali di Lucio Dalla. Beh, comunque, sappiate che questo posto, con la rotonda e tutto il resto, è l'unico in cui mi piacerebbe presto incontrare Al Cafone. Incontrare, beh, adesso è una parola grossa. Vedere bene, diciamo. A costo di mettermi anch'io a testa in giù.

sabato 6 febbraio 2010

come se poi nella vita ci fossero i violini


Ci sono cose che non capisco e che probabilmente non capirò mai, cose della cui utilità nel mondo mi sfugge il senso. Come la neve mentre guido. Come le curve in autostrada. Come mcdonald's. Come lo psiconano e la sua corte. Eppure ci sono rari momenti in cui la poesia di un attimo, o una di quelle minchiate che il nostro cervello chissà perché realizza con struggente sottofondo musicale, sembra mi possa fare avvicinare al senso di queste cose altrimenti inafferrabili. Perché la neve che frulla via dai vetri dal basso verso l'alto in mille rivoli, o che sciogliendosi sul tergilunotto disegna strane geometrie, è onestamente qualcosa che starei a guardare per ore, a patto di non andare a sfasciarmi contro la macchina davanti. Perché provare la tenuta di strada della mia macchina tra le curve di un'autostrada deserta, in una bella giornata di sole, mi fa sentire fico anche se accanto non c'è nessuno che mi dice «Certo che 'ste macchine giapponesi, eh!». Perché sapere che da qualche parte qualcuno sta facendo causa, sta facendo una dieta, si sta disintossicando, sta vomitando all'angolo per colpa di mcdonald's mi fa pensare che, magari, quel qualcuno la prossima volta ci penserà due volte prima di tornare in quel posto di merda. E perché pensare... no, ecco, con lo psiconano no. Per quanto mi sforzi, la poesia muore, come in un sonetto di bondi.

domenica 13 dicembre 2009

o mia bela madunina


In treno ne parla un gruppo di ragazzi, non li prendo sul serio. Torno a casa, appiccio internet, ed eccolo lì. Adesso processi e articolesse come se piovesse (scusate la rima, sono un poeta pentito). Ma in fondo cos'è successo? Un uomo mentalmente disturbato ha colpito un altro uomo mentalmente disturbato. Cose che succedono spesso, purtroppo, in un manicomio.


giovedì 8 ottobre 2009

gruppo di famigli in un interno


- Grazie per avermi raggiunto in questo momento così difficile.
- Beh, veramente...
- Lo so, i nostri rapporti non sono sempre stati facili...
- Certo ma...
- Ma so di poter contare su di te, su di voi, tu, Al, Gianni, Sandro, il tuo ragazzone, il mio popolo.
- Ecco, a questo proposito...
- Sì, faremo una grande manifestazione!
- Avrei bisogno...
- Oh, non dirmi nulla. Avrai tutto il mio appoggio. Vuoi Barbarossa in 500 sale?
- Ehm, guarda, non è per me...
- No, capisco, il popolo innanzitutto.
- Più che altro lui.
- Tuo figlio? Gli serve una laurea, un altro incarico ministeriale?
- No, è che pensavo...
- Umbi, dopo il coccolone devi andarci piano coi pensieri...
- Lui pensava...
- Dimmi, non avere remore!
- Ecco, visto che il compleanno s’avvicina e lui come dire... non ha... non ha mai... Tu che sai... puoi procurare una troia a mio figlio Renzo?

giovedì 1 ottobre 2009

scusate se ho scritto così tante volte un


Qualcuno dei non-psiconanisti avrebbe dovuto dire non molto tempo fa una cosa tipo «E no, checcazzo, se l’informazione Rai è fatta di minzolini e brunovespa, non ci sto. Se mi segate non solo Santoro-Travaglio, ma persino (Gesù se state messi male) la Dandini e Fazio, immolandovi a 90 gradi davanti al piccolo priapo e facendo peraltro un harakiri pubblicitario che persino un Dantès che non capisce un cazzo di economia sarebbe capace di prevedere, io il canone col cazzo che lo pago». Mò arriva cacchiocacchio il giornale di famiglia (come quale famiglia?) e ti rivolta la frittata. Peccato che la frittata, porcocazzo, non ci sia, e forse neanche le uova.

mercoledì 16 settembre 2009

una tranquilla notte di regime


- Signore?
- Sì?
- Ci siamo. Sono tutti collegati. Sappiamo di gruppi d’ascolto persino nelle Figiccì.
- Ottimo, ci vedono anche all’estero! E con un nome così dev’essere un paese pieno di zoccole.
- Veramente signore... Beh, non importa. In realtà abbiamo un piccolo problema.
- Piccolo?
- Si chiama Dantès.
- Sarà mica un nome!
- Lui non vuole vederla.
- Ma come?
- Sta guardando Distretto di polizia.
- Quella serie comunista col commissario culattone? La fanno ancora?
- Ehm, la trasmettiamo noi.
- Un ottimo prodotto, naturalmente. Ma non avevo intimato che niente disturbasse la mia trasmissione?
- Infatti lui l’ha scaricata da emule.
- Il solito comunista disfattista che non vuole guardare le pubblicità. Arrestatelo per pirateria informatica.
- Dovremmo arrestare almeno un altro migliaio di persone che ha fatto la stessa cosa...
- Corrompetelo.
- Dice che non è corruttibile.
- Cazzate. Ravanate nel suo passato.
- Risulta solo che un tempo si chiamava Piazza delle Erbe.
- Erbe? Drugaàt!
- L’ultima canna risale all’anno scorso, troppo poco per ricattarlo.
- Donne?
- Una, fissa.
- Uomini?
- No.
- Animali?
- Un gatto, ma non risulta ci faccia sesso.
- Mi invidia.
- No.
- Mi odia.
- No.
- Ma allora perché?
- La disprezza.
- Il mio cuore sanguina.
- Credo sia succo di pomodoro.
- Lei è licenziato.

giovedì 10 settembre 2009

my only friend, the end


Sera, interno borghese, qualche mese fa. Una lunga tavola apparecchiata in penombra. In scena, due anziani signori eleganti. Nell'aria, odore di cavolo, dopobarba, flatulenze. Mentre sfuma la musica, M., il più vecchio, avanza verso P.

P.: (sorridendo) Benvenuto!
M.: (poco convinto) Ueilà presidente.
(si abbracciano come due che hanno paura di scoprirsi gay)
P.: Accomodati, il porrigg arriva a momenti.
M.: (sedendosi) Pòrij?
P.: Sì, sai, fa parte della dieta. Vedrai, cribbio, che autunno li aspetta.
(entra il cameriere e serve un minestrone. M. lo assaggia)
M.: (fingendo entusiasmo) Buono, come fatto dalle nostre nonne!
P.: La tua lavorava alla Findus? Grande Michele, sei sempre stato più avanti di tutti!
M.: Ok, senti, lo sai che siamo amici e... oh insomma c'ero anch'io su quella cassetta d'acqua insieme a te quel giorno! Da quando per parlarti ti si deve pregare?
P.: Da sempre, più o meno sono Dio.
M.: Non si scherza su queste cose, Gesubambino ti punisce!
P.: (la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni) Ah. Beh, proprio perché siamo amici saprai che sono stato molto impegnato. Insomma Bettino non me l'aveva raccontata fino in fondo!
M.: Ma come, e le monetine non te le ricordi?
P.: (sembra riflettere) No, solo le banconote. Comunque, dicevo, è un continuo: e la mafia e la P2 e Mills e il conflitto d'interessi e le puttane... Che poi sembra che gli importi solo quello. Dici che ne hanno viste troppe e toccate poche? Forse con la tv interattiva...
M.: ...
P.: Ma te la ricordi quella riccia col culo che... No, aspetta, era quell'altra. Uh la memoria! Io dico le cose e un momento dopo... Cos'è che stavo dicendo?
M.: La signorina col fondoschiena...
P.: Io? Ma che ti ci metti pure tu?
M.: Va beh, senti, mi hai invitato e sono venuto. Ora...
P.: D'altra parte, anche tu con quell'australiano comunista. Che ci avrà? Ma poi, gli australiani non erano neozelandesi? Sì insomma, chel lì l'è minga negher! Per me è strano.
M.: Guarda che Rupert...
P.: Rupert? A me ci hai messo anni prima di chiamarmi per nome!
M.: Ma non te la prendere! Lui è solo un po'... un po' più iisi.
P.: Ecco, lo sapevo, è pure culattone. E tu, dai, hai un'età, cribbio!
M.: Ma cosa stai dicendo?
P.: Certo! E, a proposito di età, dovresti pensarci seriamente.
M.: A che?
P.: Un posto nel mio mausoleo. Ce n'è, sai, uh se ce n'è!
M.: (la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni) Si è fatto tardi, scusa, devo tornare a casa. (esce)
P.: Vai, vai, abbandonami anche tu, ingrato come tutti gli altri. (suona un campanello) Ambroeus, voglio restare solo. Fai entrare le troie.

(sipario)

lunedì 7 settembre 2009

prickocracy


Più di Corona che si profuma come una battona e che apprezza di essere stato truffato dallo psiconano. Più di Lelemora che gioca a fare il decadente ma è solo un fascistone che ama circondarsi di manzi meglio se truzzi. Più delle riprese lente, volutamente prive di ritmi e di tagli, quasi “pornografiche”, sul volto inespressivo dello psiconano, sempre più simile alle caricature di Vauro. Più di tutto questo, quello che colpisce di Videocracy è il vero protagonista. Ricky ha 26 anni, parla come il signor Rezzonico, non vuole più fare l’operaio (e come dargli torto?), sogna di diventare il Van Damme italiano e canta le canzoni di Ricky Martin (sic): in pratica non ha nessuna chance, ma vuole sfondare in tv. Ogni tanto “fa il pubblico”, per il resto vive con la madre che gli sorveglia le morose e lo fa sentire in colpa. Uno dei venti provini che fa è per X Factor: disastroso. Finisce così tra i “geni incompresi”, ovvero in tv sì, ma preso impietosamente per il culo. Lui, però, è contento. E la sua parabola racconta quest’Italia mille volte meglio di un Corona che si impomata il pisello davanti allo specchio.

giovedì 23 luglio 2009

memoria delle sue puttane tristi


Non era così che la immaginavo prima che cominciasse. Pensavo a una ragazzina davvero giovane, non come quell'altra scomparsa nel nulla da cui era arrivata. Una con cui beccarlo sul fatto, una che ne avrebbe fatto un inequivocabile pedofilo di fronte alla cattolicamente ipocrita opinione pubblica, di fronte anche ai suoi compari, ai suoi vati, ai suoi nani. L'unico peccato davanti al quale forse persino Bondi lo avrebbe rinnegato prima del canto del gallo. E invece eccoci qua, con questo romanzetto a puntate degno della peggior Novella 2000, a sentire stralci di noia, a leggere frammenti di una banalità sconfortante, buoni per quattro chiacchiere sotto l'ombrellone o un dar di gomito sghignazzando al bar. Un dialogo tra cliente e prostituta, dove quest'ultima fa il lavoro per cui è pagata, cioè esaltare l'utilizzatore finale, farlo sentire er mejo, il grande sventrapapere, dispensatore di dolori post coitum e suggerimenti su come godere, mentre lui è uno che ha desideri che cattolicamente si caca in mano di condividere con la moglie, uno che si vanta di avere nella sua villa il lago con i cigni, una balena fossilizzata, meteoriti e tombe fenicie. Ma cos'è, una puntata di Voyager? E la corruzione? La P2? La mafia? I soldi arrivati dal nulla? La vulnerabilità delle istituzioni? Non è roba per quest'estate. Non in Italia, perlomeno.

mercoledì 8 luglio 2009

ducaconte


Non potendo regalare loro la solita paccottiglia bigiottara da bagascette, Al Tappone ha donato ai suoi compari di G8 un sobrio oggettino atto a rallegrare le lunghe serate d'inverno: un libro su Canova, del modico peso di 24 chili, che sembra uscito dritto dritto da un film di Fantozzi. Bassorilievo di marmo di Carrara per la copertina, carta fatta a mano, broccati di seta e fili d'oro per la rilegatura, materiali e manodopera messi a disposizione gratuitamente da ventitré artigiani italiani (ma pare che per la sovraccoperta sia stata usata la pelle del culo di Bondi). Il volume è accompagnato da due cofanetti (in legno di frassino e mogano rifiniti in foglia d'oro) contenenti un segnalibro, una lente, e gli inni di ciascuna nazione calligrafati e miniati: contenitori ideali, perfettamente riciclabili come eleganti posavomito.

(Questo naturalmente è opera di Canova, quello vero)

mercoledì 13 maggio 2009

that's ammore


Il noto quotidiano comunista Corsera a quanto pare ci prova gusto e, dopo aver dato spazio nei giorni scorsi alle ridicole dichiarazioni di Noemi Letizia (impagabile a questo riguardo il post di middlemarch), ora riporta stralci dell'intervista che Novella 2000 ha fatto a Domenico Cozzolino, fino all'altroieri corteggiatore a Uomini e Donne, oggi fidanzato dell'amica di Pappi, domani aspirante attore («a settembre frequenterò una scuola di recitazione»). Contestando le foto della ragazza, il giovane gentleman ha detto: «Ma che lato B mozzafiato, magari... Il sedere a mandolino è il risultato di Photoshop. L'ha vista Noemi in tv? È una cosarella, esile, esile». Quando si dice la classe (quinta elementare, suppongo).
•••
A proposito di attori, per farmi del male ieri sera ho visto Carnera. Ho cercato di essere scevro da ogni pregiudizio, lo giuro. Ma a parte che tutto, non solo le scenografie, appare di cartongesso, chi mi ha sconvolto è il protagonista, Andrea Iaia. Ok, è un colosso come l'originale. Ma è un cane. Un cane che, leggo nella biografia, è diplomato al Centro Internazionale Cinema e Teatro Duse Studio e ha fatto seminari di recitazione metodo Stanislavskj-Strasberg con membri dell'Actors Studio. Rabbrividiamo.

martedì 12 maggio 2009

una volta qui era tutta campagna elettorale


Attualmente, nel bdcdP l'unico vantaggio gratuito del digitale terrestre è quello di vedere bene Retequattro. Dovrei avere i brividi per l'emozione, ma alla messa cantata dello psiconano preferisco i porno veri, e quelli li trovo sul mulo.

martedì 5 maggio 2009

strapazzati da anomale passioni


- Come le vuoi? Bionde, rosse, verdi?
- Le ragazze verdi?
- Sì, quelle che non sono ancora mature.
(Il pap'occhio, Renzo Arbore, 1980)

La madre di Noemi dichiara oggi al Corriere «L'ho cresciuta nella luce del Vangelo e nel mito di Silvio». Insomma, un colpo al cerchio e uno alla botte, un occhio a Cristo e l'altro a Pappi: in questo scenario da assistenza sociale, tutto diventa possibile, persino che la poveretta abbia davvero tentato di titillare la misera attrezzatura dello psiconano. Ah, capire il titolo del post stavolta è troppo facile!

lunedì 4 maggio 2009

meditazioni domenicali


Ero a Londra poco tempo prima della mucca pazza, in Messico pochi mesi prima dell'influenza suina. Portatore sano di sfiga?
•••
In Wolverine, quando esce dalla piscina in cui ha subito l'operazione, Hugh Jackman è visibilmente dotato di mutanda, mutanda che però perde nella scena immediatamente seguente. Blooper o espediente perché non si vedesse che ha il pisello piccolo?
•••
Anch'io pesto merde, talvolta. Ma quando mi decido a pulire le scarpe non ricevo mai buonuscite miliardarie. Donna Veronica, almeno in questo, sarà fortunata.
•••
Il Bagaglino ha chiuso perché per le mignotte e le battutacce c'era già lo psiconano?
•••
Soluzione al quiz: io e S. eravamo tra i pochi possessori di questo bellissimo disco. S'intende che nessuno ha indovinato.

mercoledì 18 marzo 2009

nessuno si senta escluso


Era l'estate di Sidney Sonnino informatore di Starsky & Hutch e del mio amore frustrato per L. Combattuti tra la voglia di andare al mare e l'attesa di un esame che poteva cambiarci la vita, studiavamo cose che teoricamente avremmo dovuto già sapere, di storia e di diritto. Il diritto continuava a rimbalzare inutilmente fra i neuroni, come nei pomeriggi di studio da F., qualche anno prima, quando veniva fuori la nostra anima demenziale salvo zittirci di fronte ai vocalizzi della vicina che a quell'ora – beata lei – trombava felicemente. La storia no. Quella contemporanea, specie se italiana, piano piano cominciava a conquistarmi. E a farmi incazzare. E a farmi capire. Qualche mese dopo, Al Cafone avrebbe fatto la sua invasione di campo. Pensammo che l'operazione sarebbe fallita come la Standa: purtroppo sappiamo com'è andata.

(avrei voluto corredare il post con una vecchia vignetta di Massimo Bucchi,
una matrioska di mussolini intitolata Riassunto della storia d'Italia:
ahimè, su internet non l'ho trovata)

P.S.: grazie a terra666 per l'ispirazione.

mercoledì 18 febbraio 2009

l'ora x


È riuscito a sbagliare argomenti, tempi, ritmi e intonazione. No, non è Povia, è Veltroni. Ma come, si dimette mentre c'è Sanremo? Già i media lo scacano abitualmente abbioccati, figuriamoci in questi giorni! Ma non bastava, no, doppio salto carpiato: si dimette il giorno in cui l'avvocato di Al Cafone viene condannato mentre il suo cliente se ne esce candido come un giglio nel vituperio generale (Italia esclusa, of course). Con un colpo di genio si è ficcato tra la Zanicchi (che, in quanto donna in un paese di puttanieri, non può parlare di sesso) e la vergogna reiterata del lodo Alfano. Oscurato da Sanremo, ha oscurato lo sdegno per lo psiconano. Un ultimo regalo, neanche nei migliori sketch di Corrado Guzzanti. Mastigrancazzi.

P.S.: se Mina avesse cantato Ti voglio senza amore forse avrebbe vinto. E forse l'avrebbe pure meritato.