Diffidare dei trailer, io l'ho sempre detto. Poi, da un po', se ci fate caso, puntano allo svacco. Fra qualche tempo vedrete la pubblicità, chessò, del nuovo di Kiarostami e scommetterete, giurerete, che a vederlo ci sarà da spanciarsi. Così immagino pensiate ci sia molto da ridere in Mine vaganti, e che le risate non siano neanche tutte di grana fine. E invece Ozpetek secondo me ha fatto il suo film più seriamente gaio. Con qualche momento divertente, sicuro, ma niente di più. Quanto alla recitazione, non ci sono cazzi, vincono le donne. Lunetta Savino, che rinasce ogni volta che fa qualcosa fuori dalla tv, Nicole Grimaudo, sempre più brava e sempre più gnocca da quando lavora con Ozpetek, e quel monumento di Ilaria Occhini, purtroppo sempre poco utilizzata nel nostro cinema. Ah, il mio titolo si capisce?
domenica 14 marzo 2010
giovedì 11 marzo 2010
lourdes
Ieri sera, senza apparente intervento umano, dopo quasi cinque mesi di assenza e a 18 giorni dalle elezioni, sono riapparsi sulla mia tv, in (quasi) tutto il loro splendore, due dei tre mux mediaset. Il pastorello emilio annunciava a tutti il sacro verbo, che credo suonasse più o meno così: «Addenocchiate e vasame 'sti mmane».
martedì 9 marzo 2010
faccia di velluto
Prima o poi il tributo a Hitchcock devono pagarlo tutti. Sir Alfred è una specie di acquasantiera universale in cui si sono bagnate mani americane, inglesi, francesi, persino italiane. Ora è la volta di Scorsese che, come scopriremo, con Shutter Island ci prende per il culo con grande soddisfazione fin dalla prima scena. Ed è divertente, col senno di poi. Anche se io non ci avevo capito quasi nulla (la faccia del titolo c'est moi). Del film non posso dire niente, ha fatto meglio di me ms.spoah. È che mi sembra che qualsiasi cosa dica possa essere uno spoiler e il giallo vada a farsi fottere. Posso dire della curatissima fotografia, e mi fermo lì. Dell'interessante congegno psicoenigmistico, e mi devo rifermare lì. E della colonna sonora, un pozzo senza fondo di omaggi, e poi Mahler e Ligeti e John Cage e Richter... Ah, Max von Sidow porta egregiamente i suoi 81 anni, lui e mia zia sarebbero una coppia perfetta.
Etichette:
cinema
domenica 7 marzo 2010
ballo in fa diesis
Allora è proprio vero, le trombe del giorno del giudizio e non quelle di Turchetti stanno per suonare. No, niente Maya, niente 2012, non ci allarghiamo. È la nostra civiltà che è finita. Cosa vi aspettavate, che Napolitano non firmasse? Il presidente della Repubblica è un passacarte per Costituzione. E meno male, pensate se al suo posto ci fosse lo psiconano e questa fosse una repubblica (?) presidenziale. Non mi aspettavo niente di più niente di meno di questo pastrocchio “all'italiana” (chiedetevi perché da sessant'anni almeno quasi in tutto il mondo si usa questa espressione). Luttazzi è convinto che quell'essere sia al capolinea, io credo che lo siamo noi. Abbiamo paura della morte, non è mai un buon segno. Lo dico da appassionato di cinema, ché nella filosofia ho smesso di credere da mò: è un caso che in un paese più o meno cattolicamente libertino, dove la censura cinematografica – sesso a parte - sonnecchiava allegramente da un po', nel giro di un mese due film sull'elaborazione del lutto (Amabili resti e Shutter Island) siano stati vietati ai minori di 14 anni?
giovedì 4 marzo 2010
fratello, dove sei?
A leggere i giornali prudono le mani, non ci sono cazzi. Scrivessi le cose che mi passano per la mente, finirei in galera senza passare dal via e senza neanche poter sperare nella buona condotta e in qualche ospitata da vespa. Ma mi chiedo per chi, per che cosa? Per chi in una notte è passato da fascista a democristiano? Per chi ha tirato le monetine a craxi e poi ha votato psiconano? Per chi giustifica i cialtroni, compresi i propri figli? Per quelli che si lamentano delle tasse e poi non le pagano? Per chi compra gli hamburger dei barboni e le pillole dimagranti delle tv? Per quelli che credono in un dio miseramente fatto a loro immagine e somiglianza? Per quelli che devono avere un padrone, non importa di che appartenenza o colore? O per i proibizionisti di tutto, che poi però hanno bisogno di fumare, di lavorare, di appartenere, di scopare, invece di averne semplicemente voglia? Da giorni pencolo tra questa e questa, comunque sempre Gaber. E se questo disegno si completa, mi dispiace, ma non do né il culo né la vita. Vado semplicemente via.
dedicato con affetto a non.sono.io, ché per essere un commento mi sembrava troppo lungo...
mercoledì 3 marzo 2010
a volte una poesia può uccidere un dettaglio
Sì, va bene, la canzone di Ruggeri diceva l'opposto. Poco importa. Quella canzone, tra l'altro, ha un titolo bellissimo. Comunque stavolta non parlo di musica ma di cinema. E il titolo si riferisce a La bocca del lupo, sorpresa dell'ultimo Torino Film Festival: strano docudrama, crudo e tenerissimo insieme, è il racconto vero di una storia d'amore che sfida la lontananza, la galera, le differenze e le diffidenze, tra uno sbandato siculo in terra di Genova e un travestito che è, per citare Queneau, «né in tutto giovane né in tutto signorina». L'ultimo quarto d'ora sembra la versione neorealista dei siparietti di Harry ti presento Sally, con i due che si raccontano finalmente insieme, ed è il momento più vero e bello del film insieme alla lunga, immobile e lacerante sequenza del bar. Peccato per la poesia, in agguato come un brigante di strada in forma di voce fuori campo: leziosità autoriale inutile, il film emoziona anche – anzi soprattutto - senza.
Etichette:
cinema
lunedì 1 marzo 2010
la vecchia giacca nuova
Com'è Il figlio più piccolo? Mettiamola così: hai presente una giacca? Il modello non è originalissimo ma è di quelli intramontabili che vanno bene su tutto. Il colore idem. La stoffa, caspita, è la cosa migliore. Peccato per la confezione: guarda le cuciture! C'è persino qualche filo qua e là, e i bottoni, che pure sono di qualità, penzolano un po'. Il sarto aveva fretta? S'è distratto? Stava facendo altro? Chissà. Però Zingaretti è grande, De Sica recita, la Morante la amo, Nicola Nocella è perfetto. Quando si dice la stoffa, appunto. E, per favore, ditemi che quella vecchia con gli zigomi da gatta NON è Sydne Rome.
Etichette:
cinema
domenica 28 febbraio 2010
cartier cardin gucci
Cara Sandali, che dire? Mi sono impegnato ma, evidentemente, io e le modelle abbiamo frequentazioni diverse. Però Milano in questo weekend sembrava Istanbul, peccato mancasse il mare: freddo, estate, grigio, così così (giusto a smentire che non ci sono più le mezze stagioni). E poi c'erano un sacco di fotografi, dal più scafato alla mezzasega. Ah, e stranieri come se piovesse. La cosa più vicina a una stragnocca è stato un gran bel paio di gambe avvolto da un gonnellino stile collegiale, ma già il resto - a guardar bene - era noia. Tuttavia almeno un contributo al dibattito sulla moda voglio darlo: qualcuno può spiegarmi gli stivali senza tacchi? quelli che sono talmente rasoterra che sembrano anche senza suola?
Etichette:
Milano,
strano ma vero,
uai
mercoledì 24 febbraio 2010
sempre meglio che lavorare (appunti)
Il Veneto è un posto che quando ci sei, anche se ci arrivi bendato, anche se la gente intorno non parla, dici «Sono in Veneto». E non è una cosa necessariamente negativa. È un fatto. Un fatto véro, come direbbe il mio ammmore.
Ritrovarsi a cena con qualcuno che sai di conoscere ma non hai idea del come e perché e che, grazie a dio, si ricorda di te e non ti fa annaspare nel nulla dei tuoi neuroni, è fantastico. Specie se il tizio è di Monza, il paese che di solito se la tira di più al mondo dopo Alba.
Le mani grandi, grosse, saranno uno stereotipo, ma questi ci lavorano e io non smetto di guardarle. Fascino, rispetto, un pelo di paura, ché se ci litighi ti rincagnano il naso come niente.
C'è qualcuno che ha mai seguito dall'inizio alla fine una presentazione in Powerpoint? E perché?
Preparo un discorso che mi sembra cortissimo. Poi non lo leggo, improvviso, ed è subito sera. Bisognerà che ci rifletta. Ma domani si torna otto ore davanti a un computer.
Etichette:
un fatto véro
lunedì 22 febbraio 2010
vedi alla voce: a mò?
Incollato nella stretta poltrona di un raianér in ritardo, cerco di affogare l’incazzatura divertendomi con Queneau. Mentre l’altoparlante passa da un incomprensibile inglese stile Montesano che sfotte i film di guerra americani a un italiano stile Milano da bere dei Vanzina, sbircio il mio vicino e il suo cellulare, meditando sul fatto che se stiamo per decollare forse il tizio dovrebbe spegnerlo o, al limite, ficcarselo su per il culo. Ma ecco che la curiosità prevale e l’occhio cade sul display. Il tipo, mio coetaneo, sta scorrendo la rubrica: al terzo-quarto nome, Amore. Ammetto che, per due nanosecondi, l’adolescente che si nasconde (molto bene) dentro di me e che di solito viene fuori al massimo davanti a un porno, si è quasi commosso. Poi però la cosa mi è sembrata di una tristezza infinita. Voglio dire, la persona amata avrà un nome. Al massimo un nomignolo, che mi sembra decisamente più carino da segnare in rubrica. Ma mettere Amore in rubrica è un po’ come scrivere Idraulico solo perché non ci si ricorda mai come si chiama.
Etichette:
mondo minchia
Iscriviti a:
Post (Atom)







