martedì 11 agosto 2009

metti, una sera a cena


Caro Beppe,
complice il deserto in città e nel frigo, l'altra sera sono finalmente andato al ristorante qui sotto. Vorrei poterti dire che ci si sta male, ma non è così. Certo che se voglio sentirmi a casa, mangiare piemontese, entrare per primo e uscire per ultimo, beh allora non ho dubbi: vengo da te. Uh, la cameriera è molto più giovane e carina di tua figlia, ma questo è un dettaglio. Comunque, a te che sei uomo di mondo, vorrei chiedere un'altra cosa. Al tavolo a fianco avevo due ragazze sui vent'anni, a quello di fronte due coppie di cinquantenni. Le prime sembravano uscite da una rivista di moda, dettagli ton sur ton, un bigiottame che neanche la madonna in processione, capelli perfetti, praticamente finti. A parte i discorsi sulle corna estive e il mangiare praticamente accasciate sul tavolo, erano molto più cinquantenni di quelli in bermuda e vestiti a fiori poco distanti che si raccontavano del lavoro e di come sarebbe stato bello essere in vacanza. Che voglio dire? Boh, portami un bicchiere del tuo Dolcetto, magari qualcosa mi verrà in mente.

sabato 8 agosto 2009

johnny b. goode


Ho sempre fatto fatica a capire come uno che aveva dimostrato che negli Ottanta si potessero fare drammi e commedie adolescenziali con i controcoglioni si fosse perso dietro qualche infelice sceneggiatura negli anni a venire (peraltro usurpando il nome del Conte mio omonimo, eccheccazzo!). Ma oggi, anche se con un paio di giorni di ritardo, voglio ricordarlo per tre capisaldi del famigerato decennio della mia adolescenza. Tre film che rivedo ancora con grande piacevolezza, tre pellicole che ho mandato a memoria, che mi fanno ancora ridere, mi commuovono, a volte mi fanno incazzare col mondo, e mi ricordano anche di quando qualcuno diceva (mah!) che in qualcosa somigliavo a Matthew Broderick. Grazie John. Grazie per aver fatto conoscere in Italia Steve Martin, per averci fatto amare il povero John Candy, per questo, questo e soprattutto questo.

venerdì 7 agosto 2009

informazioni di vincent


Lo so, siamo quasi a Ferragosto. Ma io lo odio e per di più lavoro, quindi beccatevi 'sto post serissimo. Il fatto è che ieri sera ho visto la seconda parte di Nemico pubblico n. 1 e un interrogativo che stava già lì a ruminarmi in pancia è schizzato fuori con tutti i suoi acidi succhi di perché. Insomma, fatti salvi la redenzione e, soprattutto, il perdono, che appartengono a un cattolicesimo da cartolina e sono le belle parole con cui si infiocchetta una grande ipocrisia – non si può pretendere il perdono, soprattutto dai parenti delle vittime («Io vi perdono ma voi vi dovete mettere in ginocchio», cazzo tutte le volte che la rivedo quella donna è il mio incubo-risveglio in lacrime da 17 anni) – com'è possibile che qualcuno riesca a concepire, se non a mitizzare, Bonnie & Clyde, Jacques Mesrine, Vallanzasca, la banda della Magliana, persino Pietro Maso o Erika e Omar, gente che ha ucciso solo per soldi e/o potere, nient'altro che soldi e/o potere porcocazzo, mentre noi – che pure non abbiamo lutti con cui convivere giorno dopo giorno – noi non abbiamo nessuna... no, comprensione no, perché la follia di quella stagione non può essere giustificata... ma non riusciamo ancora a guardare in faccia il terrorismo rosso o nero, mirato o stragista, storicizzandolo, pensandolo nel contesto in cui accadeva, con tutto quello che c'era e che giocava intorno, riflettendo sul fatto che un ideale (distorto, orribile, assurdo, folle ma pur sempre un ideale) quelli che adesso tentano dopo 20-30 anni di rifarsi una vita, almeno ce l'avevano? E perché ci fa così paura sentirli parlare quando, se vogliamo, possiamo benissimo contraddirli o non ascoltarli?

mercoledì 5 agosto 2009

a me è 'a virgola che me frega


«Belìce si chiamava la valle che da Salaparuta scende fino all'acropoli di Selinunte sul Canale di Sicilia. Belìce con l'accento sulla "i". Poi venne il terremoto e la tv nazionale disse Bèlice, con quell'arretramento sulla "e" che divenne sinonimo di fallimento, e così la valle perse il nome, dopo aver già perso la memoria. Oggi, nemmeno i siciliani chiamano più il posto nel modo giusto»: è da ieri che leggo e rileggo il bell'articolo di Paolo Rumiz e, al di là dell'argomento in sé, sono queste poche righe a frullarmi in testa. Anch'io ho vissuto più di trent'anni convinto che si dicesse Bèlice e solo per un caso fortuito di lavoro ho scoperto che sbagliavo. Eppure Palermo dista appena 90 chilometri da quella zona. Potenza della tv che, per dirla con lo zio Enzo, g'avea na forsa de leun anche quarant'anni fa. Una tv che partorisce mostri come stollching, Uim Uenders e Maicol Sciumàcher, che amplifica il nulla, nasconde l'importante, pialla, livella, modella e taglia come un moderno letto di Procuste tutto ciò che non può ricondurre a mediocrità.

martedì 4 agosto 2009

w la foca


Quasi quasi mi candido per un posto da delfino.

lunedì 3 agosto 2009

stodgy monday


E alla fine è arrivato lunedì

giovedì 30 luglio 2009

28 giorni dopo


A.: Ma Elio parla degli assorbenti interni!
Dantès: Vabbè, sempre tappi sono.
A.: Mh...
Dantès: Mettiamola così, quelli interni sono come i tappi di sughero, quelli esterni sono come i tappi a corona.

mercoledì 29 luglio 2009

coincidenze


«... inciampa piuttosto che tacere
e domanda piuttosto che aspettare.
Stancami
e parlami
abbracciami
guarda dietro le mie spalle
poi racconta
e spiegami
tutto questo tempo nuovo
che arriva con te»
(Il bacio sulla bocca, Ivano Fossati)

Lo so, Benni aveva previsto tutto, ma questi versi sembrano proprio appartenerle.

martedì 28 luglio 2009

quis custodiet ipsos custodes?


Magari è una buona idea, ma a me questa cosa del call center per i reclami sui call center un po' mi fa ridere, un po' mi sa di situazione kafkiana.
- Ma precisamente, questo Kafkia, chi è?
(
Chiedimi se sono felice, Aldo, Giovanni, Giacomo, Massimo Venier)

domenica 26 luglio 2009

numerologia


Le suonerie dei quindicenni. Il moralismo delle ventenni. L'abbigliamento di un quarantenne. Centocinquanta minuti rubati. L'implacabile sincronia di due coppie di cifre inesorabilmente puntuali. Venerdì, però, mi dicono sia vicino.