mercoledì 13 ottobre 2010

sì, ma i fiori?


Di là i concerti, di qui il regno dei non luoghi. Aggiro il parcheggio a pagamento infilandomi in quello gratuito del vicino centro commerciale. Quattro passi nell'uggia ed eccoci nell'equivalente milanese uso foresteria delle Vele di Scampia. Lì gli spacciatori, qui gli spacciati. Uffici-banche-uffici-banche-uffici, edifici di cinque piani di cui solo uno o due sono abitati. Adesso non c'è nessuno ma tra un po' li vedrai, giovani zombie incravattati a metà delle loro otto ore quotidiane, alle prese con pasta e verdure strapazzati da un microonde di troppo, Mtv senza volume dagli schermi piatti, il piacere di lavorare in un ambiente così triste. Piccola città bastardo posto in cui non manca neanche un tristanzuolo asilo nido. C'è tutto. C'è così tutto che non mi stupirei se passassero lì anche la notte. Anche perché, ad arrivare in centro, se non hai la macchina ci va quasi un'ora e mezza. Eppure guardali: se potessero non lavorare, probabilmente si impiccherebbero.

lunedì 11 ottobre 2010

se moratti si occupasse di baseball comprerebbe jack clark


- Conosco tuo padre.
- Sì. Anch'io.
(The town, Ben Affleck)

Lacittacheselatira ieri era assediata dai turisti momemagnortartufo: considerata l'impossibilità di parcheggio e la mia proverbiale pazienza zero, con la coda tra le gambe la mia visione di Avati è stata rimandata a data da destinarsi. Tornando nel bdcdP ho così ripiegato sul film di Ben Affleck che, come attore è la mezzasega che sappiamo, ma come regista aveva dato soddisfazioni con un film che ingiustamente, almeno in Italia non s'era filato nessuno: Gone baby gone. Com'è quest'opera seconda? Se non fosse per il finale buonista e per l'edizione italiana che non brilla né per doppiaggio né per traduzione (ci si è persi per strada un congiuntivo e CSI Miami non si chiama Miami CSI neanche negli Usa), sono due ore discretamente ben spese tra azione, ironia e denuncia sociale. Poi ti aspetti che da un momento all'altro Pete Postlethwaite ti chieda «Te piace 'o presepe?» ma (ops, spoiler) non succederà.

venerdì 8 ottobre 2010

solo un bambino


Mentre ti aspetto in macchina, l’occhio cade sulla targa della via. Quella parola proprio non la capisco, di un cattivo gusto annacquante, molto cattolico. Sotto «Nicholas Green» dovrebbe esserci scritto bambino, vittima, innocente, sfortunato, e invece leggo benefattore. Ma un bambino di sette anni non è un benefattore. Un bambino di sette anni ha voglia di giocare, di vivere, di scoprire la vita, non di morire per sbaglio ucciso da un proiettile mafioso di merda. Eppure, benefattore. In un paese geloso anche dei suoi corpi morti, fa ancora notizia la generosità di due genitori nel rendere disponibili gli organi del figlio.

martedì 5 ottobre 2010

secondo me dio si pensa che vi parlate da soli


Lo dico? Lo dico. Per me La pecora nera è uno dei più bei film italiani del 2010. Celestini lo conoscevo di faccia e poco altro, mai visto a teatro (recupererò), spulciato in tv. Un film sul disagio mentale mi faceva pensare a una roba grama. Tratto da uno spettacolo teatrale mi faceva immaginare una regia piatta di una roba grama. Nulla di tutto questo. Perché il film funziona, anche con la voce fuori campo, anche con i flashback continui. Celestini si muove come supermariobros in mezzo a tutti i pericoli di un'opera prima che parla di disagio mentale ed è tratto da uno spettacolo teatrale senza cascarci mai. In sovrapprezzo, parla di cose serissime con il dono della leggerezza. Tirabassi, ha ragione quello lì, è uno su cui si dovrebbe puntare di più.

lunedì 4 ottobre 2010

so now you put your head in your hands, oh no!


Saranno state le troppe aspettative, i troppi abbasso e alè (che invecchiando cominciano a starmi simpatici quanto le emorroidi a grappolo), sarà che amo quasi sempre i film di Christopher Nolan (a parte i vagamente soporiferi Batman), attendevo una specie di miracolo da Inception, miracolo che ahimè non è arrivato. La storia è molto bella, l'idea di partenza – pur non originalissima – è succulenta, ma dopo due ore e mezza cosa resta davvero di questa prolissa costruzione cinematografica? Davvero ci si emoziona ancora per una città che si ripiega su se stessa? E si può reggere per quasi un'ora il triplo svolgimento parallelo senza sbirciare l'orologio e sperare che il furgoncino finalmente caschi in acqua?
P.S.: sono l'unico che quando vede quell'emobietolone di Lukas Haas pensa ancora «Guarda, il bambino di Witness!»?

venerdì 1 ottobre 2010

risparmi

«Pago per le mie idee».
(Maurizio Belpietro, 1/10/2010)


Giancarlo Siani (1959-1985)

mercoledì 29 settembre 2010

’a livella


Pranzo da A., un po’ per lavoro un po’ perché le mie pentole sono ancora prigioniere delle scatole. P. cerca di coinvolgermi con i suoi problemi, io la faccio bere, finiamo per parlare sanamente di cinema. L’occhio cade sulle foto del locale. Bel b/n, ma neanche una dritta. Divertente pensare alle critiche di A. quando appesi i miei quadri in ufficio. Come si cambia per non morire. Io sono rimasto uguale, forse è meglio se mi tocco.

martedì 28 settembre 2010

living in a box


Fischiettare allegramente alle nove del mattino per me è un ossimoro, o forse un mistero degno di Giacobbo. Eppure l’uomo del gas fischietta mentre traffica, smonta, gira, volta, sigilla, «è severamente vietato eccetera». Quando sta per andare via sente la mia titubanza. «Devo…?». Un gesto della mano per dire «Nulla, ci mancherebbe». Chissà se esistono ancora quelli che gli mollano qualche euro di umiliazione («si prenda un caffè»), vorrei chiederglielo ma non capirebbe. In attesa del trasloco, faccio una microspesa e due ciance con la salumaia: scopro con sconcerto che lei e Martamarzotto (la mia nuova padrona di casa) hanno la stessa età. O lei se li porta straordinariamente bene o Martamarzotto se li porta incredibilmente male. Nel dubbio si fa l’ora. Scatole su scatole da casa al furgone, quadri incastrati (incastrati? occazzo), mobili per le scale e sull’ascensore, primo diverbio in casa nuova con vecchio odioso, scatole su scatole in soggiorno. Stracco, provo il divano mentre aspetto inutilmente un ritorno bisex di Luca Benvenuto. Mi addormento clamorosamente, forse anche un po’ sbronzo. Prosit.

domenica 26 settembre 2010

flop of the spot


- Allora seconde te Adele H. sarebbe una sfigata!
- Adele chi?
(La passione, Carlo Mazzacurati)

Diciamolo subito: certi trailer fanno solo male ai film. Metti Pupi Avati: mi rifiuto di pensare che Una sconfinata giovinezza sia una cacata epocale come promette lo spot. Così il film di Mazzacurati, a dispetto della pubblicità, non è un film comico. Non è neanche troppo una commedia. Si ridacchia qua e là, Guzzanti se tenesse sempre il personaggio sarebbe irresistibile con quella voce da doppiatore di Vincent Price, ma la cosa finisce lì. Mazzacurati vorrebbe fare un film sul cinema, su come è cambiato il rapporto tra pubblico e film, tra produttori e registi e attori e film. Ma non tutto funziona. Certo, resta la maschera di Silvio Orlando, la bellissima scena del ristorante cattiva al punto giusto, l'ottima descrizione della sacra rappresentazione, ma l'insieme, purtroppo, è un po' un'occasione mancata.

giovedì 23 settembre 2010

quando c’ho il mal di stomaco (ce l’ho io mica te)


Ho i coglioni sversi da ieri sera per tutto un susseguirsi di cose. Nessuna di grave, se non fosse che si sono presentate tutte insieme. Così, poco fa, solo per aver urlato le mie ragioni in modo colorito (…), mi hanno dato del prepotente e del maleducato. Detto da una collega stronza rompicazzo ficadilegno che pensa di avere sempre ragione e piuttosto che tornare a casa resta in ufficio ad ascoltare la radio in streaming così può anche far finta di lavorare, direi che è un complimento.